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Lo sai che? Nessun addebito se lui/lei non vuole subito figli per puntare sulla carriera

Lo sai che? Pubblicato il 12 novembre 2014

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> Lo sai che? Pubblicato il 12 novembre 2014

L’idea di mettere su famiglia dopo alcuni anni di matrimonio, una volta conseguita una maggiore stabilità lavorativa, non può essere causa del fallimento di un rapporto di coppia.

Meglio aspettare: devo ancora sistemarmi con il lavoro!”. La crisi economica e del lavoro spingono più lontano l’età della paternità e della maternità. A ciò si aggiunge anche l’incertezza per il futuro e uno stile di vita frenetico. E così, se poi arriva la tanto agognata occupazione, non si può dare la colpa del fallimento del matrimonio a chi ha voluto rimandare ulteriormente il concepimento del primo figlio per puntare tutto sulla carriera. E quindi, in questi casi, è inutile chiedere al giudice l’addebito a carico del marito “tutto lavoro” e niente coccole.

A dirlo è una sentenza di questa mattina della Cassazione [1].

Secondo la Corte, la nascita di un figlio, avvenuta con ritardo rispetto al matrimonio, non può essere causa di addebito nell’eventuale causa per la separazione giudiziale dei coniugi. Nel caso deciso dai Supremi Giudici, però, invertendo un po’ la tendenza delle famiglie italiane, a voler spingere sulla carriera era la donna e non l’uomo. Quest’ultimo criticava nella moglie un atteggiamento non curante e anaffettivo nei suoi confronti, la quale avrebbe anteposto le esigenze di affermazione professionale a quelle familiari, ritardando in particolare di otto anni, rispetto al matrimonio, la nascita del figlio e si sarebbe negata a qualsiasi rapporto intimo dopo la nascita del figlio.

Secondo invece la Cassazione, non stupisce, né appare riprovevole che l’importante decisione di avere un figlio venga assunta dopo alcuni anni di matrimonio, al conseguimento di una maggiore stabilità lavorativa da parte di entrambi i coniugi.

note

[1] Cass. sent. n. 24157 del 12.11.2014.

Autore immagine: 123rf com


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