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Editoriali Taglio alle pensioni: svalutati dalla crisi assegni Inps e Casse di previdenza

Editoriali Pubblicato il 9 novembre 2014

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> Editoriali Pubblicato il 9 novembre 2014

Nel 2014 il tasso di capitalizzazione dei versamenti contributivi scende a -0,1927.

La caduta del Pil (Prodotto interno lordo) avrà delle ripercussioni negative sulle pensioni che, per effetto della crisi, subiranno un taglio netto. Per la prima volta dal 1995 (anno in cui fu approvata la riforma Dini), quanto messo da parte per la pensione non sarà rivalutato. Anzi. Dal “salvadanaio previdenziale” verranno tolti dei soldi.

Il motivo è facile. Senza entrare in eccessivi tecnicismi, cercheremo di spiegarlo con parole semplici per tutti. Con il nuovo sistema previdenziale (a capitalizzazione), la pensione viene determinata sulla pase di un indice, detto appunto tasso di capitalizzazione. Quest’ultimo è calcolato ogni anno dall’Istat sulla base del Pil degli ultimi 5 anni. Per cui, se il prodotto interno lordo è sempre col segno “meno”, le pensioni col tempo diminuiranno.

Il nostro prodotto interno lordo non cresce dal secondo trimestre 2011. Pertanto, per la prima volta dall’entrata in vigore della riforma Dini, a causa della recessione economica, il coefficiente di rivalutazione risulta inferiore ad 1 (ossia -0,1927%), a causa della dinamica negativa del Pil nominale nel periodo considerato [1]. A conferma di ciò, il 27 ottobre scorso, ministero del Lavoro e Istat hanno inviato all’Inps e Casse di previdenza un documento che sancisce ufficialmente il coefficiente negativo.

Se, dunque, non ci saranno interventi correttivi, questa situazione produrrà l’effetto paradossale di sottrarre soldi al “salvadanaio previdenziale” dei futuri pensionati italiani.

Facciamo un esempio che farà comprendere meglio il problema. Mettiamo un lavoratore che abbia versato, durante la propria vita lavorativa, 10 mila euro a titolo di contributi. Questo importo moltiplicato 0,998073 darà un risultato negativo: il lavoratore cioè si troverà non più 10mila euro in portafoglio, ma 9.980,73 euro. Ma non è tutto. Se si considera, inoltre, che negli anni è anche intervenuta l’inflazione, le 9.980,73 varranno, in termini reali, ancor meno di quanto valevano al momento del versamento dei contributi.

Un esempio al contrario. Nel 1999, invece, il coefficiente era di 1,058503, pertanto chi aveva versato 10mila euro si è trovato con 10.585,03.

In pratica, a fronte di un coefficiente negativo, il montante però invece di crescere si riduce.

Un problema di tutti

Purtroppo coinvolti dall’effetto “tasso negativo” sono tutti i lavoratori e non solo quelli che hanno iniziato a lavorare dopo il 1995, dopo legge Dini. E questo perché la riforma Monti-Fornero del 2011 ha stabilito il metodo contributivo anche ai soggetti che hanno cominciato l’attività lavorativa prima del 1995, in relazione alla parte dei contributi versati con il metodo contributivo.

Inoltre, toccati dal taglio alle pensioni sono anche i liberi professionisti poiché il sistema contributivo e l’applicazione del coefficiente vale anche per le Casse di Previdenza.

Ci sono altre cause

Purtroppo, insieme al problema della svalutazione dovuta al Pil, ulteriori fattori contribuiranno a ridurre le pensioni ed i risparmi degli italiani. Il primo tra tutti e l’impennata della tassazione dei fondi pensioni che raggiungerà il doppio di quella attuale (dall’11% al 20%) se sarà confermata nella nuova legge di stabilità (ne abbiamo parlato in: “Con la nuova super tassa sui fondi, pensioni più basse“).

Effetto analogo sarà determinato da un’altra previsione contenuta nella legge di stabilità, cioè la mancata conferma della tassazione al 20% per le casse di previdenza privatizzate che contano circa 1,5 milioni di iscritti. Il prelievo salirà al 26%, determinando una riduzione degli assegni pensionistici di circa il 10%.

Anche il TFR subirà una sorte non migliore. Innanzitutto, con la legge di stabilità in corso di approvazione viene innalzata dall’11 al 17%, la tassazione sulla rivalutazione delle somme accantonate. In secondo luogo, con l’eventuale accettazione del Tfr in busta paga il lavoratore sarà maggiormente tassato secondo le aliquote ordinarie del reddito: approfondimento in “Come il Tfr in busta paga ti fregherà se non sei informato“.

note

[1]L’art. 1, comma 8, della legge 335/1995 stabilisce che per determinare il montante contributivo individuale si applica alla base imponibile l’aliquota di computo nei casi che danno luogo a versamenti, ad accrediti o ad obblighi contributivi e la contribuzione così ottenuta si rivaluta su base composta al 31 dicembre di ciascun anno, con esclusione della contribuzione dello stesso anno, al tasso di capitalizzazione.

Autore immagine: 123rf com

Con l’introduzione, nel 1995, del nuovo “sistema contributivo” per il calcolo delle pensioni, la rivalutazione annuale del montante accumulato da ogni lavoratore viene determinata in base alla media della variazione del Pil del Paese nei precedenti 5 anni. Per cui, se cala il Pil (come attualmente in Italia), calano anche le pensioni.


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