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Lo sai che? Accertamento con adesione: che fare se sono scaduti i termini per il ricorso

Lo sai che? Pubblicato il 4 novembre 2014

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> Lo sai che? Pubblicato il 4 novembre 2014

Se l’Agenzia non ha presentato la proposta di definizione: un caso purtroppo piuttosto frequente è quello della mancata impugnazione dell’avviso di accertamento conseguente alla mancata formulazione di una proposta da parte dell’Agenzia delle Entrate.

La procedura di adesione agli avvisi di accertamento emessi dall’Agenzia delle Entrate è disciplinata dalla legge [1] ed offre l’opportunità al contribuente di esporre le proprie ragioni prima di impugnare l’accertamento ed iniziare un contenzioso oneroso e non privo di rischi.

Detta procedura prevede [2] che, su istanza del contribuente, da depositare all’Ufficio, i termini per l’impugnazione dell’accertamento siano prorogati di 90 giorni oltre il termine dei 60 giorni ordinariamente a disposizione, spostando il termine ultimo per presentare il ricorso presso la Commissione Tributaria dopo 150 giorni dalla notifica dell’accertamento.

La norma stabilisce che l’Agenzia inviti il contribuente ad un contraddittorio [3] entro 15 giorni dalla ricezione della istanza di accertamento con adesione, ma senza porre alcun obbligo esplicito alla formulazione di una proposta adesiva sulla base degli elementi e delle notizie che il contribuente, in detta fase procedimentale, può esibire o dedurre.

La giurisprudenza espone un orientamento costante sfavorevole al contribuente [4]: qualora siano decorsi i termini per l’impugnazione senza che sia giunta alcuna proposta dall’Agenzia, il mancato deposito del ricorso costituisce comunque definizione dell’accertamento emesso con le conseguenze di legge in ordine al pagamento dei tributi, delle sanzioni (intere) e degli interessi previsti nell’atto.

Sulle sentenze di Cassazione in materia, di cui una recentissima, [5] si può esprimere una perplessità laddove esse indicano che l’Agenzia ha solo la facoltà di convocare il contribuente in quanto la norma al riguardo è assai chiara. Tuttavia la Suprema Corte, a sezioni unite [6], risolve il problema specificando, al di là dell’obbligo o meno di invito da parte dell’Agenzia – che la legge non prevede – a detta mancata convocazione, corrisponda la nullità dell’accertamento.

Anche qui in materia di principio del contraddittorio, obbligatorio, bisognerebbe approfondire l’argomento sotto il profilo della salvaguardia dei principi costituzionali.

Il contribuente dunque potrà solo presentare una istanza di autotutela [7], valida anche per gli atti definiti per decorrenza dei termini di impugnazione.

Si ritiene però che ciò sia praticabile e consigliabile solo qualora ricorrano congiuntamente anche altri elementi fondati per far ritenere che l’avviso di accertamento contenga errori logici o di calcolo o errori di persona, o ancora, errori sul presupposto dell’imposta, doppie imposizioni, mancata considerazione di pagamenti di imposta già avvenuti, errori materiali del contribuente facilmente riconoscibili.

L’Agenzia non avrebbe alcun obbligo di accogliere l’istanza del contribuente, contro il rigetto della quale, espresso o tacito [8],  però si potrebbe presentare impugnativa nei termini.

Si deve precisare che il ricorso contro il rigetto dell’istanza di autotutela non potrà mai essere utilizzato per richiedere di annullare la pretesa impositiva contenuta nell’atto inammissibile, ma solo per obbligare l’Amministrazione Finanziaria ad intervenire a rimuovere la causa dell’eventuale errore contenuto nell’accertamento non impugnato.

Dopo l’accertamento resta tuttavia aperta una ipotesi residuale, quella prevista dalla norma [9] per la quale, se durante l’attività di controllo emerge una copia della dichiarazione dei redditi dell’anno oggetto di verifica, difforme da quella presentata o la dichiarazione risultasse omessa, l’Ufficio dovrebbe procedere a liquidare l’imposta provvedendo anche ad integrare, modificare o revocare atti già emessi, non necessariamente solo in caso di maggiori imposte rinvenibili.

Bisognerebbe esaminare infine il caso in cui il contribuente, trovandosi ancora in termini, decida di presentare, sulla base di dati oggettivi, reali e documentabili, una dichiarazione integrativa dell’anno oggetto dell’accertamento, ovviamente difforme da quella presentata, e la metta a disposizione dell’Agenzia, ma al momento non risultano sussistere casi analoghi o giurisprudenza in materia.

note

[1] Art. 1 D.Lgs. 218/97

[2] Art. 6 co. 2 D.Lgs. 218797

[3] Art. 6 co. 4 D.Lgs. 218/97

[4] Sentenze Corte di Cassazione nn. 28051/2009 e 3368/2012

[5] Sentenza Corte di Cassazione n. 21991 del 17 Ottobre 2014

[6] Sentenza Corte di Cassazione a SS.UU. n. 3676/2010

[7] D.L. 564/94 convertito in L. 656/94

[8] Sentenze Corte di Cassazione a SS.UU. n. 2870/2009 e n. 16776/2005

[9] Art. 16 D.Lgs. 218/97

Autore immagine: 123rf com


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