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Miscellanea Fitti in nero: la GdF invia il questionario agli studenti universitari per email

Miscellanea Pubblicato il 1 novembre 2014

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> Miscellanea Pubblicato il 1 novembre 2014

Studenti fuori sede: l’autocertificazione inviata dalla Guardia di Finanza per scovare le locazioni non registrate e non dichiarate al fisco.

Già da tempo il fisco ha dichiarato guerra agli affitti in nero. E poiché, in gran parte dei casi, si tratta di abitazioni destinate a studenti universitari, la tecnica migliore per stanare il “non dichiarato” è bussare proprio alle porte dei ragazzi.

La Cassazione ha di recente chiarito [1] che le dichiarazioni degli inquilini, acquisite dalla Guardia di Finanza, sono indizio rilevante per l’accertamento del reddito del padrone di casa (leggi “Ora la Guardia di finanza bussa agli inquilini”). E allora, l’amministrazione si sta adeguando di conseguenza. Ed ecco cosa sta succedendo.

In questi giorni, migliaia di studenti fuori sede hanno ricevuto una email sull’indirizzo di posta ufficiale dichiarato all’università con la quale la Guardia di finanza, in collaborazione con l’Università e/o il Centro Residenziale, ha inviato un insolito questionario. L’allegato esordisce pressappoco così:

Questo Nucleo di Polizia Tributaria ha in corso un’attività di servizio a contrasto dei c.d. “affitti in nero” a studenti universitari, con evasione dei redditi derivanti dalle locazioni immobiliari e dalla relativa imposta di registro (dPR n. 131/86 e dPR n. 917/86).

 

L’incrocio dei dati forniti dall’Università degli Studi di… con i dati presenti nelle banche dati in uso al Corpo ha evidenziato che negli anni…. La S.V. è stata domiciliata in …. o comunque in Comuni vicino all’Università.

 

Alla luce di quanto sopra si prega di voler fornire i dati e le notizie richieste con l’allegato questionario restituendo il tutto debitamente compilato entro e non oltre il ventesimo giorno dalla ricezione dello stesso.

 

Al fine di poter fornire utili informazioni al riguardo e per la consegna del questionario sopra richiamato, militari di questo nucleo di P.T. saranno presenti presso gli uffici del Centro Direzionale a partire da….”.

*** clicca per ingrandire ***

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Il questionario poi prosegue con una serie di pagine in cui, per ciascun anno, viene chiesto allo studente il luogo di ubicazione dell’immobile preso in affitto, la via, il nome del padrone di casa, il canone di locazione pagato mensilmente, la forma di pagamento utilizzata, la specificazione se il contratto è stato regolarmente registrato o meno.

Che succede allo studente se non risponde?

Il destinatario del questionario, comunque risponda, non sarà considerato responsabile per l’eventuale accertamento dell’affitto in nero. Quindi non subirà alcuna sanzione amministrativa o tributaria per l’evasione fiscale accertata nei confronti del padrone di casa.

Tuttavia, se lo studente non risponde, incorre in una sanzione amministrativa – derivante dalla mancata collaborazione con le autorità – che va da 258 a 2065 euro.

Ovviamente, il destinatario potrà anche rispondere di non aver mai preso in affitto alcun immobile e di essere stato ospitato da parenti, amici o di aver fatto “il pendolare”. In ogni caso la risposta è sempre obbligatoria. Purché, ovviamente, non si tratti di una menzogna.

La questione della mail ordinaria

Qualcuno ha pensato a una bufala o a uno scherzo perché il questionario è arrivato con email normale e non con posta elettronica certificata. Il problema, infatti, per la G.d.F. sarà dimostrare, in assenza di risposta dello studente, che quest’ultimo abbia effettivamente ricevuto il messaggio. Spieghiamoci meglio.

La posta elettronica ordinaria – quella che tutti chiamiamo email – non dà al mittente – in base alla nostra legge – alcuna prova legale né del ricevimento del messaggio da parte del destinatario, né tantomeno della data di ricevimento dello stesso. Con la conseguenza che la sanzione minacciata dalla G.d.F. (mancata risposta entro 20 giorni) sarà totalmente impugnabile e contestabile perché nessuno potrà dimostrare da quando decorrono i 20 giorni e quando scadono. Ma soprattutto il fisco non potrà provare che la mail sia stata effettivamente spedita e ricevuta.

Diverso sarebbe stato il discorso se la comunicazione fosse stata spedita con posta elettronica certificata ad un altro indirizzo di posta elettronica certificata (cosiddetta PEC). In tal caso, infatti, quella che volgarmente viene detta “mail legale” offre la piena prova – al pari di una raccomandata ar – della consegna del messaggio.

Che la guardia di finanza ignori la legge? O ci starebbe solo “provando”? Siamo certi che le lettere non sono una bufala, ma quantomeno evidenziano una scarsa serietà da parte di chi le ha spedite.

Insomma, sebbene il primo pensiero potrebbe giustamente essere quello che la Finanza si sia presa gioco degli studenti, ci vien di pensare che si tratti di una scarsissima conoscenza, da parte della stessa amministrazione, degli strumenti telematici, amministrazione che – lo ricordiamo – con le recenti modifiche legislative dovrebbe già essere altamente informatizzata ed esperta. Ma, evidentemente, il codice dell’amministrazione digitale è qualcosa che si fa studiare solo sui libri dell’università. E che quindi, oggi, saranno gli stessi studenti a ricordare alla G.d.F.

note

[1] Cass. sent. n. 16223/2014.

Autore immagine: 123rf com


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1 Commento

  1. e se non trovo il contratto cosa succede, visto che non posso allegarlo? io ho un appunto, firmato dal proprietario, con la data di registrazione e il numero del contratto… -.-

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