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Disabile non disoccupato: può vincere un concorso pubblico?

5 Agosto 2022 | Autore:
Disabile non disoccupato: può vincere un concorso pubblico?

Nei concorsi pubblici, le quote di riserva di posti per le categorie protette richiedono il requisito della disoccupazione anche per i disabili.

Le persone diversamente abili che partecipano ad un concorso hanno diritto ad essere inserite nelle cosiddette quote di riserva, che sono previste in favore delle categorie protette proprio per eliminare la situazione di svantaggio derivante dalle loro minorazioni. Ma nei concorsi pubblici per ottenere questa agevolazione è richiesto anche il requisito della disoccupazione; quindi ci si domanda se un disabile che al momento della domanda di partecipazione al concorso era disoccupato, può accedere alla riserva dei posti messi a bando e poi entrare in graduatoria utile anche se nel frattempo – viste le solite lungaggini delle procedure concorsuali – ha trovato lavoro altrove e, pertanto, nel momento in cui il concorso si conclude non è più disoccupato. In breve: un disabile non disoccupato può vincere un concorso pubblico?

Concorsi riservati per persone disabili

La legge [1] vieta ogni forma di «discriminazione fondata sulla disabilità per tutto ciò che concerne il lavoro in ogni forma di occupazione, in particolare per quanto riguarda le condizioni di reclutamento, assunzione e impiego, la continuità dell’impiego, l’avanzamento di carriera e le condizioni di sicurezza e di igiene sul lavoro».

Per dare effettiva tutela alle persone affette da disabilità, la normativa ha introdotto i cosiddetti «concorsi riservati», chiamati così perché prevedono una riserva obbligatoria dei posti messi a concorso in favore degli appartenenti alle «categorie protette» iscritte negli appositi elenchi tenuti dai servizi per il «collocamento mirato» [2]. Tra questi beneficiari delle quote di riserva  figurano anche gli invalidi civili di grado superiore al 45% e gli invalidi del lavoro con percentuale maggiore del 33%.

Quote di riserva per i disabili

La legge [3] impone ai datori di lavoro pubblici e privati di assumere alle proprie dipendenze lavoratori appartenenti alle categorie protette, nel rispetto di determinate quote sul totale delle assunzioni complessive programmate: sono le quote di riserva per i disabili. Questo obbligo riguarda espressamente anche i concorsi banditi nelle pubbliche amministrazioni [4].

Pertanto, i disabili che, nel momento in cui partecipano ad un concorso pubblico, risultano iscritti negli appositi elenchi del collocamento mirato hanno diritto alla quota di riserva dei posti messi a concorso (che è stabilita specificamente in ogni bando e, in linea generale, può arrivare fino al 50% del totale dei posti).

Concorso per disabili: il requisito della disoccupazione

Una norma contenuta nella legge originaria del 1999 prevedeva [5] che: «i disabili che abbiano conseguito le idoneità nei concorsi pubblici possono essere assunti, ai fini dell’adempimento dell’obbligo di cui all’art. 3, anche se non versino in stato di disoccupazione e oltre i limiti dei posti ad essi riservati nel concorso». In questo modo, era consentito “sforare” le quote di riserva per i disabili e assumerne un numero maggiore, nel limite della disponibilità dei posti concorsuali complessivi.

Tuttavia, una successiva legge [6] nel 2014 ha abolito l’inciso relativo alla disoccupazione e la formulazione attuale della norma è diventata questa: «I disabili che abbiano conseguito le idoneità nei concorsi pubblici possono essere assunti, ai fini dell’adempimento dell’obbligo di cui all’articolo 3, anche oltre il limite dei posti ad essi riservati nel concorso».

Disabile non più disoccupato: può vincere il concorso?

Con l’entrata in vigore della nuova norma si è subito pensato che il legislatore, eliminando il riferimento alla disoccupazione del disabile, avesse voluto garantire la quota di riserva soltanto ai disabili che – oltre a possedere il requisito al momento della domanda di partecipazione – avessero mantenuto lo stato di disoccupazione per tutta la durata del concorso, fino alla sua conclusione. La giurisprudenza, però, non ha aderito a questa severa impostazione: una nuova sentenza del Tar di Palermo [7], che puoi leggere per esteso al termine di questo articolo, ha accolto il ricorso di alcuni disabili risultati vincitori di un concorso pubblico presso una Asl che gli aveva negato il posto di lavoro perché nel frattempo (il concorso era durato tre anni) avevano perduto lo stato di disoccupazione, trovando impiego altrove.

Quindi, il disabile non è “costretto” a restare disoccupato in attesa di conoscere l’esito del concorso al quale ha partecipato, e ha comunque diritto al posto se possedeva il requisito della disoccupazione al momento della domanda di partecipazione.

I giudici amministrativi palermitani, richiamando un recente orientamento del Consiglio di Stato [8], hanno sottolineato che «il legislatore del 1999 ha innovato la precedente disciplina solo per quanto riguarda lo stato di disoccupazione al momento dell’assunzione, e non a quello della partecipazione alla selezione; ciò, verosimilmente, per non costringere il disabile disoccupato a rimanere in questo stato sino alla conclusione della procedura concorsuale, la cui durata non è facilmente prevedibile, e anche per risolvere definitivamente la questione, più volte affrontata dalla giurisprudenza con esiti incerti, della precarietà del lavoro svolto al momento della assunzione, la quale precarietà, secondo un orientamento giurisprudenziale non sempre univoco, poteva fare venire meno lo stato di disoccupazione».


note

[1] Art. 27 L. n. 18/2009 (ratifica direttiva UE n. 2000/78/CE).

[2] Art. 8 L. n. 68/1999.

[3] Art. 3 L. n. 68/1999.

[4] Art. 7. co. 2 L. n. 68/1999 e art. 35 D .Lgs. n.165/2001.

[5] Art. 16, co. 2, L. n. 68/1999.

[6] Art. 25, co. 9 bis, L. n. 114/2014.

[7] Tar Palermo, sent. n. 2459/2022.

[8] Cons. St. sent. n. 953/2021.

TAR Palermo, sez. II, sent., 29 luglio 2022, n. 2459
Presidente La Greca – Relatore Giallombardo

Fatto
1. Con ricorso notificato il 28 febbraio 2022 e depositato il 25 marzo 2022, parte ricorrente ha sinteticamente esposto quanto segue: – che, con deliberazione n. 48 del 16 ottobre 2018, l’Amministrazione intimata ha indetto un concorso pubblico, riservato alle categorie di cui all’art. 1, L. n. 68/1999, per n. 4 posti di collaboratore amministrativo professionale (categoria D), a tempo pieno e indeterminato; – che i ricorrenti, all’esito delle prove concorsuali, si sono utilmente collocati in graduatoria; – che, con l’impugnata delibera, l’Amministrazione ospedaliera ha escluso i ricorrenti dalla graduatoria perché non più iscritti nello specifico elenco di cui all’art. 8 della L. n. 68/1999, in quanto – nelle more dell’espletamento delle procedure concorsuali – gli stessi avevano trovato altra occupazione; – che, pertanto, sarebbero rimasti vacanti due dei quattro posti messi a bando. Parte ricorrente ha contestato l’illegittimità dei provvedimenti impugnati sulla scorta dei seguenti motivi. Con il primo motivo di ricorso, rubricato «Violazione e falsa applicazione degli artt. 1 e 8 del bando di concorso nonché degli artt. 1,3,7 comma 2, 8 e 16 della L. 68/99. Eccesso di potere per errore nei presupposti, illogicità manifesta, difetto di motivazione», parte ricorrente ha contestato la delibera di esclusione dei ricorrenti in quanto, se da un lato lo stato di disoccupazione costituirebbe requisito di ammissione al concorso (art. 1 del bando impugnato) e condizione per l’assunzione dei vincitori (art. 8 del bando impugnato), dall’altro il bando non avrebbe, tuttavia, richiesto il mantenimento di tale stato per tutta la durata della procedura concorsuale (protrattasi, nel caso di specie, per circa tre anni). I ricorrenti, pertanto, ben avrebbero potuto recedere dai rapporti di lavoro nelle more intrapresi, in modo tale da risultare, al momento dell’assunzione, nuovamente non occupati. Con il secondo motivo di ricorso, rubricato «Eccesso di potere per contraddittorietà e difetto di motivazione», parte ricorrente ha sostenuto che la delibera in questione si porrebbe in contrasto con le deliberazioni nn. (omissis) del 5 luglio 2021 e (omissis) del 15 settembre 2021, di ammissione e di esclusione dei candidati. Con il terzo motivo di ricorso, parte ricorrente ha contestato la «Violazione e falsa applicazione dei principi di buon andamento della pubblica amministrazione (art. 97 Cost.) e di efficacia dell’attività amministrativa (art. 1 comma 1 L. 241/1990), nonché dell’art. 3 della L. 68/99», in quanto, con la delibera impugnata, l’Amministrazione intimata non avrebbe assunto i ricorrenti, lasciando peraltro vacanti due dei quattro posti messi a bando (tenuto altresì conto dell’esclusione, con il medesimo provvedimento, del quarto concorrente in graduatoria). Ciò posto, parte ricorrente ha chiesto – previa assunzione degli opportuni provvedimenti cautelari – di annullare i provvedimenti impugnati, con vittoria delle spese. 2. Si sono costituite l’Amministrazione intimata e il controinteressato. 3. La resistente, con successiva memoria: – ha contestato la giurisdizione del giudice amministrativo, sostenendo che la controversia rientrerebbe nella giurisdizione del giudice ordinario, in quanto inerente all’assunzione al lavoro, ex art. 63, d.lgs. n. 165/2001; – ha comunque sostenuto la «improcedibilità e/o inammissibilità» del ricorso per mancata tempestiva impugnazione del bando di concorso, atteso che l’esclusione dei candidati discenderebbe dalle disposizioni del bando, e in particolare dalle disposizioni riguardanti i requisiti di ammissione e gli adempimenti funzionali alla nomina dei vincitori che, a parere dell’Azienda ospedaliera, avrebbero dovuto essere immediatamente impugnate; – ha quindi contestato nel merito il ricorso, sostenendo la legittimità dei provvedimenti impugnati, in quanto: i. la L. n. 68/1999 imporrebbe l’assunzione di lavoratori disabili iscritti nell’apposito elenco di cui all’art. 8, co. 2, della medesima legge; ii. tale obbligo troverebbe conferma nell’art. 16, co. 2, della suddetta legge che, a seguito delle modifiche del 2014, non prevedrebbe più l’assunzione degli idonei anche se non disoccupati; iii. le delibere nn. (omissis)e (omissis)del 2021 avrebbero trovato giustificazione nell’esigenza di procedere preventivamente alla verifica dei requisiti di accesso, in modo da limitare al massimo la presenza dei candidati in un momento di recrudescenza della pandemia da COVID-19; iv. non vi sarebbe, infine, alcuna violazione del principio del buon andamento, tenuto conto che i ricorrenti non avrebbero potuto aspirare all’assunzione. Ciò posto, la resistente ha chiesto il rigetto dell’istanza cautelare e di dichiararsi inammissibile, improcedibile o comunque infondato il ricorso, con vittoria delle spese di lite. 4. Il controinteressato, con memoria depositata il 5 aprile 2022, ha svolto difese sostanzialmente analoghe a quelle dell’Azienda ospedaliera, contestando la giurisdizione del giudice amministrativo, l’inammissibilità del ricorso per mancata impugnazione del bando di concorso e, nel merito, sostenendo l’infondatezza delle censure mosse dai ricorrenti. 5. Con ordinanza n. (omissis) dell’11 aprile 2022 questa Sezione: i. ha fissato l’udienza di merito all’8 luglio 2022, ai sensi dell’art. 55, co. 10, c.p.a.; ii. ha disposto all’Amministrazione resistente di produrre tutti gli atti della procedura concorsuale e, in particolare, il verbale -OMISSIS- del 23 settembre 2021, con la graduatoria ad esso allegata. 6. La parte resistente, in adempimento all’ordinanza de qua, ha depositato memoria il 6 maggio 2022. 7. L’Amministrazione sanitaria e i ricorrenti hanno depositato memorie. La resistente, oltre a insistere sulle proprie ragioni, ha sostenuto che la graduatoria di merito sarebbe quella approvata dalla Commissione nell’ambito del citato verbale -OMISSIS- del 23 settembre 2021, già nota ai ricorrenti perché affissa all’esito dell’esame finale. Parte ricorrente ha: i. sostenuto che il controinteressato non rivestirebbe più tale posizione, tenuto conto che – essendo ormai scaduti i termini decadenziali per l’impugnazione della delibera per cui è controversia – l’eventuale accoglimento del ricorso non inciderebbe sulla sua posizione giuridica soggettiva, «essendovi due ricorrenti a fronte di due posti rimasti vacanti»; ii. insistito sulla giurisdizione del giudice amministrativo, in quanto l’atto impugnato sarebbe proprio l’approvazione della graduatoria di merito e non avrebbe alcuna rilevanza il richiamato verbale -OMISSIS- del 23 settembre 2021, ritenuto di natura endoprocedimentale; iii. contestato l’eccezione di improcedibilità del ricorso per mancata impugnazione del bando, atteso che gli odierni ricorrenti non avrebbero avuto alcuna ragione per censurare il bando; iv. contestato, altresì, il riferimento all’art. 16, co. 2, L. n. 68/1999, in quanto si tratterebbe di una norma riguardante gli idonei a concorsi pubblici, e non i vincitori degli stessi, quali sarebbero gli odierni ricorrenti i quali, peraltro, essendo stati esclusi dalla graduatoria finale, non potrebbero in futuro essere assunti dall’ASP di Palermo, ove perdessero l’attuale posto di lavoro. 8. All’udienza pubblica del giorno 8 luglio 2022 il ricorso è stato trattenuto in decisione.
Diritto
1. Con l’odierno ricorso questo Tribunale è chiamato a decidere sul provvedimento con il quale l’ASP di Palermo ha approvato la graduatoria e ha nominato i vincitori di un concorso pubblico riservato alle categorie di cui all’art. 1, L. n. 68/1999, escludendo gli odierni ricorrenti in quanto non più iscritti agli elenchi di cui all’art. 8, L. n. 68/1999. 2. Va previamente chiarito il perimetro del contraddittorio di cui al presente ricorso, avuto particolare riguardo: i. alla posizione dei ricorrenti, che hanno adito questo Tribunale con un ricorso collettivo, per il quale vanno conseguentemente verificati i relativi presupposti di proposizione; ii. e a quella del controinteressato, tenuto conto di quanto affermato da parte ricorrente con la memoria di replica. 2.1. Quanto ai ricorrenti, il Collegio ritiene sussistenti, nel caso di specie, entrambi i presupposti del ricorso collettivo, individuati dalla costante giurisprudenza da un lato, nell’identità di situazioni sostanziali e processuali (e, cioè, dalla condizione che le domande giudiziali siano identiche nell’oggetto e gli atti impugnati abbiano lo stesso contenuto e vengano censurati per gli stessi motivi); dall’altro, nell’assenza di un conflitto di interessi tra le parti (cfr., ex plurimis, Cons. St., sez. III, 3 febbraio 2022, n. 1705; Cons. St., sez. III, 10 agosto 2017, n. 3991). Sull’identità di situazioni sostanziali e processuali non è dato nutrire alcun dubbio, tenuto conto che i ricorrenti: i. sono risultati entrambi idonei all’esito delle prove concorsuali; ii. sono stati esclusi per il medesimo motivo (i.e., la mancata – perdurante – iscrizione nell’elenco di cui all’art. 8, L. n. 68/1999); iii. hanno, infine, impugnato gli stessi atti per i medesimi motivi. Né alcun dubbio è dato nutrire in merito all’assenza di conflitto di interessi, considerato che: i. entrambi i ricorrenti hanno preso parte alla procedura concorsuale per n. 4 posti di collaboratore amministrativo professionale (Ctg. D); ii. la graduatoria approvata con il provvedimento impugnato ha contemplato unicamente due soggetti, avendo escluso, dei cinque candidati risultati idonei all’esito delle prove concorsuali, gli odierni ricorrenti e un terzo soggetto; iii. tale terzo soggetto, secondo quanto affermato da parte ricorrente con affermazione non contestata, non avrebbe proposto ricorso avverso siffatta esclusione e, in ogni caso, risulterebbe in una posizione in graduatoria deteriore rispetto a quella dei ricorrenti, i quali si sono collocati al secondo e al terzo posto nella graduatoria di merito formulata dalla Commissione (cfr., al riguardo, il verbale (omissis) del 23 settembre 2021, versato in atti); iv. residuano, pertanto, n. 2 posizioni vacanti delle quattro originariamente messe a bando dall’Amministrazione sanitaria, che ben potrebbero essere occupate dai ricorrenti, ove risultasse illegittima la loro esclusione dalla procedura concorsuale (ferma, ovviamente, ogni ulteriore determinazione dell’Azienda ospedaliera all’atto dell’assunzione). 2.2. Può quindi passarsi all’analisi della posizione del sig. Venetico. Parte ricorrente, con la memoria di replica da ultimo prodotta, ha sostenuto che quest’ultimo, dapprima individuato come controinteressato, non rivestirebbe più tale posizione processuale, tenuto conto che: i. i termini di impugnazione della delibera in questione sarebbero ormai decorsi e, come detto, il terzo soggetto escluso con la delibera impugnata non avrebbe proposto ricorso; ii. i posti a bando sono quattro; iii. anche ove l’odierno ricorso venisse accolto, la sua posizione non sarebbe incisa, tenuto conto che risulterebbero quattro vincitori per i quattro posti messi a bando. Tale assunto è infondato. Il sig. Venetico, infatti, risulta avere un punteggio complessivo più basso di quello ottenuto dagli odierni ricorrenti: egli, in particolare, si è collocato al quinto posto della graduatoria di merito formulata dalla Commissione con il citato verbale -OMISSIS- del 23 settembre 2021 ed è risultato vincitore del concorso all’esito dell’esclusione dei due ricorrenti e del terzo soggetto, di cui si è già detto. L’eventuale accoglimento del ricorso, pur non incidendo sulla sua posizione lavorativa (tenuto conto di quanto emerso dagli atti di causa in merito alla mancata impugnazione della deliberazione di esclusione da parte del soggetto risultante al quarto posto della graduatoria formulata dalla Commissione esaminatrice con il più volte citato verbale (omissis), comporterebbe comunque il suo slittamento in una posizione in graduatoria deteriore rispetto a quella attualmente rivestita. Tale circostanza è stata condivisibilmente ritenuta in giurisprudenza sufficiente a rivestire la posizione di controinteressato (cfr., ex plurimis, Cons. St., Sez. II, 21 luglio 2021, n. 5499; Cons. St., Sez. IV, 12 gennaio 2005, n. 51; TAR Campania, Salerno, Sez. I, 20 gennaio 2021, n. 167). 3. Ciò premesso, può quindi valutarsi l’eccezione di difetto di giurisdizione del giudice amministrativo, mossa dalla resistente e dal controinteressato in quanto l’odierna controversia riguarderebbe l’assunzione degli odierni ricorrenti e rientrerebbe, pertanto, nel perimetro di cognizione del giudice ordinario, ex art. 63, d.lgs. n. 165/2001. L’eccezione è infondata. La vista delibera n. (omissis) riguarda, infatti, l’approvazione degli atti e della graduatoria del concorso in questione, oltre alla nomina dei vincitori. Con tale delibera, com’è ormai noto, sono stati esclusi dalla graduatoria finale i ricorrenti. Lo stesso bando di concorso prevede, all’art. 7, che la graduatoria di merito è formulata dalla Commissione esaminatrice, e approvata, previo riconoscimento della sua regolarità, con deliberazione del «Commissario straordinario/Direttore generale». L’approvazione della graduatoria (che è l’atto in questa sede impugnato) costituisce lo spartiacque tra giurisdizione amministrativa e giurisdizione ordinaria. Tant’è che il giudice della giurisdizione ha chiarito che la «giurisdizione del giudice amministrativo riguarda le sole procedure concorsuali in senso stretto (nonché quelle cosiddette interne per l’accesso ad aree o fasce funzionali superiori), dalla pubblicazione del bando alla valutazione dei candidati, sino all’approvazione della graduatoria finale che individui i vincitori, mentre le controversie relative agli atti successivi rientrano nella giurisdizione del giudice ordinario (sempre che la parte non contesti la legittimità dell’atto di approvazione della graduatoria)» (Cass. civ., sez. un., 16 novembre 2017, n. 27197). 4. Parimenti infondata è la seconda eccezione preliminare, volta a contestare l’inammissibilità del ricorso per mancata impugnazione del bando. È infondato, in primo luogo, l’assunto per cui il bando andrebbe impugnato immediatamente, laddove è ben noto che l’impugnazione diretta del bando costituisce un’eccezione limitata alle cc.dd. «clausole escludenti» (cfr., ex plurimis, Cons. St., Sez. V, 19 maggio 2016, n. 2081); nel caso di specie, peraltro, oggetto di doglianza è l’interpretazione che della lex specialis della procedura ha dato l’Amministrazione, rispetto alla quale l’interesse è sorto nel momento in cui detta interpretazione è stata resa. 5. Ciò detto, può ora passarsi al merito del ricorso il quale, alla luce di quanto si dirà, è fondato. 6. Fondato è, in particolare, il primo motivo, con il quale si è lamentata l’esclusione dei ricorrenti per violazione e falsa applicazione delle norme del bando e della L. n. 68/1999. Il bando distingue, infatti, tra: – requisiti di ammissione (art. 1 del bando), da possedere «entro la data di scadenza del termine di partecipazione», tra i quali è prevista – per quanto qui rileva – l’iscrizione nello specifico elenco del collocamento obbligatorio di cui all’art. 8, L. n. 68/1999. Il possesso di tale requisito da parte degli odierni ricorrenti, entro il termine suddetto, è pacifico tra le parti; – adempimenti inerenti alla nomina del vincitore (art. 8 del bando), tra i quali vi è la dichiarazione, all’atto dell’assunzione, dello stato di disoccupazione. È evidente che l’oggetto di tale dichiarazione non coincide con il possesso, ab origine, del requisito di iscrizione nell’elenco in questione. Ove l’Amministrazione resistente avesse voluto stabilire, come ha sostenuto nelle proprie difese, che tale requisito originario fosse stato necessario per l’intera durata della procedura concorsuale, avrebbe dovuto espressamente prevederlo nel bando. Ciò è quanto avvenuto nel caso più volte citato dalla resistente (Cass. civ., sez. lav., 10 luglio 2020, n. 14790) che, peraltro, riguardava la differente fattispecie del diniego di assunzione (rientrante nella giurisdizione del giudice ordinario), e non – come invece avvenuto nel caso di specie – l’esclusione dalla graduatoria di candidati che, altrimenti, sarebbero stati dichiarati vincitori della procedura concorsuale (che, come si è visto, resta attratta nella giurisdizione del giudice amministrativo). La previsione del bando, peraltro, non si pone neppure in contrasto con le specifiche previsioni di legge in materia di collocamento dei disabili. L’art. 7, co. 2, L. n. 68/1999, dispone che «i datori di lavoro pubblici effettuano le assunzioni in conformità a quanto previsto dall’articolo 36, comma 2, del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, come modificato dall’articolo 22, comma 1, del decreto legislativo 31 marzo 1998, -OMISSIS-0 [oggi art. 35, d.lgs. n. 165/2001], salva l’applicazione delle disposizioni di cui all’articolo 11 della presente legge. Per le assunzioni di cui all’articolo 36, comma 1, lettera a), del predetto decreto legislativo n. 29 del 1993, e successive modificazioni [i.e., le «procedure selettive» di cui al vigente art. 35, co. 1, lett. a), d.lgs. n. 165/2001], i lavoratori disabili iscritti nell’elenco di cui all’articolo 8, comma 2, della presente legge hanno diritto alla riserva dei posti nei limiti della complessiva quota d’obbligo e fino al cinquanta per cento dei posti messi a concorso». L’art. 8, co. 2, L. n. 68/1999 dispone che «presso gli uffici competenti è istituito un elenco, con unica graduatoria, dei disabili che risultano disoccupati; l’elenco e la graduatoria sono pubblici e vengono formati applicando i criteri di cui al comma 4. Dagli elementi che concorrono alla formazione della graduatoria sono escluse le prestazioni a carattere risarcitorio percepite in conseguenza della perdita della capacità lavorativa». Da tali disposizioni non emerge un obbligo per l’Amministrazione procedente di imporre – quale requisito di partecipazione a un concorso – il perdurare sine die dell’iscrizione all’elenco di cui all’art. 8, co. 2, L. n. 68/1999, atteso che tale requisito risulta funzionale «alla riserva dei posti» di cui al visto art. 7, co. 2, L. n. 68/1999, che va, inevitabilmente, individuata a monte della procedura concorsuale, e non certo a valle della stessa. Senza peraltro considerare che una simile interpretazione colliderebbe inevitabilmente con la finalità dichiarata della suddetta legge, che è quella della «promozione dell’inserimento e della integrazione lavorativa delle persone disabili nel mondo del lavoro attraverso servizi di sostegno e di collocamento mirato» (art. 1, co. 1, L. n. 68/1999), la quale sarebbe quantomeno dequotata allorché il possesso del suddetto requisito divenisse oggetto di una valutazione in chiave diacronica, peraltro dipendente dall’imprevedibile durata della procedura concorsuale. Al riguardo, è stato condivisibilmente affermato che «il legislatore del 1999 ha innovato la precedente disciplina solo per quanto riguarda lo stato di disoccupazione al momento della assunzione, e non a quello della partecipazione alla selezione; ciò, verosimilmente, per non costringere il disabile disoccupato a rimanere in questo stato sino alla conclusione della procedura concorsuale, la cui durata non è facilmente prevedibile, e anche per risolvere definitivamente la questione, più volte affrontata dalla giurisprudenza con esiti incerti, della precarietà del lavoro svolto al momento della assunzione, la quale precarietà, secondo un orientamento giurisprudenziale non sempre univoco, poteva fare venire meno lo stato di disoccupazione» (Cons. St., sez. III, 2 febbraio 2021, n. 953, resa su una fattispecie in cui il ricorrente – a differenza di quanto avvenuto nell’odierna controversia – non risultava disoccupato già al momento della partecipazione alla procedura concorsuale. Tale assunto è stato precedentemente affermato da Cons. St., sez. VI, 27 luglio 2007, n. 4181). Né la tesi avversa a quella sostenuta dai ricorrenti risulta suffragata dall’art. 16, co. 2, L. n. 68/1999. Tale disposizione – a seguito della modifica di cui all’art. 25, co. 9-bis, d.lgs. n. 90/2014 – prevede che i disabili che abbiano partecipato ai concorsi presso le Pubbliche Amministrazioni, possono essere assunti «ai fini dell’adempimento dell’obbligo di cui all’art. 3» della L. n. 68/1999 (vale a dire, per procedere alle assunzioni obbligatorie), anche «oltre il limite dei posti ad essi riservati nel concorso». Ciò al fine di assicurare l’effettivo rispetto della quota di riserva all’interno della compagine amministrativa, che potrebbe richiedere – per differenti ragioni – l’assunzione di un numero più elevato di lavoratori disabili rispetto a quello originariamente programmato. La disposizione è, allora, irrilevante nel caso di specie, atteso che in questa sede: – si discute di un concorso interamente riservato a soggetti disabili, per il quale evidentemente non si può nemmeno porre il problema dell’assunzione di idonei oltre la quota originariamente riservata ai concorrenti disabili; – gli odierni ricorrenti, ove non espunti dalla graduatoria finale, sarebbero stati vincitori, e non semplici candidati risultati idonei all’esito delle prove concorsuali. 7. Gli ulteriori due motivi di ricorso possono assorbirsi, tenuto conto che si tratta di censure alternative a quella sopra vista, il cui accoglimento determina il c.d. «assorbimento logico necessario», come chiarito dalla sentenza del 27 aprile 2015, n. 15, dell’Adunanza plenaria del Consiglio di Stato. 8. Ciò posto, il ricorso va accolto e, per l’effetto, vanno annullati i provvedimenti impugnati, nella parte in cui hanno disposto l’esclusione degli odierni ricorrenti perché non più iscritti negli elenchi di disoccupazione di cui all’art. 8, L. n. 68/1999. Restano salvi gli ulteriori provvedimenti dell’Amministrazione. Le spese possono trovare compensazione, tenuto conto della complessità e della novità dell’odierna controversia.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia (Sezione Seconda), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e dispone, per l’effetto l’annullamento degli atti impugnati nei termini di cui in motivazione, salvi gli ulteriori provvedimenti dell’Amministrazione. Compensa le spese di lite tra le parti. Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa. Ritenuto che sussistano i presupposti di cui all’articolo 52, commi 1 e 2, del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196 (e degli articoli 5 e 6 del Regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio del 27 aprile 2016), a tutela dei diritti o della dignità della parte interessata, manda alla Segreteria di procedere all’oscuramento delle generalità


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