Diritto e Fisco | Articoli

L’avvocato che ha in mano soldi del cliente deve comportarsi così

6 Novembre 2014
L’avvocato che ha in mano soldi del cliente deve comportarsi così

Il legale che trattiene per sé somme destinate al cliente e non le consegna o non gliene dà comunicazione in tempi immediati è sanzionato con la sospensione.

Il nuovo codice deontologico degli avvocati, in vigore a partire dal prossimo 15 dicembre [1], prescrive, in un apposito articolo [2], il comportamento che deve tenere il legale nell’ipotesi in cui “maneggi” del denaro consegnatogli dal proprio cliente (e, quindi, ancora di proprietà di quest’ultimo) oppure consegnatogli da terzi ma da destinare al proprio cliente.

La norma impone all’avvocato di gestire con diligenza il denaro ricevuto dal proprio  assistito o da terzi nell’adempimento dell’incarico professionale oppure quello ricevuto nell’interesse del proprio cliente [3]. In quest’ultimo caso, dovrà avvisarlo immediatamente [3] e, quindi, non potrà “temporeggiare” tenendo per sé – o peggio sul proprio conto – la somma in questione [4]. Pertanto – continua il codice – il professionista non può trattenere le somme ricevute per conto del proprio assistito oltre il tempo strettamente necessario, salvo che ci sia il consenso di quest’ultimo.

Inoltre, l’avvocato, nell’esercizio della propria attività professionale, deve rifiutare di ricevere o gestire fondi che non siano riferibili ad un cliente [5]. In caso di deposito fiduciario, deve contestualmente ottenere istruzioni scritte ed attenervisi [4].

Le sanzioni, in caso di violazione di tali obblighi, possono essere sia di natura disciplinare (e vanno dalla semplice censura alla sospensione della professione fino a tre anni [confronta note da 3 a 5]), sia di natura civilistica (risarcimento condizionato ovviamente alla prova di aver subìto un danno).


note

[1] Codice approvato dal Consiglio nazionale forense nella seduta del 31 gennaio 2014, pubblicato in GU Serie Generale n. 241 del 16-10-2014.

[2] Art. 30: “Gestione di denaro altrui”.

[3] La violazione di questo obbligo comporta l’applicazione della sanzione disciplinare della censura.

[4] La violazione di questi doveri comporta l’applicazione della sanzione disciplinare della sospensione dall’esercizio dell’attività professionale da sei mesi a un anno.

[5] La violazione di questo dovere comporta l’applicazione della sanzione disciplinare della sospensione dall’esercizio dell’attività professionale da uno a tre anni.

Autore immagine: 123rf com


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