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Se usi il telefono d’ufficio per scopi privati non sempre è reato

10 novembre 2014


Se usi il telefono d’ufficio per scopi privati non sempre è reato

> Diritto e Fisco Pubblicato il 10 novembre 2014



Pubblico dipendente: necessaria la prova del danno economico al datore per configurarsi il peculato d’uso.

Non può scattare il reato di peculato d’uso per la condotta del pubblico dipendente che utilizzi il telefono dell’azienda per chiamate personali, a meno che vi sia la prova di un reale danno economico per la pubblica amministrazione.

È di questa mattina il chiarimento contenuto in una sentenza [1] della Cassazione.

Dov’è l’apprezzabile danno alla pubblica amministrazione?

Secondo la Suprema Corte, in tema di peculato, la condotta del pubblico ufficiale o dell’incaricato di un pubblico servizio che utilizzi il telefono d’ufficio per fini personali integra il reato di peculato d’uso se comporta:

1. un danno apprezzabile al patrimonio della pubblica amministrazione o di terzi,

2. oppure una lesione concreta alla funzionalità dell’ufficio.

Al contrario non scatta il reato se:

1. la condotta non presenta conseguenze economicamente e funzionalmente significative,

2. oppure l’uso avvenga per ragioni d’urgenza o dietro specifiche e legittime autorizzazioni.

Il giudice, quindi, prima di condannare, dovrà innanzitutto verificare se l’utilizzo, da parte del dipendente, del telefono di servizio abbia cagionato un apprezzabile danno al patrimonio della pubblica amministrazione o una concreta lesione della funzionalità dell’ufficio.

Per esempio: in caso di una tariffa “tutto incluso” o “flat” non si potrebbe lamentare alcun danno, al contrario, invece, di un contratto “a consumo”.

Peraltro il danno deve essere quantificato in modo esatto. Non basta quindi sostenere che l’imputato avrebbe utilizzato qualche volta il telefono. E ciò perché è necessario – come detto – per procedere alla condanna, accertarsi che vi sia stato un danno apprezzabile. Parlare di un consumo di “varie decine di euro”non consentirebbe, proprio per la sua indeterminatezza, la verifica della “rilevanza” del danno cagionato alla P.A.

note

[1] Cass. sent. n. 46282/14 del 10.11.14.

Autore immagine: 123rf com

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