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La madre può impedire ai figli di fare le vacanze col padre?

26 Luglio 2022 | Autore:
La madre può impedire ai figli di fare le vacanze col padre?

Il genitore che ostacola il diritto di visita dell’ex commette reato: può essere denunciato e può anche perdere l’affido della prole.

Quando i genitori si separano, bisogna decidere con chi resteranno i figli. L’affidamento può essere stabilito dal giudice oppure direttamente da mamma e papà, se c’è accordo tra i due. Quando non si trova un’intesa, allora non resta che affidarsi alla scelta del magistrato, il quale in genere premia maggiormente la madre per via del ruolo fondamentale che riveste per l’educazione della prole, soprattutto se questa si trova ancora in tenera età. Con questo articolo risponderemo, tra le altre, anche alla seguente domanda: la madre può impedire ai figli di fare le vacanze col padre?

Secondo la Corte di Cassazione, il genitore che ostacola il diritto di visita dell’ex commette reato, con conseguenze potenzialmente catastrofiche: non solo la denuncia penale ma anche la perdita dell’affido della prole. Ma c’è di più: il genitore collocatario non può nemmeno rendersi irreperibile oppure cambiare residenza senza dire nulla all’altro, pena il reato di sottrazione di minore. Se l’argomento ti interessa e vuoi saperne di più, prosegui nella lettura: vedremo insieme cosa succede se la madre può impedire ai figli di fare le vacanze col padre.

Affido dei figli: cos’è?

Quando la coppia si divide, i figli minori dovranno continuare a vivere con un genitore, in genere quello che rimane nella casa in cui sono nati e cresciuti.

Ciò non significa che l’altro non possa più vederli o tenerli con sé: al contrario, come si vedrà a breve, la legge predilige l’affido condiviso rispetto a quello esclusivo.

Affido condiviso: cos’è e come funziona?

L’affido condiviso prevede che, in caso di separazione dei coniugi, i figli minori continuino a frequentare entrambi i genitori.

Per legge, in primo luogo, il giudice deve sempre prendere in considerazione la possibilità che i figli minori restino affidati a entrambi i genitori; solo in alternativa deve stabilire a quale di essi debbano essere affidati, determinando i tempi e le modalità della loro presenza presso ciascun genitore.

Insomma: l’affido condiviso deve sempre essere la prima scelta; solo quando non è possibile procedervi, ad esempio perché uno dei genitori vive troppo distante oppure perché è totalmente inadatto ad accudire la prole, allora il giudice potrà optare per l’affido esclusivo a un solo genitore, con la possibilità per l’altro di fare visita e di poter trascorrere del tempo solo nei periodi prestabiliti (ad esempio, durante le vacanze estive, ecc.).

Collocazione paritaria e collocazione prevalente: cosa significa?

Quando l’affido condiviso è strutturato in maniera tale da suddividere equamente il tempo che i figli trascorreranno con l’uno e con l’altro genitore, si parla di affido condiviso con collocazione paritaria. Si pensi a due coniugi che decidono di tenere i bambini metà mese ciascuno, oppure a giorni alterni.

La divisione perfettamente uguale del tempo da trascorrere con la prole è tuttavia difficile da attuare per molte ragioni, come ad esempio per via dei diversi impegni lavorativi che i genitori possono avere, della distanza tra le abitazioni, ovvero semplicemente per la necessità di evitare ai bambini il trauma di dover cambiare continuamente abitazione.

Soprattutto in presenza di figli molto piccoli, l’affido condiviso di tipo paritario potrebbe essere destabilizzante.

Ecco perché, il più delle volte, l’affido condiviso avviene con collocazione prevalente presso uno dei coniugi, in genere presso colui che ha avuto l’assegnazione della casa familiare.

Secondo questa particolare modalità di affido condiviso, il genitore collocatario vivrà nella casa familiare con la prole, la quale però dovrà trascorrere del tempo anche con l’altro genitore, secondo la calendarizzazione stabilita dal giudice oppure concordemente tra le parti (in caso di separazione consensuale).

In pratica, per non minare la serenità dei figli minori, il giudice (così come le parti, nel caso di separazione consensuale) può stabilire che la prole abbia la residenza prevalente presso un solo genitore, mentre l’altro continuerà a conservare il diritto di fare visita e di tenere con sé i figli secondo il calendario stabilito.

Genitore ostacola il diritto di visita: è reato?

Il genitore che, volontariamente, ostacola il diritto di visita dell’ex impedendogli di vedere i figli rischia di essere denunciato penalmente.

Secondo la Cassazione [1], il genitore che ha in custodia i figli e che fa di tutto per impedire all’altro di passare del tempo con i figli commette il reato di mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice [2].

Il delitto scatta se il genitore, volontariamente, non dà attuazione al calendario delle visite predisposto dal giudice. Si pensi alla madre che, pur di sottrarre il figlio al padre, finga di non essere in casa oppure non risponde al telefono.

C’è anche chi cambia del tutto residenza senza dire nulla, portando con sé il figlio in affido: in casi del genere, può scattare il più grave reato di sottrazione di minorenne [3].

Le conseguenze di una condotta di questo tipo sono anche civili: il genitore che impedisce all’altro di stare con i figli rischia di perdere l’affido.

Madre può impedire ai figli di fare le vacanze col padre?

Secondo la Corte di Cassazione [4], scatta il reato se la madre impedisce all’ex di passare le vacanze con i figli, dando così dimostrazione di considerare i bambini una proprietà esclusiva.

Nel caso di specie, la donna si era resa volontariamente irreperibile per ostacolare il diritto di visita del proprio ex marito e, nello specifico, per impedirgli di prendere i bambini e portarli con sé in vacanza, come stabilito dal giudice.

Secondo la Cassazione, una condotta del genere è molto grave, tanto da non poter essere “perdonata” con l’esclusione della punibilità per tenuità del fatto né da meritare uno sconto di pena con la concessione delle attenuanti generiche.


note

[1] Cass., sent. n. 28401 del 19 luglio 2022.

[2] Art. 388 cod. pen.

[3] Art. 574 cod. pen.

[1] Cass., sent. n. 28980 del 21 luglio 2022.

Autore immagine: depositphotos.com


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