Diritto e Fisco | Articoli

Curriculum vitae: senza laurea è meglio

4 novembre 2014 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 4 novembre 2014



Non sempre un curriculum con la laurea viene preferito a uno senza laurea: proviamo a spiegare perché: la fine del curriculum universale, l’avvento di quello “particolare”.

La difficoltà nel reperire un lavoro spinge le persone a cercare un’occupazione non solo in quei settori compatibili con i propri studi, ma anche in quasi tutti gli altri di cui non hanno la benché minima competenza. Soprattutto in questo periodo, in cui la flessibilità è una compagna di viaggio inseparabile, ogni mestiere è quello buono. Così un laureato in legge che fa il cuoco o un biologo che fa il bidello non meravigliano più e rappresentano una risposta vera ai tanti Ministri che, di volta in volta, ben saldi alle poltrone del nostro Parlamento, etichettano come “bamboccioni” i giovani – a loro dire – senza spirito di adattamento e voglia di lottare.

Ma quando un laureato in ingegneria si fa avanti per un posto in un call center, sarà un vantaggio o uno svantaggio avere una laurea nel proprio curriculum? Alcune indagini dimostrerebbero che ciò è uno degli elementi che più favoriscono lo scarto del candidato.

Quando ci si propone per posizioni che non richiedono particolari studi, avere una laurea, un master e altri titoli accademici può essere più un male che un bene. Infatti, la presenza di tali elementi in un curriculum conduce i selezionatori ad una serie di valutazioni. Una di queste è che quel lavoro, per quella persona, è solo un periodo di transizione per guadagnare un po’ di soldi in attesa che si aprano delle possibilità nei settori di propria competenza. A ciò si aggiunge la percezione, da parte del datore di lavoro, di un maggior rischio di essere “lasciati” e il preconcetto che quella persona potrebbe prendere sotto gamba l’attività da svolgere rispetto a un’altra meno titolata ma, forse per questo, più motivata.

In sostanza, il pezzo di carta, qualora non richiesto, può influire negativamente sulla valutazione della nostra candidatura, perché getta delle ombre sullo spirito e sulle motivazioni con cui andremmo ad affrontare l’impegno.

La flessibilità del lavoro conduce le persone ad avere esperienze molto diverse tra di loro: ad esempio, si può essere, per un periodo, supplente in una scuola, poi barista, poi istruttore in palestra o centralinista. Questa miscellanea presente sul curriculum, se da un lato denota spirito di adattamento e predisposizione al lavoro, dall’altro potrebbe far pensare a una persona che non ha le idee chiare o che non ha la capacità di seguire una strada.

Ragion per cui, a seconda dell’azienda o comunque del soggetto cui rivolgiamo il nostro curriculum, è bene inserire poche cose ma centrate, piuttosto che tante esperienze scollegate tra loro. Questo segna la fine del curriculum universale e l’avvento del curriculum “particolare”, nel quale si agisce “per sottrazione”, anche se ciò può voler dire eliminare la propria laurea o esperienze che riteniamo valide e importanti.

Il discorso affrontato è il frutto di un esperimento condotto in estate con l’aiuto di una ragazza in possesso della laurea triennale di ingegneria, e con alcune esperienze di call center alle spalle, alla ricerca di un lavoro part-time per completare gli studi: abbiamo inviato a 20 aziende alla ricerca di centraliniste due curriculum, uno completo e l’altro con le sole esperienze nel settore. Indovinate quali curriculum sono stati selezionati?

note

Autore immagine: 123rf com

Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI