Più facile recuperare i crediti con il fallimento delle persone fisiche

1 Agosto 2022 | Autore:
Più facile recuperare i crediti con il fallimento delle persone fisiche

Con il nuovo codice della crisi di impresa sarà possibile chiedere il fallimento anche delle persone fisiche per poter riscuotere un credito.

Nel corso degli anni è capitato spesso che creditori non riuscissero a riscuotere il proprio credito nei confronti di una persona fisica poiché non passibile di fallimento: un bel problema, considerato che, in assenza di questa possibilità, riuscire a recuperare i soldi avanzati diventava davvero difficile. Così difficile che il legislatore, accortosi di questo bug, ha deciso di risolverlo alla radice modificando la normativa e introducendo un’importante novità che per i creditori potrebbe rivelarsi vincente. Da oggi in poi, infatti è più semplice riuscire a riscuotere un credito nei confronti di una persona fisica. Grazie al nuovo codice della crisi di impresa è possibile chiedere il fallimento delle persone fisiche, che fino ad ora non possedevano i presupposti per la fallibilità non essendo titolari di un’azienda, né essendo piccoli imprenditori, e riuscendo sempre a sfuggire a ogni forma di pignoramento in virtù della propria qualificazione. Da oggi, però, l’aria cambia. I requisiti che la legge chiede per ottenere il fallimento (divenuto «liquidazione giudiziale») di un soggetto giuridico, con la nuova normativa sono stati modificati, come detta l’articolo 268.

Nel dettaglio, è prevista una procedura ad hoc che disciplina la liquidazione controllata che attribuisce al creditore la facoltà di rivolgersi al tribunale per far nominare un «liquidatore giudiziale» che eserciti, nei confronti del debitore, tutte le azioni finalizzate a garantire il recupero del credito. Questa nuova procedura ha come scopo quello di recuperare i beni del debitore per poi venderli all’asta al fine di soddisfare, con il ricavato, i suoi creditori. Gli unici beni su cui né liquidatore né creditore potranno mettere le mani sono quelli impignorabili e quelli necessari al mantenimento proprio e della famiglia.

La liquidazione controllata può essere attivata non solo dal creditore, ma anche dallo stesso debitore che, compresa la gravità della situazione e la propria incapacità nel gestirla, preferisce affidare il compito ad un terzo specializzato. Stessa facoltà è affidata anche al pubblico ministero quando si tratta di un imprenditore.

Ma venendo al dunque, quali sono le persone fisiche che possono essere dichiarate fallite?

La nuova normativa prevede che «la liquidazione controllata del sovraindebitamento» (così viene tecnicamente chiamato il “fallimento della persona fisica”) può essere attivata nei confronti dei seguenti soggetti:

  • il consumatore;
  • il professionista;
  • l’imprenditore minore;
  • l’imprenditore agricolo;
  • le start-up innovative;
  • ogni altro debitore non assoggettabile alla liquidazione giudiziale o ad altre procedure liquidatorie previste dal codice civile o da leggi speciali per il caso di crisi o insolvenza».

Il creditore avrà la possibilità di chiedere la liquidazione controllata solo a patto che:

  • il debito per il quale si agisce deve essere superiore a 50.000 euro;
  • il debitore deve essere in stato di insolvenza;
  • il debitore possegga un attivo certificato da un Organismo di composizione della crisi.

Una volta avanzata la domanda di liquidazione controllata (da parte del creditore o del Pm) al debitore resta un’ultima chance per salvarsi, quella di richiedere un piano del consumatore o al concordato minore, che dovrà essere concesso dal giudice imponendo un termine entro il quale integrare la domanda. Scaduto il termine, se il debito persiste, viene dichiara aperta la procedura di liquidazione controllata.

Il tribunale nella sentenza ordina la consegna o il rilascio dei beni facenti parte del patrimonio di liquidazione, salvo che non scelga, nei casi più gravi, di autorizzare direttamente  il debitore o il terzo a utilizzare alcuni di essi.

Una volta terminata la liquidazione, il ricavato viene ripartito tra i creditori secondo quanto dettato dal giudice, infine il liquidatore  provvede alla distribuzione delle somme ricavate dalla liquidazione secondo l’ordine di prelazione risultante dallo stato passivo. E con questa procedura anche i creditori della persona fisica possono stare tranquilli.



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