Diritto e Fisco | Articoli

Messa alla prova: come funziona?

5 Agosto 2022 | Autore:
Messa alla prova: come funziona?

Sospensione del procedimento con messa alla prova dell’imputato: cos’è, in cosa consiste, quante volte può essere chiesta e quali effetti comporta?

La legge consente a chi ha commesso un reato di evitare il processo decidendo volontariamente di sottoporsi a un percorso di riabilitazione sociale che comprende anche lo svolgimento, a titolo gratuito, di un lavoro di pubblica utilità. In pratica, è come se l’imputato decidesse di “ripagare” la società mettendosi a disposizione della stessa per svolgere attività che possano essere utili a tutti: si pensi al volontariato nella protezione civile, ad esempio. Con il presente articolo ci occuperemo proprio di questo argomento: vedremo cioè come funziona la messa alla prova.

Come diremo nel prosieguo, si tratta di un istituto relativamente recente per gli imputati maggiorenni, in quanto è stato introdotto solamente nel 2014 sulla scorta di quanto era già previsto, invece, per gli imputati minorenni. Una sentenza della Corte Costituzionale, peraltro, ne ha ampliato i confini di applicabilità, con la conseguenza che, oggi, l’imputato può evitare il processo (e quindi la condanna) più di una volta, purché ricorrano determinate condizioni. Se l’argomento ti interessa, prosegui nella lettura: vedremo insieme come funziona la messa alla prova.

Messa alla prova: cos’è?

La messa alla prova è un particolare rito alternativo: significa che l’imputato, anziché affrontare il processo (che rappresenterebbe il rito ordinario), preferisce sottoporsi a un “piano di recupero sociale” che prevede, tra le altre cose, lo svolgimento di un lavoro di pubblica utilità sotto forma di volontariato gratuito.

Messa alla prova: a cosa serve?

La messa alla prova serve a evitare il processo e, di conseguenza, la possibile condanna all’esito dello stesso.

Con la messa alla prova il giudice sospende il procedimento (per un massimo di due anni), ordina all’imputato di risarcire i danni alla vittima del reato e di svolgere gratuitamente un lavoro di pubblica utilità a favore della società.

Se la “prova” avrà esito positivo, nel senso che l’imputato rispetta gli impegni stabili dal provvedimento del giudice, alla successiva udienza verrà dichiarata l’estinzione del reato, con la conseguenza che l’imputato non dovrà scontare alcuna pena.

Al contrario, se l’imputato non si comporta bene durante il periodo di sospensione del processo con messa alla prova, allora il giudice ne prende atto e il procedimento riprenderà da dove si era interrotto.

Messa alla prova: in cosa consiste?

Come più volte ricordato, la messa alla prova consiste in una serie di prescrizioni che l’imputato deve rispettare se vuole ottenere l’estinzione del reato. Nello specifico, l’imputato che chiede di accedere alla messa alla prova deve:

  • risarcire il danno alla vittima, restituirle le cose sottratte oppure riparare il danno provocato. Ad esempio, il ladro che vuole ottenere la messa alla prova deve restituire il maltolto;
  • prestare il consenso allo svolgimento, a titolo gratuito, di un lavoro di pubblica utilità, da scegliere concordemente all’Ufficio di esecuzione penale esterna del tribunale, che si occupa per l’appunto di tali compiti.

Messa alla prova: quando si può chiedere?

La messa alla prova può essere chiesta solamente per determinati reati. Per la precisione, la legge [1] dice che si può accedere alla messa alla prova nel caso di:

  • reati puniti con la sola pena pecuniaria, cioè solamente con la multa o l’ammenda;
  • reati puniti con pena detentiva non superiore a quattro anni (anche congiunta a pena pecuniaria);
  • reati per i quali è prevista la citazione diretta a giudizio, come ad esempio il furto aggravato, la ricettazione, la violenza o minaccia a un pubblico ufficiale, ecc.

Dal punto di vista “temporale”, la messa alla prova può essere chiesta al massimo entro l’apertura del dibattimento: ciò significa che si può chiedere di svolgere un lavoro di pubblica utilità anziché affrontare il processo entro la prima udienza.

Messa alla prova: si può chiedere durante le indagini preliminari?

La richiesta di sospensione del procedimento con messa alla prova può essere chiesta anche dall’indagato, cioè dal soggetto solamente sospettato di aver commesso un reato ma non ancora formalmente rinviato a giudizio.

In questo caso, la richiesta va innanzitutto sottoposta al pubblico ministero e poi al giudice per le indagini preliminari, il quale decide se sussistono i presupposti per l’accoglimento.

Messa alla prova: quante volte può essere chiesta?

Per legge, la sospensione del procedimento con messa alla prova dell’imputato può essere concessa solo una volta.

Sul punto è però recentemente intervenuta la Corte Costituzionale [2], la quale ha stabilito che la messa alla prova può essere concessa una seconda volta quando i reati, anche se contestati in diversi procedimenti, sono stati commessi «con un’unica azione o omissione o in esecuzione di un medesimo disegno criminoso».

Il caso ha riguardato un imputato che, dopo essere stato arrestato per spaccio, aveva ottenuto la messa alla prova. Dopo l’esito positivo della stessa, era stato rinviato a giudizio per altri episodi di spaccio compiuti in periodi più o meno contestuali al primo arresto, in esecuzione dello stesso disegno criminoso e, dunque, costituenti un unico reato continuato con quello precedentemente contestato.

In un caso del genere, l’imputato può essere ammesso una seconda volta alla messa alla prova, in quanto i fatti successivamente contestati erano strettamente collegati ai primi.

Secondo la Consulta, «Se tutti i reati commessi in continuazione fossero stati contestati nell’ambito dell’unico procedimento, i relativi imputati ben avrebbero avuto la possibilità di chiedere e -sussistendone tutti i presupposti- di ottenere il beneficio della sospensione del procedimento con messa alla prova in relazione a tutti i reati».

Messa alla prova: cosa succede al termine?

Come anticipato, decorso il periodo di sospensione del procedimento con messa alla prova, il giudice dichiara con sentenza estinto il reato se, tenuto conto del comportamento dell’imputato e del rispetto delle prescrizioni stabilite, ritiene che la prova abbia avuto esito positivo.

Se invece l’imputato non si è attenuto al programma di trattamento, il giudice dispone con ordinanza che il processo riprenda il suo corso.

Messa alla prova: quando può essere revocata?

La messa alla prova può perfino essere revocata dal giudice durante il suo svolgimento, cioè nel periodo in cui il procedimento è sospeso. Ciò accade:

  • in caso di grave o reiterata trasgressione al programma di trattamento o alle prescrizioni imposte, ovvero di rifiuto alla prestazione del lavoro di pubblica utilità;
  • in caso di commissione, durante il periodo di prova, di un nuovo delitto doloso ovvero di un reato della stessa indole rispetto a quello per cui si procede.

note

[1] Art. 168-bis cod. pen.

[2] Corte cost., sent. n. 174 del 12 luglio 2022.

Autore immagine: depositphotos.com


Sostieni laleggepertutti.it

"La Legge per Tutti" è una testata giornalistica indipendente che da oltre 10 anni informa gratuitamente milioni di persone ogni mese senza il supporto di finanziamenti pubblici. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale.Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube