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Posteggiare l’auto sul fondo altrui: nessuna servitù di parcheggio

6 Nov 2014


Posteggiare l’auto sul fondo altrui: nessuna servitù di parcheggio

> Diritto e Fisco Pubblicato il 6 Nov 2014



Usucapione: la mera possibilità di lasciare l’automobile sul fondo altrui si risolve in un vantaggio personale del proprietario del veicolo e non in una utilità del fondo, unica condizione per aversi servitù.

La possibilità di parcheggiare l’auto su un terreno altrui non fa mai scattare, neanche dopo venti anni, l’usucapione di una servitù di parcheggio.

Ricordiamo che le condizioni per usucapire il diritto di servitù (sia esso di passaggio o di parcheggio, come nel caso in oggetto) sono le seguenti:

– passare o utilizzare il terreno per almeno 20 anni ininterrotti (almeno nell’ipotesi tipica dei beni immobili);

– il possesso del bene. In particolare, il possesso del bene deve essere pubblico (non clandestino) pacifico (non iniziato con la violenza). Infatti, il possesso acquistato in modo violento o clandestino non giova per l’usucapione se non dal momento in cui la violenza o la clandestinità è cessata.

Se si realizzano tutte queste circostanze al compimento del 20 anno il possessore sarà considerato proprietario del bene: non c’è bisogno di una sentenza, se non per dichiarare un fenomeno (l’usucapione) che comunque si è già verificato automaticamente, a prescindere dall’intervento del giudice.

Tuttavia, per far scattare la servitù, è necessario che l’utilità derivante dalla servitù sia a favore di un fondo e non di una persona. Nel caso, invece, della servitù di parcheggio sul terreno del vicino, la comodità è di certo del proprietario del mezzo che, in tal modo, usufruisce di uno spazio a lui più comodo ove collocare l’auto. La servitù invece nasce come strumento per concedere una utilità ai fondi (cosiddetti “fondi dominanti”) e non alle persone.

È quanto afferma la Cassazione con una sentenza [1] di poche ore fa. Il fatto di parcheggiare veicoli per alcune persone che accedono al fondo vicino – sottolinea la Corte – non può in alcun modo integrare gli estremi dell’utilità inerente al fondo stesso, risolvendosi, viceversa, in un vantaggio personale dei proprietari.

note

[1] Cass. sent. n. 23708/14.

Autore immagine: 123rf com


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1 Commento

  1. con un nostro vicino di casa non c’ è purtroppo dialogo che tenga. Durante un discorso urlato e comportamento trascendente di quel viciono di casa come reazione del tutto comprensibile da parte mia ho detto che la macchina non deve più parcheggiare nella nostra proprietà. La risposta furibonda era : La macchina resta qui, parcheggia qui (cioè nella nostra proprietà) da 33 anni, a parte che questo numero di anno non corrispondono alla verità (cosa che si può anche provare) era il modo in tono minacciante e imperativo che generava in me irritazione – perchè con questo lasciare parcheggiare quel vicino di casa – che non mi fa fastidio se il comportamento è accettabile – voglio anche ” tenere in scacco ” una persona che nei modi sta – di tanto in tanto – trascendendo con reazioni sproporzionati. Evitando le persone confinanti cos’ non vorrei pero che un giorno possa pretendere di avere un diritto di parcheggio dopo un certo numero di anni. Che speculava su anni trascorsi si vedeva con il ” discorso ” anche se lui stesso probabilmente non ne fosse convinto di ciò che sosteneva.
    La mia domanda è quindi : un diritto di passaggio può diventare un diritto di parcheggio e se la risposta sarebbe di si dopo quanti anni ? E come posso risolvere questo dilemma : avere pace (almeno all’ apparenza) con un confinante (pensionato fra altro) ma non lasciarmi ” mettere nel sacco ” da una persona che in passato trascindeva e come nei modi, tutt’ altri che sobri.
    Grazie per una Sua informazione in riguardo.
    Con gentili saluti
    Rita Brandes
    (sono tedesca ed è per questo che il testo cioè la sua formulazione non sarà perfetto.)

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