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Clamoroso furto al Fisco: dove sono finiti i nostri dati?

25 Luglio 2022 | Autore:
Clamoroso furto al Fisco: dove sono finiti i nostri dati?

Colpo degli hacker all’Agenzia delle Entrate, chiesto un riscatto: «Pagate entro cinque giorni oppure pubblichiamo tutto».

Un furto clamoroso, che interessa tutti i contribuenti italiani. LockBit ha pubblicato nel dark web la notizia di aver sottratto tramite malware 78 giga byte di dati dall’Agenzia delle Entrate, intimando un ultimatum di cinque giorni per il pagamento del riscatto per la restituzione di documenti, scansioni, rapporti finanziari e contratti, di cui presto verranno pubblicati degli screenshot esemplificativi del materiale rubato. In caso contrario, la consueta minaccia è di pubblicare i dati disponibili. È quanto fa sapere Pierguido Iezzi, ceo di Swascan polo della cybersicurezza del Gruppo Tinexta, il quale rende noto l’attacco informatico che ha colpito l’Agenzia delle Entrate italiana ad opera della gang ransomware russa LockBit, come risulta da alcuni screenshot riportati.

«È la conferma del triste primato guadagnato da LockBit – prosegue Iezzi – divenuta nell’ultimo trimestre di gran lunga la cybergang più attiva a livello mondiale nelle attività di ransomware, con oltre 200 attacchi messi a segno tra aprile e giugno. Il ransomware continua a essere la principale arma dei Criminal Hacker e, di conseguenza, il principale pericolo per aziende pubbliche e private. Swascan stessa, analizzando i numeri degli attacchi avvenuti tramite questo malware nel secondo trimestre di quest’anno, ha rilevato che rispetto al quarter precedente era stato registrato un aumento pari al 30%, ancora maggiore, +37%, invece, rispetto allo stesso periodo nel 2021. E non stupisce – aggiunge il ceo di Swascan – che a pagarne le spese sia sempre di più anche la PA. Nel novero delle vittime, a livello globale, la pubblica amministrazione risulta essere tra le più bersagliate con il 6% di tutti gli attacchi, dietro solo a settori come il manifatturiero e i servizi».

«Ma potrebbe esserci anche un’altra componente di rischio collegata ad azioni di Cyber crime come quella di Lockbit 3.0 gli ultimi mesi hanno infatti solidificato ancora di più i legami tra i gruppi dediti al crimine informatico e attori statali. Un attacco con la Pa – conclude il ceo di Swascan – non ha potenzialmente solo un valore economico derivante dalla richiesta di un riscatto: i dati trattati dalle agenzie governative possono essere anche uno strumento di guerra ibrida. Rivelare informazioni sensibili, normalmente appannaggio solo dello Stato, può essere una potente leva per creare dissenso e tensione sociale in una nazione ‘avversaria’».

Nel frattempo, la procura di Roma ha aperto un’inchiesta per effettuare verifiche sull’attacco hacker all’Agenzia delle Entrate segnalato nel dark web da LockBit. Sul tavolo dei magistrati di piazzale Clodio, nelle prossime ore, è attesa una prima informativa degli esperti del Centro Nazionale Anticrimine Informatico per la Protezione delle Infrastrutture Critiche (Cnaipic) della Polizia Postale. I pm, una volta esaminati gli atti, potrebbero procedere per le ipotesi di reato di accesso abusivo al sistema informatico e tentata estorsione.

In base agli elementi che emergeranno dall’informativa l’indagine oltre che al gruppo che si occupa dei reati informatici potrebbe finire anche all’attenzione di altri pool.



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