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Elezioni: il centrosinistra pensa a questo ritorno al futuro

25 Luglio 2022 | Autore:
Elezioni: il centrosinistra pensa a questo ritorno al futuro

Aria di riciclo di candidati nel Pd, mentre continuano le manovre con Leu e Calenda per aggiudicarsi una coalizione forte. Che succederà con il M5S?

Di programmi, per il momento, non se ne parla. O meglio: se qualcuno lo fa, lo fa decisamente troppo a bassa voce per farsi sentire dai cittadini che, invece, dopo una quasi inspiegabile crisi di Governo giunta per la seconda volta nel cuore dell’estate, assistono ora a giochi di potere, alleanze, partnership, leadership e chi più ne ha più ne metta. Se da un lato c’è il centrodestra, che quanto meno ha già ben chiara la coalizione che ci sarà (anche se ora la discussione sarà incentrata su chi dovrà detenere lo scettro del potere) per il centrosinistra la situazione è ben differente.

Il Pd pare non avere ancora chiara l’idea di dove andare e con chi, tra una rinnegazione del M5S e un veto su Renzi. Ma non solo: non sa ancora neppure quale cavaliere nominare per il proprio cavallo di battaglia. Proprio per fare chiarezza sul prossimo futuro è stata convocata per domani, dalle ore 9 in modalità ibrida, nella sede di via Sant’Andrea delle Fratte 16, la Direzione nazionale del Partito democratico. All’ordine del giorno l’analisi della situazione politica, le elezioni e il regolamento per le candidature.

Nel frattempo, però, le informazioni circolano e il totonome è iniziato ormai da tempo: sembra che il nome di Nicola Zingaretti, attualmente presidente della Regione Lazio, sia tra i più gettonati per correre come rappresentante dem. Lui, dal canto suo, ha dichiarato: «Dipende molto dal mio partito. Io sono a disposizione per un progetto politico, poi dipenderà dal gruppo dirigente del Pd, la mia consiliatura è finita perché dopo due mandati nel Lazio non ci si può ricandidare. E penso che due mandati per un presidente di Regione siano sufficienti, quindi occorre cambiare. Sicuramente combatterò, strada per strada, nelle piazze, nei luoghi di vacanza per ridare speranza a questo Paese che è la mia gente, la mia comunità. Perché ora c’è bisogno di non uccidere la speranza di potercela fare».

Parlando della campagna elettorale, Zingaretti ha sottolineato: «credo che la cosa più importante sia parlare con le persone e il messaggio deve essere molto chiaro: come contro la tragedia del Covid, noi saremo la forza che sarà la garante del fatto che nessuno deve essere lasciato solo. Vuol dire cose molto semplici: affrontare il tema del lavoro povero, povertà educativa. Serve infatti una politica che metta in campo dei provvedimenti che parlano e trasformano quella rabbia che c’è in milioni di italiani in speranza di potercela fare».

«Il Pd che è stata la forza fondamentale nella lotta la Covid, e anche con il Pnrr forza fondamentale per gli investimenti, ora ce la può fare – ha specificato -, se però mettiamo la persona e la sua dignità al centro che vuol dire scuola, salario giusto e attenzione a chi non ce la fa, da chi è escluso ai piccoli e medi imprenditori in crisi» ha continuato Zingaretti che, sul Movimento 5 Stelle, è chiaro «Con il Movimento 5 Stelle – purtroppo lo dico perché abbiamo fatto insieme un bel percorso – non ci sono in questo momento le condizioni per allearci: verrebbe meno la credibilità di una proposta politica a questo punto». Un’affermazione in linea con quanto dichiarato in questi giorni dal capo del suo partito.

Per il segretario del Pd Enrico Letta «La scelta alle elezioni del 25 settembre è chiara: o noi o Meloni. Trasformeremo le 400 feste dell’Unità previste in tutta Italia da qui al voto in luoghi di dibattito ma anche di chiamata ai volontari. Ne metteremo insieme 100 mila e li guiderà Silvia Roggiani. Ad agosto saremo in tutte le città semideserte, nelle periferie, per parlare con chi in vacanza non è potuto andare. Porteremo la solidità delle relazioni umane e le nostre proposte. Come recitava l’ultima frase di Berlinguer, sarà una campagna casa per casa, strada per strada».

Il ‘noi’ di Letta si riferisce naturalmente al Pd, «che sta organizzando una lista aperta ed espansiva: ‘Democratici e progressisti’. Sarà il cuore del nostro progetto Italia 27, la data di fine legislatura. L’obiettivo è arrivarci dopo aver governato e trasformato il Paese». Democratici e Progressisti non avrà un nuovo simbolo: «Il simbolo sarà il nostro, si aggiungerà la scritta. Puntiamo ad arrivare primi».

Nel frattempo Carlo Calenda, leader di Azione, resta vago ma ammiccante sulle proprie intenzioni, affermando che «su una base comune di valori e programmi, riassumibili nell’agenda Draghi, è possibile costruire con il Pd un’alleanza elettorale di un fronte largo per battere le destre. E se vinciamo, indichiamo Draghi premier. Ma vanno chiarite prima alcune cose».

Sinistra Italiana, invece, sogna un centrosinistra più ampio, comprendendo anche i grillini: «Lavoriamo per una coalizione progressista, in cui possano trovare spazio, oltre alla sinistra e agli ecologisti, il PD e il M5S. Crediamo che la destra si possa sconfiggere – afferma la Direzione di Si – se prevarranno le ragioni dell’unità intorno agli assi fondamentali della pace e della giustizia sociale e ambientale, senza alcuna nostalgia per la stagione delle larghe intese. Ci appelliamo a tutti perché cessino veti e tentazioni di autosufficienza. Diamo mandato al segretario nazionale Nicola Fratoianni per lavorare in questa direzione».

Leu mette le mani avanti e lancia il suo appello a quella che forse – se gli assi si allineano nel modo giusto per il partito– potrebbe essere la sua coalizione: «In queste prime ore di campagna elettorale la destra italiana ha rispolverato alla grande i suoi richiami demagogici e populisti con la spudoratezza dei tempi migliori. Un messaggio diretto che non può e non deve essere sottovalutato come è stato colpevolmente fatto in passato. Il centrosinistra accanto alla giusta denuncia di chi ha provocato questa crisi politica per meri interessi di parte, deve intestarsi la questione sociale» ha affermato il capogruppo di Liberi e Uguali alla Camera, Federico Fornaro.

«All’aumento esponenziale dei poveri, alle milioni di famiglie e pensionati che faticano ad arrivare a fine mese, ai lavoratori poveri e spesso sfruttati, le forze progressiste – aggiunge – devono dare una risposta chiara di cambio di passo che è stato impedito nel governo Draghi proprio da quella destra che oggi dice di voler fare gli interessi del popolo. Giusto quindi rivendicare il ruolo e la funzione della responsabilità in ogni campo, ma accanto bisogna mettere una rinnovata agenda sociale con provvedimenti, a cominciare dal salario minimi, per proteggere dalla crisi i milioni di italiani in difficoltà che non devono essere lasciati in balia del trio populista e demagogico Berlusconi, Meloni e Salvini», conclude Fornaro.

Infine, c’è l’altro piccolo partito, grande sostenitore di Draghi che il Pd però sembra snobbare: Italia Viva, che si è dichiarata pronta a correre da sola in caso di veti. Lo ha annunciato Matteo Renzi, che ha spiegato che la corsa in solitaria al momento è l’ipotesi più probabile. «Se prevale l’intelligenza politica e si costruisce una coalizione vera ci siamo, ma se ciascuno vuole tenere le sue bandierine e pensa di poterci abbindolare con due seggi o tenerci fuori con un veto, beh, non ci conoscono».

Il M5S sembra essere fuori dai giochi messi in tavolo dal Pd, almeno per il momento: dopo la scelta di istigare una crisi politica, portata avanti dalla destra, pare che nessuno voglia più avere a che fare con i pentastellati, ma la campagna elettorale è appena iniziata.



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