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Cosa rischia chi ferisce una persona?

31 Luglio 2022
Cosa rischia chi ferisce una persona?

I vari casi di lesioni lievissime, lievi, gravi e gravissime: quali sono i giorni di prognosi e qual è la pena. 

Il fatto di ferire una persona può costituire reato anche quando non c’è alcuna volontà di farle male. Il reato infatti scatta non solo quando c’è malafede (ossia il «dolo») ma anche semplice colpa. 

Così, può essere querelato chi colpisce con un pugno il vicino di casa; chi tira una pietra verso il mare ma colpisce erroneamente un bagnante; chi, perché distratto alla guida, investe un pedone che attraversa la strada; chi fa cadere un oggetto per sbaglio dal balcone; chi, durante una lite con un rivale, lo spinge ma, per un eccesso di forza, lo fa scivolare a terra procurandogli delle gravi ferite.

Il tipo di reato e l’ammontare della pena dipende dall’entità delle ferite procurate alla vittima. Vediamo allora cosa rischia chi ferisce una persona. Analizzeremo tutte le varie ipotesi partendo da quella più lieve a quella più grave. Ma procediamo con ordine. 

Cosa si rischia si se si picchia una persona?

Picchiare una persona senza però lasciarle alcun tipo di ferita integra il reato di percosse punti dall’articolo 581 del codice penale. In questo caso, la vittima non deve portare alcun tipo di conseguenza. È il caso di chi spinge un rivale, gli tira i capelli, uno schiaffo, un calcio.

Il reato scatta anche senza una verifica di un dolore fisico o di una sofferenza procurata alla vittima, essendo sufficiente l’idoneità della condotta a determinarla. Non basta quindi, per difendersi, sostenere: «non gli ho fatto nulla!».

È tuttavia richiesto il dolo, ossia la volontà di colpire la vittima. Chi, ad esempio, apra una porta senza sapere che c’è un’altra persona dietro e, per questo, gli procura un livido in fronte non risponde di alcun reato. 

La pena per il reato di percosse è la reclusione fino a sei mesi o la multa fino a 309 euro. Trattandosi però di un reato minore, il reo può usufruire della assoluzione per «particolare tenuità del fatto».

Cosa si rischia se si ferisce una persona?

Diversa è l’ipotesi in cui si ferisce una persona. Nel caso in cui la condotta violenta abbia determinato delle conseguenze fisiche o psichiche nella vittima scatta il reato di lesioni punito dall’articolo 582 del codice penale.

In questo caso la pena è proporzionata alle conseguenze procurate alla vittima determinate sulla base del referto del pronto soccorso e dei giorni di prognosi riconosciuti alla vittima: tanto più gravi sono le ferite (e quindi più lunga è la prognosi di guarigione), tanto maggiore è la sanzione. 

Esistono quattro tipi di ipotesi:

  • lesioni lievissime;
  • lesioni lievi;
  • lesioni gravi;
  • lesioni gravissime. 

Lesioni lievissime

Si tratta delle lesioni che hanno avuto, come conseguenza, una malattia giudicata guaribile in non più di 20 giorni. In tal caso, la punizione può scattare solo se c’è la querela della vittima. Se infatti questa decide di non sporgere denuncia, il colpevole non può essere processato e punito.

Se le lesioni sono dolose, ossia compiute in malafede (con la volontà e la consapevolezza di voler ferire la vittima), la pena è la reclusione da sei mesi a tre anni. Il dolo può essere “generico”: è sufficiente cioè la consapevolezza che la propria azione possa provocare danni fisici alla vittima; non occorre, al contrario, che la volontà del reo sia diretta a produrre determinate conseguenze lesive.

Se invece le lesioni sono solo colpose, scatta la reclusione fino a tre mesi o la multa fino a 309 euro.

Affinché ricorra questa ipotesi di reato non devono sussistere circostanze aggravanti come, ad esempio: l’aver procurato una malattia che metta in pericolo la vita della persona offesa, o una malattia o se il fatto produce l’indebolimento permanente di un senso o di un organo; se la persona offesa è una donna incinta e dal fatto deriva l’acceleramento del parto.

Lesioni lievi

Si tratta delle lesioni che hanno avuto, come conseguenza, una malattia di durata compresa tra i 21 e i 40 giorni. 

Anche in questo caso, come in quello precedente, se le lesioni sono dolose la pena è la reclusione da tre mesi a tre anni ma, a differenza delle lesioni lievissime, il reato è procedibile anche d’ufficio, senza che ci sia bisogno della querela della vittima. Ad esempio se un poliziotto si accorge di due persone che si picchiano per strada e una di queste si fa male tanto da andare al pronto soccorso e riportare una prognosi di almeno 20 giorni, allora deve sporgere denuncia contro il colpevole. 

Invece se le lesioni sono colpose, scatta la reclusione fino a tre mesi o la multa fino a 309 euro.

Lesioni gravi

Si tratta delle lesioni che hanno avuto, come conseguenza: 

  • una malattia di durata complessiva superiore a 40 giorni; 
  • o un indebolimento permanente di un senso o di un organo. 

La pena per le lesioni gravi dolose è costituita dalla reclusione da tre ai sette anni. Anche in questo caso il reato è procedibile d’ufficio. 

Invece, la pena per le lesioni gravi colpose è costituita dalla reclusione da uno a sei mesi o della multa da 123 euro a 619 euro. Tuttavia, se la lesione è stata procurata per violazione delle norme sulla circolazione stradale (ad esempio un incidente o l’investimento di un pedone) o sulla prevenzione degli infortuni sul lavoro la pena è reclusione da tre mesi a un anno o della multa da 500 a 2.000 euro. 

Se le lesioni gravi sono cagionate a un pubblico ufficiale in servizio di ordine pubblico o in occasione di manifestazioni sportive, la pena è della reclusione da quattro a dieci anni. 

Lesioni gravissime

Si tratta delle lesioni che hanno avuto, come conseguenza:

  • una malattia certamente o probabilmente inguaribile; 
  • la perdita di un senso (ad esempio l’udito); 
  • la perdita di un arto, o una mutilazione che renda l’arto inservibile, oppure la perdita dell’uso di un organo o della capacità di procreare, oppure una permanente e grave difficoltà della parola; 
  • la deformazione, ovvero lo sfregio permanente del viso; 
  • l’aborto di una donna. 

La pena per le lesioni gravissime dolose è la reclusione da sei a dodici anni.

La pena per le lesioni gravissime colpose è la reclusione da tre mesi a due anni o della multa da 309 euro a 1239 euro. Anche in questo caso, però, se la lesione è stata procurata per violazione delle norme sulla circolazione stradale o sulla prevenzione degli infortuni sul lavoro la pena è reclusione da tre mesi a un anno o della multa da 500 a 2.000 euro.

Se le lesioni gravissime sono cagionate a un pubblico ufficiale in servizio di ordine pubblico o in occasione di manifestazioni sportive, la pena è della reclusione da otto a sedici anni.

La pena è aumenta da un terzo alla metà, se concorre alcuna delle circostanze aggravanti previste dall’art. 576 cod. pen.; ed è aumentata fino a un terzo, se concorre alcuna delle circostanze aggravanti previste dall’art. 577 cod. pen. o se il fatto è commesso con armi o con sostanze corrosive o da persona travisata o da più persone riunite.

Il risarcimento per chi ferisce una persona

Oltre al reato e alla conseguente sanzione penale, nei casi appena indicati il reo rischia anche di dover risarcire i danni alla vittima, danni che possono essere chiesti sia nel corso del processo penale (con la costituzione di parte civile), sia con apposito giudizio civile. I danni sono commisurati anche in questo caso all’entità delle lesioni e possono essere:

  • danni patrimoniali, consistenti nel lucro cessante (ad esempio la perdita di guadagno per il periodo di guarigione) o nel danno emergente (ad esempio le cure mediche sostenne);
  • danni non patrimoniali, consistenti nel danno biologico determinato secondo le tabelle apposite (è il danno per la riduzione della funzionalità fisica del corpo o di un organo, come nel caso di ingessatura di una spalla), il danno morale (quello conseguente alla sofferenza fisica per la lesione) e il danno esistenziale (conseguente alla lesione alla vita di relazione). 


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