Diritto e Fisco | Editoriale

L’avvocato non deve stare sul web, né su Facebook: Aiga contro CNF

5 Novembre 2014 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 5 Novembre 2014



Non solo i social network e Google Adwords, ma nel divieto entrerebbe anche paginebianche.it.

Evidentemente non ce ne siamo accorti solo noi. Sono passate alcune settimane dal nostro articolo che aveva gettato forte scompiglio nel mondo degli avvocati (leggi “No profilo Facebook dello studio legale: così la nuova deontologia forense”), ed ora anche l’Aiga, l’Associazione che rappresenta i giovani avvocati,si è accorta della “distonia” contenuta nel codice deontologico appena approvato.

Il pomo della discordia

Come già avevamo spiegato, il nuovo art. 35 del codice limita pesantemente (ed in maniera del tutto ingiustificata) la presenza su internet dei legali.

Detta norma stabilisce:

L’avvocato può utilizzare, a fini informativi, esclusivamente i siti web con domini propri senza reindirizzamento, direttamente riconducibili a sé, allo studio legale associato o alla società di avvocati alla quale partecipi, previa comunicazione al consiglio dell’ordine di appartenenza della forma e del contenuto del sito stesso”.

L’avvocato deve quindi guardarsi bene dal rimandare riferimenti al proprio studio su siti internet che non siano il proprio. In altre parole, il dominio (il nome cioè dopo il www.) deve essere di sua proprietà. Almeno se vuole svolgere informazione nei confronti della clientela piuttosto che condividere foto della sera prima al bar con gli amici. Non potrebbe, quindi, avere una pagina Facebook che rappresenti il proprio studio (cosa ben diversa dal profilo personale); non potrebbe avere un profilo Linkedin in cui pubblicizzi l’attività; non potrebbe presenziare su siti vetrina e su raccolte di network come molti quotidiani famosi si sono attrezzati a fare. Ed ancora, andando per estremi, non potrebbe neanche essere presente sul sito di paginebianche.it.

Così, ieri l’Aiga ha diffuso sul proprio sito Internet un comunicato stampa con cui si è scagliato ferocemente contro il nuovo codice deontologico forense.

Anche secondo l’Aiga – che quindi appoggia la nostra interpretazione data in “No profilo Facebook dello studio legale” – questo potrebbe comportare: “Niente Facebook, niente pubblicità online”. “Stando alla formulazione della norma, sarebbe impossibile, per esempio, che un avvocato o un gruppo di avvocati attivi su Roma presentassero i propri servizi – magari anche offrendo informazioni e aggiornamenti – su un sito dal dominio avvocati-roma.info. E ancora, la norma lascia intendere che un avvocato che cura la propria pagina Facebook professionale (…) offrendo informazioni e aggiornamenti gratuiti utili al cittadino debba ora sospendere questa attività”.

 

Anche l’utilizzo di strumenti di pubblicità online, come Adwords di Google, potrebbe essere limitato, anche se Nicoletta Giorgi, presidente dell’Aiga, sottolinea che “Questi link a pagamento, se correttamente utilizzati, costituiscono un veicolo lecito per “indirizzare” potenziale clientela verso il proprio sito, che contiene la presentazione dei propri servizi e dei propri titoli. Proprio come accade con qualsiasi inserzione su giornali o con le affissioni, finanche in autobus. Esattamente come un’inserzione su un giornale o una rivista, che ha lo scopo di reindirizzare i clienti verso lo studio del professionista”.

 

Perché questa disparità di trattamento?

L’Aiga rincara la dose: “la restrizione dell’utilizzo del web, oltre ad essere un vero bavaglio anacronistico, porrebbe la nostra categoria professionale in una condizione di forte disparità e svantaggio, anche rispetto agli altri colleghi professionisti che non devono sottostare a limiti di scelta degli strumenti con cui veicolare le proprie informazioni”.

Per questi motivi, lo scorso 27 ottobre, è stata inviata una lettera al CNF con la richiesta di chiarimenti.

note

Autore immagine: 123rf com


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