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Sentenza anti-aborto: come ora in Usa superano il divieto

1 Agosto 2022 | Autore:
Sentenza anti-aborto: come ora in Usa superano il divieto

Negli Stati Uniti, dopo la sentenza che non garantisce più il diritto all’aborto, è boom di pillole abortive, anche dove è espressamente vietato abortire.

C’era da aspettarselo: il sol fatto che ora in America il diritto all’aborto non sia più garantito a livello costituzionale ovviamente non ferma chi vuole o ha necessità di abortire. Semplicemente, aumenta i rischi di compiere malamente procedure delicate e pericolose, incentivando quelle fai da te o spingendo le donne ad affidarsi a persone incompetenti improvvisatesi abortisti. Non solo: in queste settimane si sono susseguite notizie di persone costrette a effettuare un viaggio per raggiungere qualche altro Stato americano che garantisse loro la possibilità di abortire in sicurezza e nei tempi stabiliti.

A poco più di un mese dalla sentenza shock della Corte Suprema, che ha annullato il diritto costituzionale all’aborto, permettendo a Stati a guida repubblicana di limitare al massimo se non vietare del tutto l’interruzione di gravidanza, negli Stati Uniti ora è boom di siti che vedono pillole abortive. Anche negli otto stati che hanno vietato l’aborto e i sei che l’hanno limitato, è sempre possibile quindi continuare a ricevere per posta da farmacie online le pillole abortive. Si tratta di pillole sicure ma, come sempre succede nel mondo di internet, la truffa è dietro l’angolo, ed è ancora più pericoloso quando si è costretti a ricorrere a questi metodi per un trattamento sanitario così importante.

Già prima dell’annuncio della ampiamente anticipata decisione della Corte a maggioranza conservatrice, gruppi come il sito Plan C hanno incominciato a studiare modi in cui poter avviare un sistema sicuro per organizzare, attraverso un servizio di telemedicina, l’invio delle pillole – approvate dalla Fda e che si possono assumere fino alla decima settimana di gestazione – alle donne che vivono negli stati dove il loro diritto a scegliere è stato negato.

L’iniziativa non è priva di rischi legali per Elisa Wells e le altre attiviste del gruppo: possono infatti incorrere in indagini penali da parte delle magistrature locali, essere colpite da cause civili e perdere anche la licenza medica per aver inviato pillole abortive in uno stato dove la procedura è vietata. Per questo è stato ideato uno stratagemma, quello dell’inoltro postale: se per esempio una donna chiama il servizio di telemedicina dal Texas, dove l’aborto è vietato, può farsi mandare la pillola in Colorado, dove è legale, e da lì i servizi di inoltro postale lo fanno arrivare a destinazione.

Inoltre, chi conduce il consulto telefonico sta ben attento a non fare molte domande sulla residenza effettiva della paziente, l’importante è che sia in grado di fornire un indirizzo in uno stato dove l’aborto è legale.

Citando il famoso mantra «non chiedere, non dire» con cui negli anni ’90 il Pentagono si relazionava con i militari gay, nei giorni scorsi sul Washington Post Wells ha spiegato che sul sito Plan C è possibile verificare tutti i tipi di pillole abortive sicure, cioè autorizzate dalla Fda. Solo nei giorni immediatamente successivi alla sentenza della Corte Suprema il sito aveva ricevuto oltre mezzo milione di visite.

Gli esperti, infatti, sottolineano come con questo boom di richieste di pillole abortive online, ci sia il rischio di incappare in siti che non offrono medicinali sicuri o che sono delle vere e proprie truffe. «I truffatori vanno dove c’è la domanda, questa crea opportunità per i criminali e mette a rischio la sicurezza delle pazienti» spiega a Politico Libby Baney, della Alliance for Safe Online Pharmacies, un altro gruppo per la commercializzazione online delle pillole abortive.



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