Le pensioni non saranno svalutate

12 novembre 2014


Le pensioni non saranno svalutate

> Diritto e Fisco Pubblicato il 12 novembre 2014



Non ci saranno svalutazioni, ma neanche rivalutazioni: verrà riconosciuto il solo valore normale accreditato dal lavoratore.

 

Non ci sarà nessuna svalutazione delle pensioni nonostante l’andamento negativo del Pil che, per la prima volta dal 1995 (anno di entrata in vigore della riforma pensionistica con il sistema contributivo) ha portato un abbassamento del “tasso di rivalutazione” (ne abbiamo parlato l’altro ieri nell’articolo “Taglio alle pensioni: svalutati dalla crisi assegni Inps e Casse”).

Ad assicurarlo è l’Inps in una lettera inviata ieri al Ministero del Lavoro e dell’Economia: le pensioni non verranno decurtate, nonostante il tasso di capitalizzazione dei montanti contributivi sia diventato di segno “meno” (-0,1927%), circostanza che, come detto, comporterebbe per i pensionati un assegno pensionistico inferiore a quanto hanno versato durante la vita contributiva. Se si applicasse, infatti, in modo automatico il meccanismo previsto dalla riforma Dini, invece di una rivalutazione si avrebbe una svalutazione delle pensioni.

L’Istituto di Previdenza, allora, si limiterà a “considerare il valore nominale dei contributi accreditati”.

Come abbiamo già chiarito due giorni fa (“Taglio alle pensioni”), per determinare il tasso di capitalizzazione, in base alla Riforma Dini [1], si prende come riferimento la media del Pil nominale (calcolata dall’Istat) degli ultimi cinque anni. Che, però, per la prima volta, nell’ultimo quinquennio è stata caratterizzata da una lunga recessione.

“A fronte della crisi economica – si legge nella lettera – e considerata la prolungata fase depressiva connessa peraltro ad una situazione di stagflazione, il meccanismo basato su rendimento quinquennale del Pil nominale e della rivalutazione conseguente del montante contributivo, non garantisce un rendimento positivo”. Applicando in modo meccanico la riforma Dini, il lavoratore che in vita ha versato 10mila euro di contributi si troverebbe in pensione una somma inferiore pari a 9.980 euro, che peraltro, in termini reali, si traducono in un importo anche inferiore tenuto conto dell’inflazione.

Da questa considerazione è discesa la decisione dell’Inps di non procedere a una svalutazione delle pensioni. Ma neanche ad una rivalutazione. Tutto ciò che verrà fatto è riconoscere il valore normale accreditato. Senza incrementi, né decrementi.

“A fronte di un tasso di capitalizzazione inferiore a 1 – continua la lettera – certamente non vi può essere rivalutazione del contributo accreditato, ma neppure può dedursi una possibile svalutazione del contributo nominale accreditato”.

note

[1] L. 335/1995.

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