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Elezioni: il diritto di tribuna è lecito?

5 Agosto 2022 | Autore:
Elezioni: il diritto di tribuna è lecito?

In queste ore, si è tanto sentito parlare del diritto di tribuna, ma la verità è che nel nostro ordinamento non esiste.

Per creare confusione e complicare una legge elettorale già di difficile intuizione, condita da una campagna elettorale lampo che nel giro di poche settimane si prefigge l’obiettivo di creare coalizioni e convincere gli elettori, ci mancava solo il diritto di tribuna. In questi giorni, se ne sta parlando molto, anche se per i comuni cittadini si tratta di un termine che non ha alcun significato. E questo per il fatto che, seppur a metterlo in mezzo ai discorsi siano stati gli stessi politici, è un istituto che nel nostro ordinamento semplicemente non esiste. Pertanto, non è una mossa illecita dei partiti, come qualcuno ha accusato, ma un accordo che gli stessi fanno per trovare una soluzione e candidarsi assieme garantendosi vicendevolmente posizioni al Governo. Una scelta che, comunque, si sottrae alle logiche della correttezza politica nei confronti degli elettori.

A spiegarlo è il presidente emerito della Corte costituzionale Cesare Mirabelli, che con poche e semplici parole spiega di cosa stiamo parlando. L’accordo fra Pd e Azione prevede di non candidare e sostenere nei collegi uninominali persone considerate divisive come i parlamentari di Verdi e Sinistra Italiana. Ma il Partito democratico ha promesso di offrire ai suoi alleati un diritto di tribuna. Si tratta di «una forma di enunciazione, non di un diritto previsto dalla nostra legge elettorale. È infatti contemplato nei sistemi fortemente maggioritari, a salvaguardia delle minoranze».

Il costituzionalista spiega: «è un diritto enunciato dalla politica per rendere coerente la presenza in una lista proporzionale di appartenenti ad un movimento politico diverso. Come gli indipendenti di sinistra, che qui invece sono dipendenti dall’altra lista». In queste ore se ne sta parlando in merito alla possibilità per Luigi Di Maio di presentarsi alle elezioni col Pd, nel caso stringessero un accordo, pur restando a capo del proprio partito.

In Italia «è un ciambellone di salvataggio. Se chi si aggrega non ha una consistenza di voti che gli consenta di essere presente nella ripartizione dei seggi proporzionali o di concorrere nel collegio uninominale, non avrà rappresentanza e contribuirà solamente a trasferire il suo 1% di voti nelle liste coalizzate. La singolarità è accentuata se si è ricoverati, o ammessi – ironizza il presidente emerito – nella lista proporzionale della formazione maggiore mentre la forza politica di appartenenza presenta separatamente nello stesso raggruppamento un proprio simbolo ed una propria lista».

«Occorre chiarezza: non solo il diritto di tribuna tecnicamente nel Rosatellum non esiste, ma escamotage tecnici/ammucchiate elettorali che prescindano da affinità politiche non paiono in linea col dettato costituzionale». A fronte del dibattito sorto in relazione alla presentazione di candidature «collegate solo tecnicamente» Roberta Calvano, professoressa ordinaria di Diritto costituzionale a Unitelma-Sapienza, dice che la Costituzione vuole che si concorra «con metodo democratico a determinare la politica nazionale».

«Gli elettori -sottolinea- devono conoscere nomi ed idee per cui votano, perché il voto dev’essere personale e libero, ex art. 48 Cost., cioè consapevole e non manipolato o dirottato. Il sistema elettorale vigente, tramite numerose tecnicalità, crea diversi effetti di trascinamento e slittamento per cui il voto espresso nell’uninominale si trasferisce a tutte le liste del proporzionale, il voto ad una lista nel proporzionale si può trasferire ad altre, il voto in un collegio può essere utile per l’elezione in altri collegi».

Insomma, «se io presento congiuntamente le liste bianchi e neri non posso raccontare agli elettori che possono votare solo i bianchi, perché sarebbe una falsità. Da questo punto di vista -conclude- appare più schietta la dichiarazione contenuta nell’appello per un terzo polo della sinistra, presentato da Somma, Borioni, costituzionalisti economisti ed altri intellettuali, che invita a valorizzare le affinità ideologiche, scostando il velo delle finte alleanze meramente tecniche».

Anche il costituzionalista Alfonso Celotto ha spiegato che «il diritto di tribuna è il diritto di rappresentanza delle minoranze nel sistema maggioritario di tipo anglosassone. La legge elettorale italiana non lo prevede a parte il caso delle minoranze linguistiche su cui si applica qualcosa di simile». Lo dice il costituzionalista Alfonso Celotto che aggiunge: «è un’enunciazione che in questi è stata usata in modo improprio. Invece di parlare di diritto di tribuna noi potremmo dire che un politico che merita molto, vada fatto senatore a vita. Non serve passare dal diritto di tribuna. Nel caso di Di Maio ad esempio, sarà candidato nella lista Pd per scelta, per diritto di rappresentanza politica, non di tribuna».



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