Diritto e Fisco | Articoli

Mobbing nei Corpi militari: l’amministrazione penitenziaria

4 novembre 2014


Mobbing nei Corpi militari: l’amministrazione penitenziaria

> Diritto e Fisco Pubblicato il 4 novembre 2014



Se in una causa di lavoro si chiede di accertare l’esistenza di soprusi messi in atto da dirigenti della Polizia penitenziaria a danno di un sovrintendente, bisogna offrire al giudice la prova certa dell’esistenza della persecuzione psicologica.

Più spesso di quanto si pensi i dipendenti pubblici rimangono vittime di vere e proprie violenze ad opera di altri soggetti presenti nell’ambiente lavorativo. Pensiamo, ad esempio, al licenziamento senza causa dopo che il dipendente ha subito ingiusti procedimenti disciplinari.

Per definizione, il mobbing è quell’insieme di comportamenti indubbiamente ostili messi in atto nei confronti di un lavoratore e che sfociano nella sua emarginazione, arrecandogli vari danni.

Non è semplice identificare il mobbing e le sue conseguenze.

Il Tar [1] si è occupato del preoccupante fenomeno, osservandolo all’interno dell’Amministrazione penitenziaria e mettendo in luce gli aspetti problematici che possono scaturire da una situazione di conflitto. Aspetti che però è utile chiarire, visto che il mobbing appare un concetto a volte sfuggente e che facilmente viene confuso con comportamenti del datore di lavoro assolutamente leciti, quali il rimprovero isolato, la lettera di richiamo fine a se stessa, un confronto verbale aspro ma senza conseguenze.

In altri termini, bisogna preoccuparsi e contrastare le angherie quando è dimostrabile un intento persecutorio da parte del datore di lavoro, cosa che è possibile fare solo quando l’atteggiamento vessatorio viene pianificato e sistematicamente ripetuto a danno di chi lo subisce.

Pertanto e in generale: se si ha la sensazione di essere vittima di macchinazioni e angherie sul posto di lavoro ad opera di un superiore, sarà bene reagire in primo luogo opponendo nei limiti del lecito una risposta interna all’ambiente ove viene realizzata la condotta vietata dalla legge e, in secondo luogo, proteggendo la propria salute mediante visite mediche generali e specialistiche.

È agevole quindi accorgersi che il fenomeno mobbing può essere devastante per le persone che lo subiscono, ma proprio per questa sua intrinseca pericolosità deve essere fronteggiato con il fermo aiuto di esperti non solo nel campo prettamente legale.

di FRANCESCO PANDOLFI

Il mobbing è l’ostilità messa in atto ripetutamente da un superiore verso un dipendente; bisogna accertare che i comportamenti a carattere persecutorio siano ripetuti molte volte nel tempo, che conducano ad un danno alla salute e alla personalità del dipendente, che questo danno deriva dalla condotta illecita del superiore, che vi sia consapevolezza nell’arrecare il danno.

note

[1]  TAR Abruzzo, sent. n. 339/07 del 23.03.2007.

Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI