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Avvocato revoca mandato

1 Agosto 2022
Avvocato revoca mandato

Se un avvocato rinuncia al mandato e abbandona la causa: il cliente deve corrispondere la parcella per l’attività effettivamente svolta.

Il mandato conferito all’avvocato non lega il cliente per tutta la durata della causa: tanto l’una, quanto l’altra parte possono recedere in qualsiasi momento dal rapporto comunicandolo per tempo. Più propriamente, se a disdire il contratto è l’avvocato si parla di «rinuncia al mandato» (oppure si suol dire che «l’avvocato rimette il mandato»); invece, se l’iniziativa parte dal cliente si parla di «revoca del mandato».

Tanto la rinuncia quanto la revoca del mandato all’avvocato non richiedono formule o motivazioni particolari.

Qui di seguito ci occuperemo di spiegare quali sono le conseguenze di tali decisioni.

Cosa significa rinunciare al mandato?

Rinunciare al mandato significa interrompere il rapporto contrattuale con il cliente quando ancora la causa è in corso di svolgimento e la sentenza non è stata pronunciata. Si tratta quindi di una forma di recesso unilaterale dal contratto di mandato che la legge ammette senza alcun limite.

Quando l’avvocato può rinunciare al mandato?

L’avvocato può rimettere il mandato (ossia rinunciarvi) quando vuole. Egli è però tenuto a:

  • comunicarlo al cliente, preferibilmente per iscritto;
  • consegnare al cliente tutte le carte da questi affidategli al momento del conferimento del mandato;
  • consegnare al cliente una dettagliata descrizione dello stato della causa, con la copia degli atti da lui redatti e depositati, in modo che questi possa consegnargli a un nuovo difensore;
  • non abbandonare la difesa del cliente finché questi non lo ha materialmente sostituito con un altro avvocato. Pertanto il difensore dovrà continuare a presentarsi alle udienze, anche al fine di chiedere un rinvio.

La rinuncia al mandato deve essere motivata?

L’avvocato può rinunciare al mandato senza dover fornire motivazione o giusta causa. Trattandosi di un “rapporto fiduciario”, esso può essere sciolto senza bisogno di una giustificazione.

L’avvocato che rinuncia al mandato deve essere pagato?

Secondo la Cassazione [1], l’avvocato può recedere dal mandato professionale anche in assenza di una giusta causa e conserva il diritto agli onorari relativi all’attività svolta fino al momento del recesso. 

Il cliente può chiedere il risarcimento del danno solo se dimostra che il recesso dell’avvocato avvenuto in corso di causa gli ha procurato un pregiudizio.

L’art. 85 del codice di procedura civile dispone che «la procura può essere sempre revocata e il difensore può sempre rinunciarvi, ma la revoca e la rinuncia non hanno effetto nei confronti dell’altra parte finché non sia avvenuta la sostituzione del difensore». In tal modo dunque si sottintende che il recesso dell’avvocato dal mandato «è sempre ammessa, e non quindi necessariamente ancorata alla ricorrenza della giusta causa». 

Nello stesso senso va anche l’art. 7 della legge 13 giugno 1942 n. 794 che, con riguardo proprio alla disciplina del corrispettivo per le cause non giunte a compimento stabilisce che «per le cause iniziate ma non compiute ovvero nel caso di revoca della procura o di rinuncia alla stessa il cliente deve all’avvocato gli onorari corrispondenti all’opera prestata», senza dunque operare «alcun richiamo alla necessità della giusta causa».

Obblighi dell’avvocato che rinuncia al mandato

Anche l’art. 32 del codice deontologico forense in materia di “Rinuncia al mandato” stabilisce che «L’avvocato ha la facoltà di recedere dal mandato, con le cautele necessarie per evitare pregiudizi alla parte assistita». Si prevede poi che l’avvocato dia un “congruo preavviso” e informi la parte “di quanto necessario per non pregiudicarne la difesa“. Adempiute le formalità relative alla comunicazione «l’avvocato è esonerato da ogni altra attività, indipendentemente dall’effettiva ricezione della rinuncia». E «non è responsabile per la mancata successiva assistenza, qualora non sia nominato in tempi ragionevoli altro difensore». Infine, conserva l’obbligo di informare la parte delle «comunicazioni e notificazioni che dovessero pervenirgli».

L’avvocato che abbandona la causa deve risarcire i danni?

Il diritto di recesso «deve essere esercitato in modo da non arrecare pregiudizio al cliente e che, nel caso in cui non sussista una giusta causa, il difensore è tenuto al risarcimento del danno di cui il cliente abbia provato l’esistenza» [2].

Come revocare il mandato a un avvocato?

Vediamo ora come il cliente revoca il mandato all’avvocato. Valgono, a riguardo, gli stessi principi appena esposti. La revoca può essere verbale o scritta. In entrambi i casi, l’avvocato ha gli stessi obblighi che abbiamo visto in tema di rinuncia al mandato: consegnare al cliente una relazione sullo stato della causa, restituirgli i documenti, presenziare alle udienze fino a materiale sostituzione.

Il cliente, dal canto suo, deve pagare il professionista per l’opera prestata.

Per revocare il mandato all’avvocato è possibile inviargli una raccomandata a.r., una pec, ma anche un messaggio o una telefonata per chi non vuole recarsi al suo studio. 

Cosa succede dopo la revoca del mandato all’avvocato?

Revocato il precedente avvocato, il cliente deve nominarne uno nuovo. Diversamente la sua difesa non sarà curata nelle successive fasi del processo. 


note

[1] Cass. sent. n. 23077/2022

[2] Cass. 16 marzo 2011 n. 6170.

Autore immagine: depositphotos.com


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