Diritto e Fisco | Editoriale

Ecco perché nessuna riforma della giustizia servirà ad accelerare i processi

11 novembre 2014 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 11 novembre 2014



Rinvii d’udienza: il marchese del Grillo aveva ragione.

Questo è lo sfogo di un avvocato che, prima di essere avvocato, si sente contribuente, consumatore e, soprattutto, cittadino di un Paese dove ognuno riesce sempre a fare, alla fine, quello che vuole. Non c’è riforma che tenga. Ecco perché Giolitti (poi ripreso da Mussolini) aveva giustamente affermato: “Governare gli italiani non è impossibile. È inutile”.

Esco dall’udienza poche ore fa. Una causa per un risarcimento del danno. Senza entrare troppo nella cronaca giudiziaria – perché qui sarebbe del tutto irrilevante – né indicare chi, in questo caso, difendessi, sono obbligato però a fornire tre elementi.

Il primo. Il giudice era un G.O.T.: per chi non è pratico delle aule, si tratta di giudici onorari nominati per massimo tre anni (rinnovabili per altri 3 anni) con il compito di sopperire alle esigenze dei tribunali più ingolfati di lavoro. In genere si dà loro un ruolo meno corposo di quello dei magistrati “stabili”, e ciò sia per il breve tempo in cui essi rimangono in carica, sia perché, appunto, hanno una funzione di soccorso all’occorrenza. Di norma, i giudizi affidati ai G.O.T. sono – per fortuna dei clienti e degli avvocati – caratterizzati da rinvii di udienze più brevi rispetto a quelli ordinari.

Il secondo. Il tribunale è quello di Cosenza. Non parliamo della città più grande d’Italia. Anzi. Nell’elenco dei comuni più popolosi è all’88mo posto (con quasi 68mila abitanti). È vero – riferirà il consentino d.o.c. pignolo – bisogna poi aggiungere tutto l’interland, ma questo è un discorso valido per qualsiasi altra città o capoluogo d’Italia e, quindi, nel nostro caso non farà la differenza.

Il terzo. Siamo in primo grado.

Torniamo al nostro caro processo civile. Che, nel caso che qui vi sto raccontando, finisce con l’escussione dell’ultimo testimone e, quindi, con il verbale per il rinvio all’ultima udienza, quella di precisazione delle conclusioni. Il G.O.T. scrive da sé il provvedimento e dispone: “Il giudice rinvia la causa all’udienza del… 15 novembre 2016”.

Mi è sembrato di vedere, in quel momento, tre volti antagonisti, guardarsi l’un l’altro. Da un lato quello (di sfida) del capo del Governo Renzi e del suo ministro della giustizia Andrea Orlando; dall’altro quello (sornione) del piccolo G.O.T. di Cosenza, di un piccolo tribunale di 68mila abitanti, di un piccolo processo, di un piccolo avvocato, per un piccolo risarcimento del danno. E allora, è vero che le dimensioni, in certe cose, non contano. Il primo ministro potrà fare tutte le riforme che vuole, togliere ferie ai magistrati, ridurre i termini feriali, degiurisdizionalizzare i processi e sottrarli agli avvocati. Ma i giudici, alla fine, di Cassazione o di periferia, si prendono sempre l’ultima parola. E non ci sarà riforma che tenga finché i rinvii di udienza potranno essere disposti senza alcun controllo sulla congruità e sul limite massimo di distanza l’uno dall’altro.

Ma alla fine, come ho già detto, questo è il Paese dove ognuno riesce sempre a fare quello che vuole. E di cui quel famoso Marchese del Grillo (impersonato da un grande Alberto Sordi) descrisse così bene il carattere della classe media, da sintetizzare, in un’unica espressione, la nostra proverbiale strafottenza verso qualsiasi realtà: “Mi dispiace. Ma io so’ io. E voi non siete un…” (clicca sotto).

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Autore immagine: 123rf com


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4 Commenti

  1. Ma ci vorrebbe tanto a trasformare tutti i termini ordinatori in termini perentori? Perché i termini ci sono ma sono ordinatori e i giudici fanno quello che vogliono. Possibile che una causa di lavoro la cui istruttoria sia terminata il 26 giugno 2014 sia rinviata per l’udienza di discussione al 12 marzo 2015? Invece si sta a parlare di ferie dei giudici.

  2. A mio modesto parere, la tanto discussa riforma della giustizia dovrebbe prima di tutto partire da un dimezzamento delle liti che vengono portate in giudizio.
    L’arretrato cui fanno fronte giornalmente i giudici è qualcosa di spropositato, abnorme che spesso giustifica e rende necessaria, purtroppo, la fissazione di termini dilatati.
    Ho molto apprezzato uno stralcio di un classico che non riesco a smettere di leggere e che mi sta accompagnando in questo percorso nuovo che ho intrapreso.
    Ho il piacere di condividerlo con voi.. come spunto di riflessione, lungi da me avanzare qualsiasi critica personale.
    “C’è un momento in cui l’avvocato civilista deve guardare la verità di faccia, con occhio spassionato di giudice: quello in cui, chiamato dal cliente a consigliarlo sull’opportunità di promuovere una lite, ha il dovere di esaminare imparzialmente, tenendo conto delle ragioni dell’eventuale avversario, se possa giovare alla giustizia l’opera di parzialità che gli è richiesta (…) L’opera più preziosa degli avvocati civilisti è quella che essi svolgono prima ancora del processo, stroncando con saggi consigli di transazione i litigi…”

    Pietro Calamandrei .

  3. Avvocato Greco,
    ha provato a risolvere il problema del suo cliente usando la mediazione stragiudiziale? Dura massimo 3 mesi e le parti possono davvero “fare quello che vogliono”.

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