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Come uscire dal conto corrente cointestato?

6 Agosto 2022
Come uscire dal conto corrente cointestato?

Mio marito ha un conto corrente bancario cointestato a firme disgiunte con la zia deceduta diversi anni fa. Vorrebbe eliminare il suo nominativo dal conto (oramai in rosso) ma la banca finora non glielo ha concesso perché devono firmare tutti gli eredi. Cosa possiamo fare?

Premesso che, in prima battuta, si applicano le condizioni contrattuali previste per la specifica situazione, in linea di massima è sempre possibile togliere l’intestatarietà da un prodotto bancario.

Per “uscire” dal conto cointestato è necessario comunicare all’istituto di credito – a mezzo raccomandata con ricevuta di ritorno o tramite posta elettronica certificata (Pec) – la propria volontà di recedere dal contratto, dandone anche comunicazione agli altri cointestatari. Non è necessario fornire alcuna motivazione e/o giustificazione del motivo per cui si intende recedere; sarà però opportuno fornire un preavviso che, in genere, è di 15 giorni.

Secondo l’art. 1833 del Codice civile, in tema di conto corrente, ciascuna delle parti può recedere dal contratto a ogni chiusura del conto, dandone preavviso. Il secondo comma specifica anche che, in caso di morte di una delle parti, ciascuna di queste o gli eredi hanno diritto di recedere dal contratto.

Peraltro, il conto con firma disgiunta permette di operare sullo stesso con grande autonomia, tant’è vero che, vivente anche il cointestatario, è possibile compiere su di esso praticamente ogni operazione, potendo disporre perfino di tutte le somme presenti, senza dover chiedere il permesso dell’altro titolare.

Addirittura si ritiene che, nel caso di conto corrente bancario con firma disgiunta, il cointestatario superstite dovrebbe poter continuare ad effettuare tutte le operazioni con la medesima ampiezza di poteri che aveva prima del decesso dell’altro cointestatario.

Insomma: così come ciascun contitolare poteva disporre liberamente di tutte le somme del conto bancario, similmente il cointestatario superstite dovrebbe continuare a godere di tale potere anche sulla quota riferibile in astratto al de cuius, salvo il diritto degli eredi, nuovi cointestatari, al rimborso delle quote di rispettiva competenza che il cointestatario avesse prelevato in eccesso.

In pratica, non c’è alcuna norma che impedisce al cointestatario superstite di recedere dal contratto di conto corrente, tanto più se questo era a firma disgiunta. Se il conto cointestato è a firma disgiunta, infatti, per la chiusura è sufficiente che la richiesta da presentare alla banca sia firmata da un solo cointestatario.

Né occorre il consenso degli eredi, i quali si pongono sullo stesso piano del cointestatario deceduto: così come questi non avrebbe potuto opporsi all’uscita, ugualmente non possono farlo loro.

È purtroppo vero che le banche, temendo di essere trascinate in lunghe diatribe tra eredi e cointestatari viventi, usano bloccare il conto in attesa dell’identificazione certa degli eredi.

In sintesi, a sommesso parere dello scrivente, il cointestatario superstite ha diritto di recedere dal conto, previo formale preavviso alla banca. Così facendo, il conto prosegue in capo agli eredi che subentrano in luogo del defunto, salvo il diritto anche di costoro di recedere. Chiaramente, se recedessero tutti, il conto verrebbe estinto.

Il consiglio è di insistere con la richiesta di recesso unilaterale, inviando una formale comunicazione scritta (pec o raccomandata a/r) all’istituto di credito, magari citando anche le norme di legge in questa sede riportate. È possibile informare anche gli altri cointestatari (gli eredi).

Se la banca dovesse insistere nell’impedire il recesso, ci si dovrà rivolgere a un avvocato che provveda a inviare una propria diffida ovvero a rivolgersi all’Arbitro Bancario e Finanziario con proprio ricorso.

Infine, va precisato che il recesso non esime dal pagare la propria quota di debito risultante dal conto in rosso.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Mariano Acquaviva



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