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Bonus baby-sitter

4 novembre 2014 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 4 novembre 2014



Ritorna il bonus baby sitter aumentato a 600 euro mensili ed esteso alle lavoratrici del pubblico impiego; in vigore dal 2012, è stato richiesto solo da 3.000 persone per 5 milioni dei 20 stanziati.

 

Il Ministro del Lavoro Giuliano Poletti ha annunciato, nei giorni scorsi, il ritorno del bonus baby-sitter.

Da non confondere con il buono bebè da 80 euro mensili, il buono baby-sitter è stato istituito fin dal 2012 e, nella sua formulazione originaria, prevedeva un bonus mensile di 300 euro, dal quale erano escluse le neo-mamme del pubblico impiego.

In due anni di vita, però, questo provvedimento non ha riscontrato grande successo. Probabilmente, le procedure troppo complesse e la poca informazione hanno fatto si che ne abbiano beneficiato soltanto 3.000 donne, spendendo solo 5 dei 20 milioni stanziati. I ricorsi presentati dalle dipendenti del settore pubblico, poi, hanno portato alla sospensione del bonus per il 2014.

Adesso, con la firma del nuovo decreto, attesa per i prossimi giorni, il Ministro Poletti rilancia il bonus baby-sitter, aumentato da 300 a 600 euro mensili ed esteso alle mamme del pubblico impiego. Dal momento della firma, le domande potranno essere presentate fino al 31/12/2014.

Vediamo nel dettaglio di cosa si tratta e come si chiede, secondo le istruzioni pubblicate dall’Inps [1].

Che cos’è

Il beneficio consiste nella erogazione di un contributo in una delle due seguenti forme, alternative tra loro:

contributo per far fronte al pagamento della retta dell’asilo nido pubblico o privato accreditato;

voucher per l’acquisto di servizi di baby-sitting;

L’importo del contributo sale a 600 euro mensili ed è erogato per un periodo massimo di sei mesi (tre mesi per le lavoratrici iscritte alla gestione separata), divisibile solo per frazioni mensili intere.

Il contributo è alternativo al congedo parentale, di conseguenza chi richiede il contributi, automaticamente rinuncia al congedo parentale.

Le lavoratrici part-time potranno fruire del contributo in misura proporzionale alla percentuale di part-time svolta.

 

A chi spetta

Possono accedere al beneficio:

– le lavoratrici dipendenti;

– le lavoratrici iscritte alla gestione separata [2], cioè le libere professioniste, che non risultino iscritte ad altra forma previdenziale obbligatoria e non siano pensionate, pertanto tenute al versamento dei contributi in misura piena;

che si trovino in una delle seguenti condizioni:

– le lavoratrici madri che, al momento della domanda, devono essere ancora negli 11 mesi successivi alla conclusione del periodo di congedo obbligatorio di maternità e non devono aver fruito ancora di tutto o parte del periodo di congedo parentale;

– le mamme in attesa, la cui data presunta del parto è fissata entro i quattro mesi successivi alla scadenza del bando per la presentazione della domanda.

Le lavoratrici madri possono accedere al beneficio anche per più figli, presentando una domanda per ogni figlio/nascituro (anche in caso di gravidanza plurima).

Non possono richiedere il bonus baby-sitter:

– le lavoratrici autonome iscritte ad altra gestione (coltivatrici dirette, mezzadre e colone, artigiane ed esercenti attività commerciali, imprenditrici agricole a titolo principale, pescatrici autonome della piccola pesca marittima e delle acque interne);

– le lavoratrici esentate totalmente dal pagamento degli asili nido pubblici o privati convenzionati;

– le lavoratrici che usufruiscono dei benefici di cui al Fondo per le Politiche relative ai diritti ed alle pari opportunità [3].

 

La domanda

La domanda deve essere presentata all’Inps esclusivamente attraverso il sito WEB istituzionale, accedendo direttamente tramite codice PIN.

In sede di domanda, la lavoratrice richiedente deve:

– indicare a quale dei due benefici intende accedere, ed in caso di scelta del contributo per far fronte agli oneri dell’asilo nido, indicare la struttura per l’infanzia (pubblica o privata accreditata) nella quale la lavoratrice stessa ha effettuato l’iscrizione del minore;

– indicare il periodo di fruizione del beneficio, specificando il numero di mesi;

– dichiarare la rinuncia alla fruizione del corrispondente numero di mesi di congedo parentale;

– dichiarare di aver presentato dichiarazione ISEE valida.

Dal momento di presentazione della domanda e fino alla pubblicazione della graduatoria, per la madre lavoratrice è sospesa la possibilità di fruire del periodo di congedo parentale cui si rinuncia nella domanda di beneficio. Se la lavoratrice non entrerà nella graduatoria, potrà riprendere il congedo parentale.

Entro 15 giorni dalla scadenza del termine per la presentazione delle domande, l’Inps provvederà a redigere e pubblicare sul proprio sito istituzionale, la graduatoria delle madri lavoratrici ammesse al beneficio.

Detta graduatoria è definita tenendo conto dell’ISEE – Indicatore della Situazione Economica Equivalente – con ordine di priorità per i nuclei familiari con ISEE di valore inferiore e, a parità di ISEE, secondo l’ordine di presentazione della domanda.

L’Inps provvede ad avvisare il datore di lavoro della lavoratrice della proporzionale riduzione del periodo di congedo parentale conseguente alla concessione del beneficio.

La rinuncia del beneficio può essere effettuata dal giorno successivo alla pubblicazione della graduatoria, esclusivamente in via telematica sul sito web dell’Inps. In caso la rinuncia avvenga in un periodo successivo al ritiro dei voucher, i voucher non ancora fruiti potranno essere restituiti, alla sede provinciale INPS presso la quale sono stati ritirati, che provvederà al loro annullamento.

note

[1] Circolare INPS n.48 del 28.03.2013.

[2] Art.2, c. 26, della l. 8.08.1995, n.335.

[3] Art.19, c. 3, del d.l. 4.07.2006, n.223, convertito dalla legge 4.08.2006, n.248.


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