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Perché Zelensky ora si appella ai Paesi africani

5 Agosto 2022 | Autore:
Perché Zelensky ora si appella ai Paesi africani

Il presidente ucraino ha chiesto ai Paesi africani di prendere una posizione condannando le azioni belliche di Mosca.

Questa mattina, sono salpate altre tre navi cariche di cereali e destinate ad alcuni dei Paesi più poveri del mondo, che ormai da mesi aspettano i rifornimenti ucraini, rimasti bloccati nei porti. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha deciso di appellarsi proprio a questi Paesi africani, quelli che più hanno risentito del blocco navale, chiedendo loro di prendere una netta posizione contro la Russia.

«Non credo ci debba essere neutralità in una guerra. È l’atteggiamento sbagliato e non c’è una guerra che è lontana. So cosa dovremmo fare per aiutare i Paesi del continente africano così come i Paesi africani dovrebbero unirsi a sostegno dell’Ucraina». Lo ha detto Zelensky durante un incontro virtuale con giornalisti africani, in cui ha affermato che Kiev vuole espandere i rapporti con i Paesi africani.

«Non può esserci neutralità tra la vita e la morte. Quando in guerra sei neutrale ti trasformi subito da un grande Stato a uno piccolo – ha detto secondo le dichiarazioni diffuse dalla presidenza ucraina – Nessuno ti vede, il mondo non ti vede e quindi non influenzi i processi nel mondo. Credo che la posizione della neutralità non sia moderna», ha incalzato il presidente ucraino, che si è detto convinto della necessità di maggiore attenzione per quello che accade in alcuni Paesi africani.

«Non c’è una guerra lontana – ha detto – Questa è l’ingiustizia della struttura di sicurezza del mondo intero, che va cambiata». E Zelensky, secondo le dichiarazioni diffuse, ha assicurato che l’Ucraina è pronta a fornire grano a tutti i Paesi africani che ne hanno bisogno. «So quello che dovremmo fare per aiutare i Paesi del continente africano, così come i Paesi africani dovrebbero unirsi e sostenere l’Ucraina», ha affermato, precisando di aver «nominato un rappresentante speciale dell’Ucraina per il Medio Oriente e l’Africa con la volontà di espandere i nostri rapporti».

Questa mattina, com’era stato anticipato ieri, le autorità turche hanno confermato la partenza di altre tre navi cariche di cereali dai porti ucraini di Odessa e Chernomorsk, dopo l’attivazione del meccanismo congiunto pattuito tra l’Ucraina e la Russia, con la mediazione di Ankara e dell’Onu. Il ministero della Difesa turco ha indicato in una serie di messaggi sui social che la nave Navistar, battente bandiera panamense, è partita dal porto di Odessa verso l’Irlanda, con un carico di 33mila tonnellate di mais. Il Rojen, con bandiera maltese, e il Polarnet, con bandiera turca, sono partiti da Chernomorsk diretti rispettivamente verso il Regno Unito e Turchia. Il Rojen trasporta 13mila tonnellate di mais, mentre il Polarnet ha 12mila tonnellate, sempre di granturco.

Il ministero della Difesa ha sottolineato che i mercantili dovranno attraccare a Istanbul per essere ispezionati, come prevede l’accordo del 22 luglio. Le navi si aggiungono così al Razoni, bandiera della Sierra Leone, che è partito da Odessa il primo agosto con oltre 26mila tonnellate, verso il Libano. Il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, ha sottolineato ieri l’importanza che l’accordo sia “sostenibile”. La durata dell’intesa è di quattro mesi, ha detto, prima di sottolineare che potrebbe costituire la base per arrivare ad un cessate il fuoco esaustivo, propedeutico alla fine della guerra.



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