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Cosa succede quando la Bce aumenta i tassi di interesse?

21 Luglio 2022 | Autore:
Cosa succede quando la Bce aumenta i tassi di interesse?

Cosa comporta l’aumento del costo del denaro per le famiglie italiane; quali sono le conseguenze per chi deve chiedere un mutuo o investire i propri risparmi.

I tassi di interesse misurano il costo del denaro per le imprese e per i consumatori. Cosa succede quando salgono i tassi di interesse? L’aumento impatta direttamente sui mutui, sui finanziamenti ed anche sui risparmi, perché il saggio di interesse è collegato all’andamento dell’inflazione che, come si sa, quando sale rende tutti più poveri. In estrema sintesi, con la crescita dei tassi di interesse conviene meno indebitarsi e conviene di più investire in impieghi del denaro più remunerativi dei precedenti. Questo vale sia per le famiglie sia per le banche e le grandi imprese.

Chi decide i tassi di interesse?

In Europa, i tassi di interesse sono decisi dalla Bce, la Banca centrale europea. Questo istituto ha il compito di garantire la stabilità monetaria in tutti i Paesi membri, e le sue funzioni sono analoghe a quelle svolte dalla Fed negli Stati Uniti d’America. La Bce periodicamente si riunisce e decide, in relazione all’andamento dell’economia, se adottare una politica espansiva, abbassando i tassi di interesse, oppure restrittiva, cioè innalzandoli rispetto ai livelli precedenti.

Cosa comporta la variazione dei tassi di interesse?

I tassi di interesse ufficiali stabiliti dalla Bce rappresentano la soglia di riferimento del costo del denaro che tutte le banche prendono continuamente a prestito dalla banca centrale del proprio Stato, per poi immetterlo nel circuito economico, ad esempio concedendo finanziamenti alle imprese o mutui ipotecari alle famiglie per finanziare l’acquisto di immobili.

La possibilità di manovrare i tassi di interesse, al rialzo o al ribasso, è una grossa arma per governare l’economia: se il denaro costa di più alle banche, esse trasferiranno questo maggior costo sui propri clienti. In sostanza, i mutui e i finanziamenti saranno più cari, e dovranno essere rimborsati a prezzi più elevati. Il contrario avviene quando, invece, il denaro costa poco: in quel momento, gli investimenti sono più convenienti ed è più molto facile ricorrere al debito, ottenendo denaro in prestito ad un basso costo di rimborso.

Qual è l’andamento dei tassi di interesse?

Negli scorsi anni, il costo del denaro era sceso ai minimi storici e dal 2016 in poi si era quasi completamente azzerato. In qualche occasione si era assistito, addirittura, a tassi d’interesse negativi sui depositi ed i conti correnti (che sono agganciati al tasso di interesse base stabilito dalla Bce). Dal 2022, le cose sono cambiate e, a poco a poco, dopo la pandemia di Covid-19, le banche centrali hanno fatto risalire i tassi di interesse. Questo perché nel giro di un anno l’inflazione è più che quadruplicata: prima era sotto il 2%, adesso supera l’8% su base annua.

Nel 2022, le tensioni internazionali provocate dalla guerra in Ucraina e dal maggior costo delle materie prime (petrolio, gas, metalli, minerali, ecc.) hanno determinato spinte inflazionistiche, che le banche centrali hanno cercato di neutralizzare intervenendo proprio sui tassi di interesse. L’inflazione comporta, com’è noto, un aumento generalizzato dei prezzi dei beni di consumo. Nel 2022, il tasso di inflazione in Italia ha raggiunto livelli galoppanti che non si vedevano dagli anni Ottanta del secolo scorso.

Questo fenomeno è giudicato preoccupante perché si riflette negativamente sugli investimenti, sui consumi ed anche sull’occupazione: infatti la forza lavoro rappresenta un costo, in termini di stipendi e salari, per le imprese che assumono i dipendenti. Così la Bce in Europa (come la Fed in America) sta cercando di controllare l’inflazione attraverso il progressivo aumento dei tassi di interesse. È uno strumento che, secondo la scienza economica, risulta molto efficace: se il denaro costa di più, i consumatori tendono a conservarlo, anziché a farlo circolare, investendolo o spendendolo, come avviene nei periodi di tassi di interesse molto bassi, e questo aiuta a spegnere le fiammate inflazionistiche.

Aumento dei tassi di interesse: quali conseguenze?

L’aumento dei tassi di interesse si ripercuote direttamente sui tassi praticati per i mutui ed i finanziamenti, che diventano molto più costosi rispetto al passato. Questo fenomeno riguarda sia le famiglie che decidono adesso di sottoscrivere un nuovo mutuo, e pagheranno molto di più rispetto a chi lo aveva fatto un anno fa, sia chi lo aveva già contratto in passato, se la formula era a tasso variabile: in questo caso, gli interessi sono direttamente agganciati all’evolversi del costo del denaro nel periodo di rimborso, e così le rate da pagare (che incorporano la quota degli interessi sul capitale da restituire) diventano più care. Solo la formula del mutuo a tasso fisso protegge dalle variazioni successive dei tassi di interesse.

Anche la collettività risente dell’aumento dei tassi di interesse, perché ciò comporta un aumento del costo del debito pubblico. Infatti lo Stato, per finanziarsi, emette periodicamente dei titoli, come i Btp Italia, e se i tassi di riferimento salgono dovrà pagare nei prossimi anni una cedola maggiore agli investitori. I risparmiatori possono ottenere un beneficio da questo fenomeno, perché aumenta il loro flusso cedolare incassato sugli investimenti in titoli di Stato ed obbligazionari (anche le obbligazioni emesse dalle società private o dalle banche sono indirettamente agganciate ai tassi di interesse ufficiali stabiliti dalla Bce). Tuttavia, chi ha in portafoglio titoli acquistati in passato ad un tasso di interesse più basso subisce una perdita di valore in conto capitale: quei titoli oggi valgono di meno perché è possibile acquistarne di nuovi, che pagano un tasso di interesse più elevato dei  precedenti.



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