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Vero o Falso? È vero che con l’annullamento del matrimonio il mantenimento all’ex non è più dovuto?

Vero o Falso? Pubblicato il 31 ottobre 2014

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> Vero o Falso? Pubblicato il 31 ottobre 2014

Vero; ma con delle eccezioni.

Innanzitutto, se si è ottenuto il cosiddetto “annullamento” del matrimonio dalla Sacra Rota, è necessario che la sentenza ecclesiastica di nullità sia riconosciuta anche dallo Stato civile: a tale scopo occorre promuovere il procedimento di delibazione presso la compente Corte d’Appello [1].(Per un approfondimento sull’iter da seguire: “Come ottenere l’annullamento del matrimonio dal tribunale ecclesiastico”).

In ogni caso è possibile anche ottenere l’annullamento del matrimonio celebrato con il solo rito civile, per motivi espressamente previsti dalla legge [2] (si pensi al caso in cui esso sia stato celebrato dall’interdetto per infermità di mente).

Da tali pronunce scaturiscono effetti patrimoniali importanti, quali il venir meno degli obblighi di mantenimento verso l’altro coniuge e il diritto a percepire la pensione di reversibilità di quest’ultimo.

Ciò in quanto la dichiarazione di nullità crea una situazione giuridica per la quale è come se il matrimonio non fosse mai stato celebrato, cosicchè vengono meno anche i doveri da esso derivanti in caso di separazione e/o divorzio (come appunto quello al mantenimento).

A tale regola fanno eccezione però:

1. Il caso in cui vi sia stata la buona fede di entrambi i coniugi nel momento in cui si sono sposati (cioè gli sposi non sapevano della sussistenza di una condizione di nullità). In tale ipotesi, infatti, il Tribunale potrà stabilire che uno di essi versi all’altro un assegno periodico [3], se questi non dispone di mezzi sufficienti al proprio mantenimento.

Tale contributo economico:

– viene stabilito in proporzione alle sostanze di chi deve versarlo;

– non può durare più di 3 anni;

– cessa se il beneficiario si risposa.

2. L’ipotesi in cui il responsabiledi una delle cause di nullità(per le quali si rinvia alla lettura di questo articolo: “Matrimonio nullo per il tribunale ecclesiastico: quando?) ha agito in mala fede (cioè si sia sposato nella consapevolezza dell’esistenza di una causa di nullità): in tale caso egli dovrà versare un’indennità [4] all’altro, anche qualora non sia stato provato che quest’ultimo ha sofferto un danno. Tale indennità non dovrà essere inferiore ad una somma che possa permettere il mantenimento del beneficiario per 3 anni.

Qualora, però, l’ex si trovi in stato di bisogno e non abbia altro congiunto in grado di provvedere alle sue necessità primarie, il coniuge in mala fede dovrà versargli gli alimenti per un tempo illimitato.

E se dal matrimonio sono nati dei figli?

In tal caso, la situazione cambia radicalmente: in caso di annullamento del matrimoni, ai figli va garantita piena tutela, al pari dei figli nati fuori dal matrimonio [5].

Essi, anche in caso di matrimonio poi dichiarato nullo, sono totalmente parificati alla prole nata in costanza di matrimonio, con la conseguenza che rimane in piedi l’obbligo per ciascun genitore di contribuire al loro mantenimento.

Il giudice potrà, pertanto, stabilire la misura dell’assegno che un genitore deve versare a quello che convive con la prole (perché affidatario o collocatario).

note

[1] Art. 8 n. 2 dell’Accordo di Modifica del Concordato Lateranense del 18.02.1984 e del relativo Protocollo Addizionale, ratificato con l. n. 121/1985.

[2] Artt. 117 e ss. cod. civ.

[3] Art. 129 cod. civ.

[4] Art. 129 bis cod. civ.

[5] L. n. 219/12.

Autore immagine: 123rf com


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