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Dichiarazione di successione e conto corrente in comunione dei beni

5 Agosto 2022
Dichiarazione di successione e conto corrente in comunione dei beni

Il conto corrente intestato a un solo coniuge, seppure in comunione dei beni, va inserito integralmente nella dichiarazione di successione salvo prova contraria fornita dagli eredi. 

Come va riportato, in dichiarazione di successione, il conto corrente intestato a un solo coniuge se questi era in comunione dei beni con l’altro? La questione è stata affrontata dall’Agenzia delle Entrate nella risposta a un interpello [1].

Partiamo dal fatto che, secondo la Cassazione [2], nel conto corrente in comunione dei beni conta più la sostanza che la forma: quindi, se il deposito bancario è intestato a un solo coniuge e da questi alimentato con i vari versamenti, l’attivo appartiene esclusivamente a quest’ultimo. Ad esempio, se il saldo risulta provenire dal versamento di somme di pertinenza di uno solo dei correntisti (ad esempio dal reddito da questi percepito), si deve escludere che l’altro possa avanzare diritti sul saldo medesimo.

La legge prevede poi che, nella comunione dei beni, il conto corrente intestato a un solo coniuge sia da questi utilizzabile in via esclusiva, non potendo l’altro accampare diritti sullo stesso. Solo in caso di separazione tra coniugi il saldo va diviso (è la cosiddetta comunione de residuo), a meno che l’intestatario non dimostri appunto che il conto era alimentato solo da sé. Finché invece la coppia è unita in matrimonio, il proprietario del conto può fare delle somme ciò che vuole. 

Vediamo infine che succede in caso di decesso del coniuge intestatario del conto corrente sposato in regime di comunione dei beni. Ebbene, secondo l’Agenzia delle Entrate, nella dichiarazione di successione va indicato l’intero importo del saldo attivo del conto corrente intestato al defunto, salvo che gli eredi dimostrino che il suo credito verso la banca sia sottoposto al regime di comunione legale dei beni. In quest’ultimo caso, nella dichiarazione di successione va indicato un valore pari alla metà di detto saldo attivo. Lo stesso vale per il saldo attivo di un libretto di risparmio.

Ricordiamo che, in caso di comunione legale, gli acquisti effettuati anche da un solo coniuge appartengono anche all’altro nella misura del 50%. Quando il regime di comunione legale cessa (ad esempio in caso di separazione legale o di morte di uno dei coniugi) i beni devono essere materialmente divisi tra i coniugi o, quando ciò non è possibile, vanno liquidati. Nel caso quindi del conto corrente intestato a un solo coniuge in comunione dei beni, il saldo attivo va diviso tra moglie e marito al momento della separazione. 

In caso di morte del coniuge titolare del conto corrente, l’Agenzia delle Entrate stabilisce che, nella dichiarazione di successione va inserito tutto il saldo, ma se gli eredi dimostrano che le somme erano in comunione è possibile inserire solo metà del saldo. 

In particolare, se un conto corrente o un libretto sono intestati solo al defunto, nella dichiarazione di successione va indicato l’intero saldo attivo, a meno che l’erede dia una «dimostrazione contraria» connotata da «requisiti di certezza idonei». In generale, quanto all’attivo ereditario esistente presso le banche, la prova della sua appartenenza alla comunione legale non pare complicata se si tratta di strumenti finanziari: il loro acquisto ne determina l’immediata sottoposizione al regime di comunione. Quanto invece al saldo del conto corrente, essendo un credito acquisito dal de cuius verso la banca nel momento in cui deposita il denaro, vi è un netto contrasto tra la tesi della sua sottoposizione al regime di comunione [3] e la tesi della sua estraneità al patrimonio comune [4].


note

[1] Ag. Entrate risposta a interpello n. 398 del 1° agosto 2022.

[2] Cass. sent. n. 23403/2022.

[3] Cass. sent. n. 21098/2007; 799/2009.

[4] Cass. sent. n. 6424/1987, 9513/1991, 987/1995, 1363/1999, 1548/2008.


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