Diritto e Fisco | Editoriale

Le banche hanno avuto soldi a “basso prezzo” ma ora devono darli ai cittadini

11 novembre 2014


Le banche hanno avuto soldi a “basso prezzo” ma ora devono darli ai cittadini

> Diritto e Fisco Pubblicato il 11 novembre 2014



Credit crunch: adesso fare credito a famiglie, privati e aziende diventa obbligatorio.

Questa volta, i bocchettoni del credito dovranno aprirsi per forza. Diversamente, sarà difficile per le nostre banche sfuggire a una sonora accusa di “fare speculazioni” ai danni dei cittadini. Difatti, lo scorso settembre, la Banca Centrale Europea (BCE) ha messo a disposizione degli istituti di credito europei denaro “a basso costo”, ossia a un tasso di interessi bassissimo (pari addirittura allo 0,15%). Il tutto è avvenuto attraverso un’asta pubblica (le cosiddette “T-Itro”: Targeted longer-term refinancing operations). Sono stati così piazzati sul mercato ben 82,6 miliardi di cui ben 23 miliardi sono andati ai banchieri italiani (7,75 miliardi Unicredit, 4 miliardi Intesa Sanpaolo, 3 miliardi Monte dei Paschi di Siena, le più grandi). Non solo, ci sarà una seconda asta a dicembre e questo importo potrebbe lievitare ancora di più.

Ma, stavolta, ad una condizione: le banche dovranno destinare questi fondi al credito alle imprese e ai privati. Non potranno quindi utilizzare il denaro per aumentare i propri profitti, facendo investimenti e speculazioni. Fino ad oggi, infatti, gli istituti di credito hanno sempre impiegato i propri forzieri per gestire operazioni finanziarie (alta finanza) e, spesso, per acquistare titoli di Stato. In altre parole, i soldi dei conti correnti degli italiani, che questi ultimi credevano “riposare” tranquilli nelle casseforti della filiale di zona, venivano invece dati allo Stato Italiano per “comprare” il suo debito pubblico (ossia dando in prestito il denaro e ottenere, in cambio, remunerativi interessi. Interessi che, se moltiplicati per il valore dei titoli acquistati, si traducono in cifre astronomiche. Ebbene, dicevamo, con le nuove aste tutto ciò non sarà possibile e i maggiori guadagni degli istituti dovranno essere invece destinati a ridurre quello che si definisce credit crunch, ossia la contrazione del credito a famiglie e imprese.

Ma sarà davvero così? Chi controllerà il rispetto di questa condizione e quali saranno, eventualmente, le sanzioni, specie ora che la Bce prenderà il controllo di tutte le banche dell’eruzona?

Mario Draghi ha promosso questa operazione come l’inizio di una nuova era:quella del credito alle famiglie e alle imprese per combattere la crisi e la deflazione. Perché il denaro prestato e immesso sul mercato è considerato da tutti gli economisti come il volano per rilanciare l’economia, far sopravvivere le aziende, dando loro la possibilità di investire e, quindi, assumere. Insomma, mettere in atto quella marcia indietro alla crisi e rilanciare la nostra economia stagnante.

Gli interessi stanno scendendo

Il provvedimento della Bce incide solo sulle imprese e non su chi cerca un mutuo personale, ma l’effetto positivo, seppur indiretto, dovrebbe comunque sentirsi. Infatti, il calo del costo del denaro determinato da questa manovra pesa sull’offerta di mutui da parte delle banche. Gli spread (la percentuale di guadagno della banca) sui mutui sono in netto calo rispetto ai picchi di oltre il 4% di due anni fa e ci sono banche che offrono mutui a uno spread del 2%. Insomma, quanto meno il tasso di interesse che paghiamo per i mutui è in discesa: poco sopra il 2% i tassi variabili, sotto al 4% i fissi.

Non solo. Grazie a tassi così bassi è possibile cambiare a costo zero un mutuo già esistente con uno molto più conveniente.

note

Autore immagine: 123rf com

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