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Tettoia ostacola la veduta: che fare?

20 Luglio 2022 | Autore:
Tettoia ostacola la veduta: che fare?

Se sono violate le distanze legali si può ottenere la demolizione dell’opera.

Una mattina ti svegli, apri la finestra, ti affacci dal balcone e scopri che il proprietario del negozio sottostante o dell’appartamento vicino ha realizzato una tettoia che ostacola la tua veduta: che cosa puoi fare?

Quella tettoia ti impedisce la vista della strada e oscura gran parte del panorama circostante. Ritieni che il tuo diritto di affacciarti e di godere della visuale sia stato leso, anche perché il vicino non ti ha interpellato prima di realizzare l’opera. Se ti trovi in questa situazione devi sapere che esistono delle iniziative legali e giudiziarie che ti consentono di ripristinare la situazione preesistente. Per prima cosa, però, bisogna verificare se sono state violate le distanze legali della tettoia dalla tua proprietà.

Tettoia: le distanze legali da rispettare

Il criterio della distanza legale tra le costruzioni è sancito in via generale dall’art. 872 del Codice civile, che per le violazioni edilizie (che possono essere di carattere amministrativo o penale), rimanda alle disposizioni delle «leggi speciali» [1], mentre a livello civile dispone che: «colui che per effetto della violazione ha subito danno deve esserne risarcito, salva la facoltà di chiedere la riduzione in pristino», cioè la demolizione dell’opera e il ripristino dello stato dei luoghi nelle condizioni precedenti. Questo significa che, anche se la realizzazione della tettoia era stata autorizzata dal Comune, rimane fermo l’obbligo di rispettare le distanze legali dal confine con le proprietà limitrofe ed anche sulle costruzioni in aderenza (ad esempio, una tettoia realizzata sul muro divisorio che segna il limite delle rispettive proprietà).

La costruzione di una tettoia sul muro di confine (anche quando è aperta e senza pareti di chiusura), deve rispettare la distanza legale minima dalle costruzioni del vicino, che secondo l’art.873 del Codice civile, deve essere di almeno tre metri; i regolamenti locali possono stabilire una distanza maggiore. Tuttavia, i muri di cinta (quelli con altezza inferiore a tre metri) non sono computati ai fini della distanza minima.

Ma la questione pratica di una tettoia che ostacola il diritto di veduta riguarda soprattutto la limitazione delle luci e degli affacci. Qui l’art. 907 del Codice civile stabilisce che, se un proprietario ha acquistato il diritto di avere vedute dirette sul fondo del vicino, il proprietario confinante non può fabbricare a distanza minore di tre metri. È questa, dunque, la distanza minima fondamentale da tenere come riferimento, e deve essere intesa sia in senso orizzontale e frontale, sia in direzione laterale, obliqua e sottostante, ad esempio tra il piano di sopra e il piano di sotto di un edificio.

Tettoia ostacola la veduta: quali rimedi?

Secondo la giurisprudenza della Cassazione [2], ai fini civili, anche una tettoia rientra nella nozione di «costruzione»,  in quanto, nonostante la sua precarietà, può risultare «idonea a costituire turbativa del possesso della veduta come in precedenza esercitata dal titolare del diritto».

Pertanto, se una tettoia ostacola la veduta e non rispetta le distanze legali, il proprietario leso può reagire esercitando, presso il giudice civile del tribunale competente e con l’assistenza di un avvocato, un’apposita azione giudiziaria, che l’art. 1170 del Codice civile definisce «azione di manutenzione del possesso». Il risultato di questa azione è l’ordine del giudice di rimozione della tettoia costruita in violazione delle distanze minime.

Applicando questo rimedio, una recente ordinanza del tribunale di Termini Imerese [3] ha disposto, accogliendo il ricorso di un proprietario, la demolizione di una tettoia in legno collocata da una banca al piano terra, essendo risultata la violazione della distanza legale minima di tre metri dall’unità immobiliare sovrastante. I giudici siciliani hanno sottolineato che l’azione è esperibile dal possessore anche se non è «l’effettivo titolare della proprietà o di altro diritto reale», perché l’azione di manutenzione serve a tutelare il possessore legittimo e di buona fede da ogni atto di privazione o molestia del suo possesso legittimamente esercitato. In particolare, l’azione di manutenzione è riconosciuta in favore di chi sia stato molestato nel possesso di un’immobile «se il possesso dura da oltre un anno, è continuo, pacifico e non interrotto, e non è stato acquistato violentemente o clandestinamente» (se il possesso era stato acquistato in modo violento o clandestino, l’azione può comunque esercitarsi, ma solo dopo che è decorso un anno dal giorno in cui la violenza o la clandestinità è cessata).

Approfondimenti


note

[1] D.P.R. n. 380/2001.

[2] Cass. sent. n. 21501/2007.

[3] Trib. Termini Imerese, ord. n. 386/22 del 18.06.2022.


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