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La fine del Governo Draghi dopo il voto al Senato

20 Luglio 2022 | Autore:
La fine del Governo Draghi dopo il voto al Senato

Sono 95 i senatori che hanno votato la fiducia al Governo Draghi, non abbastanza per proseguire questa esperienza di Governo in maniera stabile. 

Non c’è più una maggioranza sufficiente al Governo. Dei 192 presenti, i senatori che hanno votato la fiducia sono stati 133, di cui favorevoli 95, contrari 38 e astenuti 0. Alla fine, meno di 100 senatori hanno votato la fiducia al Governo Draghi.

È stata una giornata lunga, intensa e sorprendente per molti aspetti, intrisa di buoni propositi e speranze disattese. È iniziata alle 9.30 di questa mattina, quando il presidente del Consiglio Mario Draghi ha esposto al Senato le motivazioni che lo hanno portato a dare alla sua maggioranza una seconda chance, la possibilità di tornare a lavorare uniti per altri otto mesi a patto di farlo seriamente e con responsabilità, pur bacchettando i partiti per non aver compiuto diligentemente il loro lavoro puntando a mire personalistiche, come se la campagna elettorale fosse iniziata da tempo, ancor prima della prospettata crisi di Governo.

Dopo il duro e schietto discorso di Draghi si sono susseguite le dichiarazioni dei partiti, che hanno preceduto prima la replica del premier e poi le conclusioni dei capi gruppo. Infine, è arrivata più pesante che mai questa votazione così aspettata e, al contempo, inattesa.

Alla prima chiama il centrodestra unito, eccezion fatta per qualche senatore dissenziente (come Andrea Cangini di Forza Italia), è uscito dall’aula per non votare la fiducia al Governo, a differenza del Movimento 5 Stelle che, pur non votando, è rimasto per consentire al Senato di raggiungere il numero necessario per la validità della votazione. Alla seconda chiama, i senatori assenti e non votanti hanno continuato sulla loro strada, affossando così ufficialmente il Governo Draghi in Senato.

Gli appelli fatti oggi in Aula e quelli dei giorni scorsi portati avanti da cittadini, associazioni e sindaci non sono stati sufficientemente convincenti. Da un lato non hanno smosso Draghi dalla volontà di avere la stessa maggioranza che lo sosteneva fino a due settimane fa, dall’altra non hanno convinto i parlamentari di destra e pentastellati a smuoversi ciascuno dalle proprie posizioni per trovare un accordo che potesse tenere in piedi per altri pochi mesi questa maggioranza.

Non ci sarà un Draghi bis, niente maggioranza senza i 5 Stelle, niente più larghe intese. Questo Governo finisce qui. Domattina, Mario Draghi salirà al Quirinale dal presidente della Repubblica Mattarella, che anche questa volta le ha provate tutte per fare il bene dell’Italia.

Fino a che non ci saranno le dimissioni formali, il percorso della verifica di Governo però paradossalmente non cambia. Quindi, com’era stato già programmato, domani alle ore 9 inizierà alla Camera la discussione generale sulle comunicazioni del presidente del Consiglio, Mario Draghi. Non è previsto l’intervento di Draghi, che ieri ha depositato a Montecitorio il discorso letto a palazzo Madama.

Oggi, per la terza volta in questa legislatura, nessuno ha risposto per tempo all’appello degli italiani, rivolto per bocca di Draghi ai senatori questa mattina, “Siete pronti?”.
La risposta è arrivata forte e chiara.



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