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Lo sai che? Separazione e mantenimento: come valutare il tenore di vita goduto durante il matrimonio

Lo sai che? Pubblicato il 2 novembre 2014

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> Lo sai che? Pubblicato il 2 novembre 2014

Incide anche l’attuale disparità di posizioni economiche tra i coniugi.

Con la separazione dei coniugi, il giudice dispone l’obbligo, per chi dei due sta meglio economicamente, di versare, in favore dell’altro, un contributo periodico, comunemente detto assegno di mantenimento. La finalità di tale impegno giuridico è quella di garantire al coniuge economicamente più debole – così recita la legge – lo stesso tenore di vita goduto durante la convivenza matrimoniale (ovviamente nei limiti del possibile del reddito e delle nuove spese dell’ex, come per esempio, l’affitto per un nuovo alloggio dove andare a vivere).

Ma come si fa a valutare il tenore di vita goduto durante il matrimonio? Rispondere a questa domanda è determinante perché da ciò può dipendere, in gran parte, l’ammontare dell’assegno di mantenimento.

Secondo una recente ordinanza della Cassazione [1], indice di tale tenore può essere anche l’attuale disparità di posizioni economiche tra i coniugi, ossia quella registrata dopo la separazione.

La Corte, in particolare, ha ricordato che l’assegno deve tendere al mantenimento del tenore di vita goduto dal coniuge durante la convivenza matrimoniale, anche se indice del predetto tenore di vita può essere l’attuale disparità di posizioni economiche tra i coniugi.

 

Così, se dopo la separazione, il patrimonio di lui è decisamente scarso, ben potrebbe essere che, durante il matrimonio, la donna non abbia goduto di un tenore di vita particolarmente elevato, ragion per cui quest’ultima non potrà chiedere un assegno di mantenimento superiore alle effettive possibilità economiche attuali dell’ex.

Del resto, conclude la Cassazione, le condizioni economiche delle parti vanno considerate in concreto e non sulla base di una valutazione probabilistica [3].

note

[1] Cass. ord. n. 23088/14 del 30.10.2014.

[2] Cass. sent. n. 2156/2010.

[3] Cass. sent. n. 7117/2006.

Autore immagine: 123rf com


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