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Come recuperare un credito con il fallimento della persona fisica

2 Agosto 2022
Come recuperare un credito con il fallimento della persona fisica

Anche il consumatore può fallire con la liquidazione controllata del sovraindebitamento: il creditore che non riesce a recuperare i soldi col pignoramento può rivolgersi al tribunale che nomina un liquidatore. 

La possibilità di chiedere il fallimento (oggi «liquidazione giudiziale») di un soggetto giuridico (una società o una ditta individuale) è subordinata alla sussistenza di determinati requisiti dimensionali prefissati dalla legge. In tutti gli altri casi, recuperare un credito è sempre assai difficile e subordinato alla titolarità di un immobile o di un conto corrente da aggredire (ma chi ha debiti – si sa – è in grado di occultare in anticipo tutte le sue attività). Proprio per risolvere questo problema oggi è possibile chiedere il fallimento della persona fisica, di colui cioè che non rientra nei presupposti per la fallibilità, che non ha un’azienda, che è un piccolo imprenditore e che, fino a ieri, è sfuggito a ogni forma di pignoramento. A stabilire come recuperare un credito con il fallimento della persona fisica è il nuovo codice della crisi di impresa all’articolo 268. 

Nel dettaglio, viene prevista una procedura – simile a quella disegnata da altri Stati anglosassoni – detta liquidazione controllata. In questo modo si consente al creditore di rivolgersi al tribunale per far nominare un «liquidatore giudiziale» il quale eserciti, nei confronti del debitore, tutte le azioni finalizzate a recuperare il proprio credito. Tra queste sono comprese anche le “revocatorie”: ossia le azioni rivolte a rendere inefficaci gli atti eventualmente posti dal debitore, nei cinque anni anteriori, per spogliarsi del proprio patrimonio (tramite vendite e donazioni). 

Scopo della procedura di liquidazione controllata è quindi recuperare i beni del debitore e poi liquidarli – ossia venderli all’asta – al fine di soddisfare, con il ricavato, i suoi creditori. Vengono fatti salvi solo quelli impignorabili e quelli necessari al mantenimento proprio e della famiglia.

La procedura può essere richiesta anche su istanza dello stesso debitore che si veda sopraffatto dalle obbligazioni e non vi riesca a far fronte in modo regolare, oppure dal pubblico ministero quando si tratta di un imprenditore. 

Quali sono le persone fisiche che possono essere dichiarate fallite? 

«La liquidazione controllata del sovraindebitamento» (così viene tecnicamente chiamato il “fallimento della persona fisica”) può essere attivata nei confronti dei seguenti soggetti:

  • il consumatore;
  • il professionista;
  • l’imprenditore minore;
  • l’imprenditore agricolo;
  • le start-up innovative;
  • ogni altro debitore non assoggettabile alla liquidazione giudiziale o ad altre procedure liquidatorie previste dal codice civile o da leggi speciali per il caso di crisi o insolvenza.

Presupposti per far dichiarare il fallimento della persona fisica

La liquidazione controllata del sovraindebitamento può essere richiesta anche su istanza di un solo creditore a condizione però che sussistano i seguenti presupposti:  

  • il debito per il quale si agisce deve essere superiore a 50.000 euro;
  • il debitore deve essere in stato di insolvenza (il che presuppone non solo che questi non abbia adempiuto alla propria obbligazione, ma che le procedure di esecuzione forzata nei suoi confronti siano o appaiano infruttuose); 
  • il debitore possegga un attivo (anche se ceduto a terzi nei cinque anni anteriori) certificato da un OCC, ossia un Organismo di composizione della crisi. 

La procedura per far dichiarare il fallimento della persona fisica

La domanda di apertura della liquidazione controllata si presenta mediante ricorso al tribunale nel cui circondario il debitore ha il centro degli interessi principali.

Quando il debitore è in stato di insolvenza, la domanda può essere presentata da un creditore anche in pendenza di procedure esecutive individuali.

Non si apre la procedura di liquidazione controllata se l’OCC, su richiesta del debitore, attesta che non è possibile acquisire attivo da distribuire ai creditori neppure mediante l’esercizio di azioni giudiziarie.

All’attestazione sono allegati i documenti:

  • l’elenco di tutti i creditori, con l’indicazione delle somme dovute;
  • l’elenco degli atti di straordinaria amministrazione compiuti negli ultimi cinque anni;
  • la copia delle dichiarazioni dei redditi degli ultimi 3 anni;
  • l’indicazione degli stipendi, delle pensioni, dei salari e di tutte le altre entrate del debitore e del suo nucleo familiare.

Come precisa la relazione al decreto correttivo, la ratio di questo limite è evitare i costi che derivano alla collettività dall’apertura di una procedura concorsuale quando è già chiaro che essa non può portare al creditore alcun vantaggio.

Quando i creditori o il PM hanno proposto la domanda di liquidazione controllata, il debitore può chiedere di accedere al piano del consumatore o al concordato minore. In tal caso il giudice deve concedere un termine per poter integrare la domanda. Alla scadenza del termine, se il debitore non ha integrato la domanda, oppure in ogni caso di mancata apertura o di cessazione delle procedure alternative, il giudice dichiara aperta la procedura di liquidazione controllata.

Effettuate le verifiche, il tribunale dichiara con sentenza l’apertura della liquidazione controllata.

La sentenza, che viene notificata al debitore e al creditore:

  • nomina il giudice delegato;
  • nomina il liquidatore nell’elenco dei gestori della crisi;
  • ordina al debitore di depositare bilanci, scritture contabili e fiscali e l’elenco dei creditori;
  • fissa un termine per presentare le domande di ammissione al passivo, di restituzione e rivendicazione;
  • ordina di consegnare o rilasciare i beni facenti parte del patrimonio di liquidazione; 
  • dispone la pubblicazione e la trascrizione della sentenza.

Il tribunale nella sentenza ordina al debitore di depositare entro 7 giorni:

  • i bilanci e le scritture contabili e fiscali obbligatorie (ad esempio la dichiarazione dei redditi);
  • l’elenco dei creditori.

Il tribunale nella sentenza ordina la consegna o il rilascio dei beni facenti parte del patrimonio di liquidazione, salvo che non ritenga, in presenza di gravi e specifiche ragioni, di autorizzare il debitore o il terzo a utilizzare alcuni di essi. 

Con la sentenza che apre la liquidazione controllata si apre il concorso dei creditori sul patrimonio del debitore.

Procedura di liquidazione dei beni del debitore

Il liquidatore, autorizzato dal giudice delegato, esercita o se pendente prosegue:

  • ogni azione prevista dalla legge finalizzata a conseguire la disponibilità dei beni compresi nel patrimonio del debitore e ogni azione diretta al recupero dei crediti;
  • ogni azione diretta a far dichiarare inefficaci gli atti compiuti dal debitore in pregiudizio dei creditori. Il liquidatore in questo caso è legittimato ad esercitare l’azione revocatoria ordinaria contro eventuali atti dispositivi posti in essere dal debitore con effetti fraudolenti, o comunque riduttivi della garanzia patrimoniale dei creditori.

All’esito della liquidazione dei beni del debitore, il ricavato viene ripartito tra i creditori secondo un progetto approvato dal giudice delegato. In particolare, il liquidatore deve formare un progetto di riparto da comunicare al debitore e ai creditori, indicando un termine non superiore a 15 giorni per presentare osservazioni. Egli quindi provvede alla distribuzione delle somme ricavate dalla liquidazione secondo l’ordine di prelazione risultante dallo stato passivo. 



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1 Commento

  1. Parlare di “fallimento della persona fisica” è errato e fuorviante. Il nuovo codice della crisi prende le distanze dalla parola fallimento, continuare ad usare questo termine è ingannevole.

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