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Bolletta acqua calcolata su consumi presunti: è legittima?

28 Luglio 2022
Bolletta acqua calcolata su consumi presunti: è legittima?

Se è impossibile effettuare lettura o autolettura, il costo può essere basato su stime presunte?

Un nostro lettore ci chiede se è legittima la bolletta dell’acqua calcolata sui consumi presunti. 

La lettura periodica del contatore è un obbligo a cui il fornitore non può sottrarsi dovendo annualmente effettuare i conguagli sui consumi già fatturati. A tal fine l’addetto deve recarsi presso l’abitazione dell’utente per effettuare personalmente la lettura del contatore. Ma se cioè non è possibile a causa dell’assenza dell’utente, la società fornitrice può ben emettere una fattura sulla base dei consumi presenti.

A stabilire la legittimità della fattura per il canone del servizio idrico integrato calcolato sulla base dei consumi presunti è stata più volte la giurisprudenza e, più di recente, il tribunale di Reggio Calabria.

La lettura dei contatori è svolta dal gestore del servizio di acquedotto, che è anche il responsabile dei contatori.

Se il gestore non può accedere al contatore per leggerlo, deve lasciare all’utente un avviso scritto con cui lo avvisa del proprio passaggio e della possibilità di comunicare l’autolettura.

In assenza di letture effettive o autoletture, l’utente riceve bollette contenenti i consumi stimati, basati sul consumo medio annuo calcolato tramite le letture e le autoletture disponibili più recenti. 

In assenza di letture o autoletture, il gestore utilizza il valore medio di riferimento della tipologia di utenza di appartenenza, come previsto dal provvedimento Arera n. 218/2016/R/idr.

Sempre in materia di bollette dell’acqua, la Cassazione ha avuto modo di fornire alcune ulteriori e altrettanto importanti precisazioni. La prima in merito alla restituzione delle somme erogate a titolo di depurazione dell’acqua quando il servizio non funzioni. Secondo la Corte [1], nel giudizio sulla domanda di restituzione delle somme erogate quale quota del complessivo corrispettivo del servizio idrico, dovuta a titolo di canone per depurazione acque, la prova del funzionamento dell’impianto di depurazione va fornita dal soggetto con il quale gli utenti abbiano concluso il contratto di utenza. Ai fini della detrazione, dall’ammontare del credito restitutorio spettante agli utenti in relazione al pagamento della quota, del complessivo corrispettivo del servizio idrico, dovuta a titolo di canone per depurazione acque, gli oneri derivanti dalle attività di progettazione, di realizzazione o di completamento dell’impianto di depurazione debbono essere provati dal soggetto convenuto in giudizio per la restituzione.

Inoltre, [2], in tema di contratto di somministrazione relativo a utenza idrica e nell’ipotesi in cui l’utente lamenti l’addebito di un consumo anomalo (nella specie, derivante da accertata perdita occulta nell’impianto), il gestore è tenuto, anche in virtù degli obblighi di correttezza e buona fede gravanti sulle parti del contratto, ad informare l’utente a prescindere dalle iniziative che questi è comunque tenuto ad adottare (onere di verifica dell’impianto e del contatore, cosiddetta autolettura, ecc.), così da consentirgli tempestivamente di attivarsi per evitare l’aggravamento del danno. 

 


note

[1] Cassazione civile , sez. III , 15/06/2020 , n. 11586

[1] Cass. civile sez. III, 15/09/2021, n.24904


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1 Commento

  1. Tanto per cambiare è magistralmente tutto chiarissimo quanto scrivete… su qualunque argomento, come sempre!!!… Ma permettetetimi una considerazione dove il distributore non c’entra, ma l’attore principale è sempre il BECERO padrone di casa cui ho più volte accennato su questo Sito… Che dire se costui pretende di quantificare i consumi presunti, suddividendoli fra gli inquilini dei suoi quattro appartamenti, prendendo a parametro, pur in presenza in ogni appartamento dei relativi misuratori di consumo da sempre. – udite… udite… -, NON i metri cubi consumati da ciascun inquilino, ma… LE CAMERE DI CUI OGNI APPARTAMENTO è DOTATO? Tizio ha quattro camere, deve pagare per quattro camere; Caio ne ha sette, deve pagare per sette; Sempronio ne ha sei, deve pagare per sei…Naturalmente l’ammontare della bolletta viene diviso per il numero delle camere degli appartamenti affittati e poi ripartito in base al numero delle camere di cui ogni appartamento è dotato. E perdipiù senza tenere conto del numero delle persone occupanti ciascun appartamento, come sarebbe corretto e logico… Una persona sola è evidente che avrà un consumo inferiore a una famiglia di cinque persone con tre bambini piccoli, senza dire della trasformazione di uno degli appartamenti in oggetto in ricovero/dormitorio pubblico/ostello/raccolta raffazzonata di sconosciuti e viandanti graditi ospiti a pranzo e a cena!… A mio parere una tale imposizione da parte del becero rasenta i confini della follia pura!!! Poi… poi… quando qualcuno si degnerà di venire a rilevare le letture dovute, si conguaglierà… Ma poi… POI… Mai sentito altrove… E’ la mia realtà quotidiana, sic! Provare per credere…

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