Elezioni politiche 2022: numero minimo di voti richiesto

26 Luglio 2022
Elezioni politiche 2022: numero minimo di voti richiesto

Davvero se la maggioranza degli elettori non va a votare i politici se ne tornano a casa? Sfatiamo questa fake news, e proviamo a capire come funziona davvero.

Tralasciamo il fatto che per decenni c’è chi ha speso la propria vita per garantirci oggi un diritto al voto indiscriminato, e mettiamo da parte i sempre attuali moralismi su quanto il voto sia tanto un diritto quanto un dovere civico. Soffermiamoci invece sulla necessità di comprendere che, in questo momento storico in particolare, farsi fagocitare dalle fake news che circolano su internet è un grave danno che si arreca principalmente a se stessi, restando intrappolati in una ragnatela di ignoranza che limita la propria libertà di scelta.

Gira sui social la voce che, se il 60% degli elettori non andrà a votare, il “sistema cadrà” e i politici potrebbero andare in galera. Così molti già si apprestano a non votare o a “rifiutare la scheda” (pretendendo che il rifiuto venga verbalizzato, aggiungendo in calce al verbale la dichiarazione del motivo di rifiuto). Secondo i fautori di questa strampalata tesi, in tal modo si eviterebbe che il voto sia conteggiato, impedendo l’attribuzione del “premio di maggioranza” al partito con più voti. Addirittura, secondo alcuni, i relativi posti in parlamento dovrebbero essere lasciati vuoti.

Come tante notizie che circolano sui social, anche questa è basata sull’ignoranza. Per rendere valide le elezioni basterebbe anche un solo voto, magari quello di uno degli stessi candidati (che – è da presumere – voterà per sé).

Ragion per cui non votare significa:

  • rinunciare a un proprio diritto-dovere che ci attribuisce la Costituzione;
  • fare in modo che la propria astensione vada proprio a favore del partito a cui non si sarebbe mai dato il voto, favorendo di fatto il peggiore;
  • non potersi un domani lamentare del corso della politica sol perché non si è votato. Invece ogni elettore deve assumersi la responsabilità delle proprie scelte così come un genitore non può disinteressarsi dell’educazione del proprio figlio scaricando sull’altro le responsabilità per gli errori commessi da quest’ultimo;
  • mostrare profonda ignoranza e, soprattutto, individualismo se non, addirittura, egoismo. Ognuno di noi ha il dovere di fare in modo di migliorare il mondo attorno a sé, non certo con un voto che non ha alcun significato per l’ordinamento e che favorisce i peggiori.

Attenendoci ai fatti, o meglio alla legge, per le elezioni politiche (a differenza invece, ad esempio, dei referendum abrogativi) la circostanza che un gruppo di cittadini non vada a votare per protesta, o nell’assurda speranza di bloccare il sistema (con tanto di carcere per i politici) non arreca danno a nessuno se non agli elettori stessi: le votazioni saranno comunque valide e a governare saranno gli eletti da chi, invece, il proprio diritto di voto lo ha legittimamente esercitato.

Per quanto riguarda le elezioni 2022 previste per il 25 settembre c’è ancora tempo per informarsi e per evitare che la propria ignoranza prevalga sulla capacità di discernimento di ognuno.

Quest’anno per la prima volta si voterà un numero ridotto di parlamentari, 400 alla Camera e 200 al Senato, seguendo quanto dettato dall’attuale legge elettorale, il Rosatellum (quello su cui si è tanto discusso per quattro anni e che alla fine è rimasto uguale in questa legislatura).

Il Rosatellum prevede un sistema elettorale misto, in parte maggioritario e in parte proporzionale, il quale garantisce che un terzo dei seggi delle due Camere del Parlamento venga eletto in collegi uninominali (e quindi utilizzando il sistema maggioritario), e che gli altri due terzi vengano ripartiti secondo un sistema proporzionale, ossia divisi tra i partiti a seconda dei risultati percentuali ottenuti alle urne. Secondo tale schema, 147 seggi alla Camera e 74 al Senato verranno eletti con sistema maggioritario (chi ha più voti vince), mentre gli altri 253 seggi alla Camera e 122 al Senato con sistema proporzionale (chi ha più voti ottiene più seggi).

Per essere rappresentati in Parlamento i singoli partiti devono superare la soglia di sbarramento del 3%, mentre le coalizioni quella del 10% (con almeno un partito al loro interno che abbia superato quella del 3%).

Per quanto possa risultare complesso agli occhi dei meno esperti il sistema elettorale vigente, resta nella facoltà di ognuno informarsi seguendo i programmi dei candidati e andando a votare quello che si reputa migliore per il proprio futuro. Un futuro che non verrà bloccato né rivoluzionato con l’astensionismo ma che, semplicemente, sarà scelto da altri.



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1 Commento

  1. Certo, si sa. Ma quale è la legge specifica che determina che una elezione è valida al di là del numero di votanti effettivi?

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