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Leciti due patti di prova: prima nel contratto a tempo e poi nell’indeterminato

3 novembre 2014


Leciti due patti di prova: prima nel contratto a tempo e poi nell’indeterminato

> Diritto e Fisco Pubblicato il 3 novembre 2014



Legittimo imporre al lavoratore dipendente un nuovo periodo di prova dopo la trasformazione del contratto a tempo determinato in uno a tempo indeterminato, anche se le mansioni sono le stesse.

Il patto di prova, che consente al datore di lavoro di saggiare le qualità del dipendente per massimo sei mesi, durante i quali quest’ultimo può essere licenziato senza motivazioni, può essere ripetuto quando dal contratto a tempo determinato si passi a quello indeterminato.

Che significa?

In altre parole, nel caso in cui il dipendente, già assunto con un rapporto a tempo determinato, nel cui ambito abbia superato positivamente i primi sei mesi di prova, ottenga la conversione in un secondo contratto a tempo indeterminato, può essere nuovamente costretto ad un ulteriore periodo di prova di sei mesi. E ciò anche se le mansioni sono le stesse.

Con la conseguenza – che a prima vista potrà sembrare paradossale – che, non superando la seconda prova, potrà essere licenziato legittimamente.

A fornire questa discutibile interpretazione è la Cassazione con una sentenza di poche ore fa [1].

Secondo la Corte, dunque, è legittima la reiterazione del patto di prova in due contratti successivamente stipulati tra le parti, anche se il lavoratore è chiamato a svolgere le stesse mansioni del precedente rapporto.

Piazza Cavour sostiene che “la causa del patto di prova va individuata nella tutela dell’interesse comune alle due parti del rapporto di lavoro, in quanto diretto ad attuare un esperimento mediante il quale sia il datore di lavoro che il lavoratore possono verificare la reciproca convenienza del contratto. Il primo accerta le capacità del lavoratore e quest’ultimo, a sua volta, valuta l’entità della prestazione richiestagli e le condizioni di svolgimento del rapporto”.

È legittimo, dunque, il patto di prova in due contratti successivamente stipulati tra le parti qualora risponda alle suddette finalità. Nel tempo, infatti, possono intervenire molteplici fattori, attinenti non soltanto alle capacità professionali, ma anche alle abitudini di vita o a problemi di salute.

È legittima la previsione di un nuovo patto di prova nell’ambito di un secondo contratto di lavoro stipulato tra le stesse parti per lo svolgimento delle medesime mansioni, se la seconda previsione sia intervenuta per soddisfare esigenze di valutazione più complessive sulle attitudini personali e non solo professionali del lavoratore in rapporto al carattere definitivo delle responsabilità a lui attribuite.

note

[1] Cass. sent. n. 23381/14 del 3.11.2014.

Autore immagine: 123rf com

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