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Lo sai che? Esame avvocato: per la bocciatura all’abilitazione professionale basta il voto numerico

Lo sai che? Pubblicato il 5 novembre 2014

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> Lo sai che? Pubblicato il 5 novembre 2014

Se la valutazione non è vicino alla sufficienza si può bocciare anche senza le osservazioni sul testo imposte dalla riforma.

Si avvicina dicembre e i praticanti avvocati stanno affilando i quattro codici per la partecipazione all’annuale esame di abilitazione professionale (quest’anno fissati per la triade dei giorni 16, 17 e 18). E se anche non faccia bene, in questi casi, all’aspirante legale parlare già di esiti e bocciature, tuttavia proprio oggi è stata diffusa una sentenza del Tar Campania [1] che, contraddicendo quella di due mesi fa del Tar Lazio (da noi commentata in: “Esame avvocato: non basta più il voto numerico”), non getta buone speranze sul modus operandi delle commissioni.

Secondo i giudici amministrativi campani, basta il voto numerico per bocciare agli scritti il candidato. Il compito, quindi, può essere quindi bocciato anche se rimasto privo delle osservazioni – positive o negative – previste dalla riforma forense sui singoli punti del testo.

La sentenza sostiene che, se la valutazione dell’elaborato non è vicina alla sufficienza, la commissione non deve dare altre spiegazioni.

L’eventuale valutazione dei compiti, fatta in modo rapido, dai commissari non è, di per sé, già un indice di vizio funzionale. Gli esaminatori – sostiene il TAR campano – hanno tutte le competenze necessarie per giudicare anche rapidamente gli elaborati di chi si presenta all’esame di Stato. Il voto numerico attribuito alle prove scritte, scrive il collegio, sintetizza il giudizio tecnico-discrezionale dell’organo collegiale preposto e risulta dunque adeguato, specie se si considera che, nel caso di specie, l’aspirante avvocato ha riportato un punteggio di 84 contro il minimo di 90, ciò che esonera la commissione da ulteriori chiarimenti sulla bocciatura.

Peraltro, al di là di casi eccezionali, con sviste macroscopiche o decisioni illogiche o arbitrarie, il giudice amministrativo non può sostituirsi alla commissione nella valutazione del candidato, sia pure sulla scorta di indicazioni ricavabili da pubblicazioni scientifiche.

La questione resta però controversa: la sommarietà della correzione, infatti, era stata categoricamente censurata dai colleghi del Tar Lazio (in quell’occasione il praticante aveva ottenuto entro quaranta giorni la nuova correzione degli elaborati) che, così, si pongono in antitesi con la sentenza qui in commento.

note

[1] Tar Campania sent. n. 5597/14.

Autore immagine: 123rf com


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