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Putin ride in faccia alla fame: quale sarà il prossimo passo?

23 Luglio 2022 | Autore:
Putin ride in faccia alla fame: quale sarà il prossimo passo?

Nemmeno 24 ore dopo l’accordo sul grano ucraino, la Russia bombarda il porto di Odessa, da cui doveva partire uno dei carichi. Per Mosca, credibilità zero.

Firmare un accordo per sbloccare il grano ucraino oggi e bombardaci sopra domani e come sposarsi oggi e andare a letto domani con la migliore amica della moglie. Non conosciamo con certezza il grado di fedeltà coniugale di Vladimir Putin, nel senso che si fa fatica a stargli dietro sul numero di mogli e amanti dichiarate. Figuriamoci su quelle non dichiarate. Ma, se a qualcuno rimaneva ancora il dubbio, ora sappiamo il suo grado di fedeltà ai patti sottoscritti dai suoi chierichetti in nome della madre patria russa, cioè nel nome dello stesso Putin.

La cronaca ci dice che nemmeno 24 ore dopo aver siglato con il Governo di Kiev l’accordo per sbloccare l’export del grano ucraino, grazie alla mediazione dell’Onu e della Turchia, l’esercito di Mosca ha sganciato una manciata di missili sul porto di Odessa, cioè su uno dei tre porti ucraini da cui doveva partire grano che, secondo il presidente turco Tayyip Erdogan (nella foto con Putin), avrebbe «scongiurato il rischio di una crisi alimentare nel mondo». Va da sé che l’accordo sottoscritto il giorno prima prevedeva l’impegno della Russia a non colpire i porti da cui sarebbe partito il grano. Si sa che tutti i contratti hanno una parte scritta in lettera piccola: questo impegno di Mosca, a quanto pare, era contenuto in quei paragrafi e Putin, sicuramente, non aveva tempo per cercare gli occhiali.

A differenza della Turchia, che mentre l’inchiostro della firma sull’accordo era ancora fresco si era precipitata a prendersene i meriti, l’Onu ha subito condannato «in modo inequivocabile» la violazione del patto da parte della Russia. Per il segretario generale del Palazzo di Vetro, Antonio Guterres, «la piena attuazione dell’accordo da parte della Federazione russa, di Ucraina e Turchia è imperativa».

Parole dure anche da Bruxelles. L’Alto rappresentante dell’Unione europea per la politica estera, Josep Borrell, si affida a Twitter per cinguettare che «colpire un obiettivo cruciale per l’esportazione di grano il giorno dopo la firma degli accordi di Istanbul è particolarmente riprovevole e dimostra ancora una volta il totale disprezzo della Russia per il diritto e gli impegni internazionali».

Borrell ha centrato il punto: «Disprezzo per il diritto e gli impegni internazionali». Quale affidabilità può avere adesso Putin, nel caso gliene fosse rimasta qualche briciola dopo l’accordo sul grano? Quale sarà la prossima mossa per dire al mondo che si sta prendendo gioco dei nemici e dei mezzi amici (leggi Turchia) così come – vai a sapere – un domani lo farà con gli amici di comodo (leggi Cina e Iran)?

Parliamoci chiaro: se un domani Putin dicesse che vuole firmare un trattato di pace, la sua credibilità sarebbe pari a zero dopo che, bombardando il porto di Odessa e fregandosene altamente degli accordi sull’export del grano che tutto il mondo aspettava, lo si può immaginare mentre ride guardando in faccia la fame altrui. Quanto ci metterebbe il presidente russo a ripetere quello che oggi l’ambasciata ucraina ad Ankara ha definito «uno sputo in faccia al segretario generale dell’Onu e al presidente turco»?

Diventa più difficile, ora, sedersi a un tavolo per negoziare con i chierichetti del Cremlino, visto che raggiungere un accordo con loro o non raggiungerlo produce gli stessi effetti. Meglio camminare con la schiena attaccata al muro per non voltare mai le spalle al nemico. Meglio evitare che il marito appena sposato incroci, anche per puro caso, la migliore amica della moglie.



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