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Ora i ministri M5S non vogliono lasciare il Governo

15 Luglio 2022 | Autore:
Ora i ministri M5S non vogliono lasciare il Governo

I ministri grillini si sono impuntati: ok il mancato voto alla fiducia di ieri, ma nel caso di una verifica della maggioranza l’appoggio al Governo va dato.

Et voilà, un’altra giravolta. Il Movimento 5 Stelle cambia ancora idea. Fino a ieri era «non votiamo la fiducia al Senato per il Dl Aiuti ma continuiamo a sostenere il Governo (sempre che Draghi ci venga in contro con le richieste fatte)». Una posizione così salda da portare il premier Mario Draghi a dare le sue dimissioni, poi rigettate dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Questa mattina, poi, l’aria in casa Conte era già cambiata e, dopo il vertice di ieri sera, i pentastellati avevano dichiarato di essere tentati a non sostenere il Governo a prescindere da tutto, per non creare caos tra i loro elettori. E ora, per la terza volta in 24 ore, il M5S cambia ancora direzione, riportato coi piedi per terra dai ministri grillini attualmente in carica, che ora vogliono tenere la linea, ovvero confermare che, in caso Draghi dovesse chiedere un voto di fiducia alle Camera mercoledì, il M5S voterà a favore, negata ieri in aula solo perché sul dl aiuti l’Aventino era legato a doppio filo alla norma sull’inceneritore a Roma.

Sulla fiducia, il sostegno del Movimento deve esserci. Sarebbe questa la linea emersa nel confronto tra il leader del M5S Giuseppe Conte e i tre ministri pentastellati, Stefano Patuanelli, Federico D’Incà, Fabiana Dadone. La fiducia, ha esordito il capodelegazione Patuanelli, va votata se ci sarà una verifica di maggioranza.

Sulla stessa linea d’onda Dadone, che è sempre stata favorevole alla linea ‘governista’. Ma dei tre, racconta l’Adnkronos, è stato il titolare dei Rapporti col Parlamento Federico D’Incà il più duro, dopo aver tentato ieri invano di trovare una mediazione sul voto di fiducia al Senato. D’Incà avrebbe messo in discussione, come già nel Consiglio nazionale di ieri, la scelta dell’Aventino parlamentare che, a suo dire, «rischia di mettere in crisi il Paese in un momento delicatissimo», non nascondendo le sue preoccupazioni «per gli obiettivi europei che abbiamo davanti e che non possiamo mancare. Non si capisce il senso di questa decisione ora, dopo aver consegnato a Draghi dei punti che dovevano anche essere recepiti nel prossimo decreto di 15 miliardi» al centro del confronto con le parti sociali e atteso per la fine del mese.

Conte, come annunciato oggi, non avrebbe chiesto dimissioni anticipate alla delegazione di Governo ma, riportano le stesse fonti, le avrebbe sì sondate su questa opzione, non eliminandola dunque dal tavolo. Al netto dell’incontro di questa mattina, emerge con chiarezza nelle ultime ore la volontà di un cambio di rotta -linea dura sulla fiducia, no a Draghi a prescindere- spinta soprattutto dal timore che l’elettorato possa non capire il doppio passo sulla fiducia: prima no e poi si. Ecco perché l’unica via di fuga al vaglio dei vertici M5S potrebbe essere quella di sottoporre la questione al voto della base.



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