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No legittima difesa per chi usa un coltello contro un attacco a mani nude

3 Novembre 2014


No legittima difesa per chi usa un coltello contro un attacco a mani nude

> Diritto e Fisco Pubblicato il 3 Novembre 2014



Solo il serio e oggettivo pericolo di vita scrimina dall’uso delle armi: non c’è infatti proporzione tra offesa e reazione.

 

Un tale ti vuole aggredire con calci e pugni? Sei più debole di lui per forza e corporatura e, quindi, ritenendo di soccombere, preferisci difenderti con un’arma come un coltellino a serramanico? Attento: anche se tu sei la vittima dell’aggressione non puoi invocare la legittima difesa. Con la conseguenza che, se procurerai un danno fisico al tuo aggressore, ne risponderai penalmente.

Ciò perché, secondo una recente sentenza della Cassazione [1], la legittima difesa va considerata solo l’ultima spiaggia delle possibilità che ha la vittima di proteggersi. Pertanto, se l’aggressore è a mani nude, ben ci si può allontanare dal luogo dell’aggressione, eventualmente scappando.

Ci deve essere sempre una proporzione tra azione e reazione, tra i mezzi usati e quelli disponibili. Pertanto, nonostante la robusta corporatura dell’aggressore, la minaccia di pesanti calci e pugni non legittimava l’uso del coltello. A meno che dall’aggressione, benché a mani nude, ne possa derivare un serio e oggettivo pericolo di vita a seguito delle percosse.

E se sei un tipo ansioso e facile da intimorire?

Ci dispiace per te, ma il tuo stato d’ansia e la tua fobia di “prenderle di santa ragione” non potranno scusarti dall’uso dell’arma. Salvo che tu riesca a produrre al giudice un certificato medico in cui venga ufficialmente attestata una patologia ufficiale e stabile.

Ricorda infatti la Suprema Corte: un semplice quadro clinico del soggetto aggredito caratterizzato da stato d’ansia, ma in cui sono assenti malattie mentali, infermità o disturbi di personalità che, in concreto, possano incidere sulla sua capacità di intendere e di volere, compromettendola del tutto o grandemente scemandola, non possono essere prese in considerazione dalla nostra legge penale.

Dunque, l’accoltellamento nei confronti del proprio aggressore ha un carattere del tutto sproporzionato rispetto all’offesa paventata, poiché l’agente usa un’arma letale per respingere un eventuale attacco portato a mani nude, cui avrebbe potuto rispondere con la semplice forza fisica o lasciando il luogo. Sempre che, ovviamente, non vi sia prova che l’aggredito possa correre un serio pericolo di vita.

note

[1] Cass. sent. n. 44976/14 del 29.10.2014.

Autore immagine: 123rf com


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1 Commento

  1. Il problema è che probabilmente te ne accorgi quando è tardi che ti sta uccidendo a calci e pugni.

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