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Annullare il fermo auto per auto di lavoro e altri vizi

3 novembre 2014


Annullare il fermo auto per auto di lavoro e altri vizi

> Diritto e Fisco Pubblicato il 3 novembre 2014



Errori di invio e vizi formali: tutti i casi in cui ci si può opporre e fare ricorso contro le ganasce fiscali.

 

Il decreto del Fare, approvato l’anno scorso, ha consentito al debitore di Equitalia di chiedere la cancellazione o la sospensione del fermo auto in tutti i casi in cui l’auto venga utilizzata come strumento indispensabile per l’attività lavorativa. In realtà, la stessa possibilità deve considerarsi estesa – per interpretazione giurisprudenziale – anche a tutti i casi in cui il mezzo serva per esigenze legate alla tutela della salute e della vita (si pensi al caso dell’unico figlio che, con l’auto, deve accompagnare la madre rimasta vedova a eseguire cure chemioterapiche).

La procedura con cui viene iscritto il fermo

Dopo 60 giorni dalla notifica della cartella di pagamento o almeno 90 giorni dalla notifica dell’accertamento esecutivo, senza che il contribuente abbia provveduto al versamento delle somme contestate, a prescindere dall’entità del credito tutelato, Equitalia deve notificare al debitore un preavviso di fermo, con cui lo avvisa che, in mancanza del pagamento delle somme dovute entro 30 giorni, sarà eseguito il fermo, senza necessità di ulteriore comunicazione.

Quando conviene opporsi

Non c’è bisogno di attendere l’iscrizione del fermo per opporsi. Il debitore, infatti, può agire in “via preventiva” anche già alla notifica del preavviso di fermo. Per esempio: nel caso in cui la pretesa si fondi su cartelle prescritte, egli potrà già depositare presso Equitalia una istanza di sospensione della misura cautelare in attesa di valutare la contestazione del contribuente.

Oppure potrà fare immediatamente presente, agli sportelli di Equitalia, che il mezzo serve per l’attività lavorativa. Se Equitalia non risponde nei termini, per scongiurare il rischio del fermo è possibile ricorrere al Giudice,chiedendo l’immediata sospensione del preavviso, prima ancora dell’udienza di comparizione delle parti.

Si può bloccare il fermo anche presentando, presso gli sportelli di Equitalia, una istanza di rateizzazione del debito portato in cartella esattoriale.

Come dimostrare che il bene serve per il lavoro

Come dimostrare che il bene mobile è strumentale all’attività di impresa o della professione? Il contribuente potrà innanzitutto esibire i libri contabili, ma potrà anche indicare le effettive esigenze operative che il bene soddisfa.

Di norma, il ricorso al Giudice di Pace (al tribunale per cartelle superiori a 5mila euro) dà maggiori garanzie di imparzialità e competenza.

 

Quando il fermo è illegittimo

La possibilità di adottare il fermo è lasciata alla discrezionalità di Equitalia, ma la sua legittimità è subordinata ad una serie di requisiti, quali:

– decorso di 60 giorni dalla notifica della cartella di pagamento o di 90 giorni dalla notifica dell’accertamento “esecutivo” senza che il contribuente abbia pagato;

– previa e regolare notifica della cartella di pagamento o dell’accertamento “esecutivo”;

– corretta notifica del preavviso di fermo amministrativo per invitare il contribuente debitore a mettersi in regola nei successivi 30 giorni.

Le contromosse

Una volta iscritto il fermo, si potrebbe contestarne la legittimità in caso di omessa notifica della cartella o dell’avviso di accertamento (cosiddetto “atto presupposto”). O, ancora, si potrebbe eccepire l’illegittimità del fermo se la cartella di pagamento è stata annullata o se è stata ottenuta la dilazione delle somme iscritte a ruolo ed è stata pagata la prima rata.

Inoltre, il fermo amministrativo potrebbe essere censurato anche se, ad esempio, non c’è nell’atto di fermo una parte di motivazione, o non sia stato indicato il responsabile del procedimento.

Al verificarsi, dunque, anche solo di una di queste circostanze, il contribuente può, entro massimo 60 giorni, impugnare il provvedimento di iscrizione del fermo dinanzi alla giurisdizione tributaria (commissioni tributarie), se il credito tutelato è di natura tributaria o dinanzi al giudice ordinaria, se i debiti riguardano, ad esempio, contributi previdenziali o multe per il codice della strada.

Se il fermo riguarda una pluralità di debiti di diversa natura (sia tributaria che non), il debitore dovrà comunque proporre ricorsi separati dinanzi ai diversi giudici.

note

Autore immagine: 123rf com

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