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Come dimostrare una notifica se il destinatario non c’è

25 Luglio 2022
Come dimostrare una notifica se il destinatario non c’è

Atti fiscali, multe e atti giudiziari: quando si perfeziona la prova dell’avvenuta notifica della raccomandata. 

Se il destinatario di un atto giudiziario, di una cartella esattoriale, di una multa, di un accertamento del fisco non dovesse essere presente a casa nel momento dell’arrivo del postino e se, al posto suo, nessun altro familiare dovesse essere in casa o comunque disposto a ritirare l’atto al posto suo, la raccomandata verrà portata in giacenza all’ufficio postale dove resterà per 30 giorni. Se non verrà ritirata entro tale termine, essa si riterrà correttamente consegnata, come cioè se il destinatario ne avesse preso diretta conoscenza, producendo quindi tutti i suoi effetti. Spetta tuttavia al mittente la prova di tale circostanza. Di qui la domanda: come dimostrare una notifica se il destinatario non c’è? La questione è stata definita di recente dalle Sezioni Unite della Cassazione [1].

Per spiegare meglio la regola bisogna sapere che, quando il destinatario della lettera è momentaneamente assente, sicché nessuno apre al portalettere, questi deposita nella sua cassetta della posta un avviso. L’avviso serve a certificare il tentativo di notifica andato a vuoto e a informare della possibilità di ritirare l’atto presso l’ufficio postale. 

Nello stesso tempo, l’ufficio postale invia al destinatario una seconda raccomandata “informativa” – la cosiddetta Cad, ossia «Comunicazione di avvenuto deposito» – con cui gli ribadisce le medesime circostanze. 

Ebbene, secondo la giurisprudenza, se si dovesse instaurare un giudizio tra le parti e il mittente (sia esso il fisco, la Pubblica Amministrazione, la controparte processuale, ecc.) dovesse essere chiamato a dimostrare il tentativo di notifica, l’unico modo per farlo è mediante la produzione giudiziale dell’avviso di ricevimento della raccomandata informativa che comunica l’avvenuto deposito dell’atto presso l’ufficio postale (Cad); non è quindi sufficiente la semplice prova dell’avvenuta spedizione della raccomandata medesima.

Come chiarito dalla Suprema Corte in materia fiscale, è nullo l’atto notificato per posta se l’ufficio non dimostra l’espletamento del corretto iter notificatorio in caso di temporanea assenza del destinatario, producendo l’avviso di ricevimento della raccomandata informativa dell’avvenuto deposito presso l’ufficio postale (cosiddetta Cad) del plico contenente l’atto impositivo.  

Nel caso della pronuncia in esame, il contribuente eccepiva in giudizio di non aver mai ricevuto la notifica dell’atto impositivo e, in particolare, a causa della sua temporanea assenza, di non aver mai ricevuto la raccomandata informativa dell’avvenuto deposito dell’atto notificando presso l’ufficio postale (Cad). Secondo il contribuente, inoltre, era onere processuale dell’Agenzia delle Entrate provare il contrario mediante la produzione in giudizio dell’avviso di ricevimento della (seconda) raccomandata contenente la Cad, ma ciò non era, pacificamente, avvenuto: l’ente impositore si era limitato a produrre giudizialmente soltanto l’avviso di ricevimento della prima raccomandata (quella contenente l’avviso di accertamento notificando), con l’attestazione dell’agente postale della temporanea assenza del destinatario e dell’avvenuta spedizione della seconda raccomandata prescritta dall’articolo 8 della legge 890/1982 (Cad). Al contrario, l’ufficio deve provare la spedizione di raccomandata con avviso di ricevimento che comunichi l’avvenuto deposito (Cad), producendo in giudizio l’avviso di ricevimento.


note

[1] Cass. S.U. sent. n. 10012/2021.


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