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Coniugi in comunione: di chi sono le quote della società?

7 Dicembre 2015
Coniugi in comunione: di chi sono le quote della società?

Azioni e quote, la disciplina delle partecipazioni acquistate dopo e prima il matrimonio, la responsabilità e l’amministrazione.

Il regime di comunione tra i coniugi (che scatta in automatico, salvo che gli stessi abbiano dichiarato di prescegliere la separazione dei beni) implica che i beni acquistati durante il matrimonio, anche da uno solo dei coniugi, si intendono in comunione legale e sono in comproprietà indisponibile al 50% con l’altro coniuge. Vi sono, tuttavia, dei beni che non rientrano nella comunione legale e che rimangono strettamente personali ad uno dei coniugi.

Partecipazioni societarie personali

Le partecipazioni societarie, ossia azioni e quote, acquistate da uno solo dei coniugi sono esclusi dalla comunione legale quando sono avvenuti:

– prima del matrimonio;

durante il matrimonio in uno dei seguenti modi:

1)- per effetto di donazione o testamento (salvo che nell’atto di donazione o nel testamento siano specificamente attribuiti alla comunione);

2)- con il corrispettivo del trasferimento o dello scambio di beni acquistati prima del matrimonio e di quelli acquisiti anche dopo il matrimonio per donazione o successione (salvo che siano specificamente attribuiti alla comunione), di beni di uso strettamente personale e di loro accessori (per esempio, abiti), di beni necessari all’esercizio della professione (tranne quelli destinati all’azienda facente parte della comunione), di beni ottenuti a titolo di risarcimento danni o a titolo di pensione per perdita parziale o totale della capacità lavorativa (pensione di inabilità, assegno di invalidità) a condizione che l’esclusione dalla comunione risulti espressamente dichiarato nell’atto di acquisto.

Partecipazioni societarie in comunione

Qualora la partecipazione comporti la responsabilità illimitata del socio (s.n.c. e accomandatario di s.a.s. e s.a.p.a.), essa è considerata bene destinato all’esercizio dell’impresa e quindi rientra solo nella comunione “de residuo” cioè di beni che normalmente non rientrano nella comunione legale, ma ne fanno parte solo al momento suo scioglimento se esistenti (per es.: uno dei coniugi riceve il pagamento dell’affitto del mese di aprile da un inquilino per un proprio immobile: se tale somma di denaro non viene spesa prima della separazione, andrà divisa tra i due).

Gli aumenti della quota di partecipazione avvenuti durante il matrimonio attraverso un aumento di capitale nonché gli utili di esercizio rientrano anch’essi nella comunione “de residuo”.

La qualifica di socio spetta solo all’effettivo acquirente o sottoscrittore (della quota o azione) ma l’altro coniuge può pretendere che le somme prelevate siano versate di nuovo in comunione.

Se le partecipazioni implicano responsabilità limitata (s.p.a., s.r.l. o accomandante di s.a.s. o di s.a.p.a.), queste entrano immediatamente in comunione.

Gli aumenti della quota di partecipazione avvenuti durante il matrimonio attraverso un aumento di capitale o offerte in opzione o distribuite in caso di aumento gratuito di capitale rientrano anch’esse immediatamente nella comunione.

In merito alla qualifica di socio, occorre distinguere:

– se la comunione è dichiarata al momento dell’acquisto, entrambi i coniugi sono automaticamente soci e possono esercitare i diritti sociali e la gestione della partecipazione secondo le norme previste per la comunione legale, per cui l’attività ordinaria è esercitata disgiuntamente da ciascuno dei coniugi e quella straordinaria (tra cui anche la cessione della partecipazione) congiuntamente. Se però un solo coniuge vende la quota, l’atto resta valido, ma su istanza dell’altro coniuge, egli deve ricostruire la comunione o, se ciò non è possibile, deve pagare l’equivalente;

– se la comunione non è dichiarata al momento dell’acquisto, nei confronti della società diviene socio soltanto il coniuge sottoscrittore e, quindi, solo questi può esercitare i diritti ed è destinatario degli obblighi sociali, mentre la comunione rileva solo nei rapporti interni tra i coniugi.

Fonte: Memento IPSOA Francis Lefebvre


note

Autore immagine: 123rf com


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