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Accertamento: addio redditometro se non si tiene conto del reddito dei familiari

12 novembre 2014


Accertamento: addio redditometro se non si tiene conto del reddito dei familiari

> Diritto e Fisco Pubblicato il 12 novembre 2014



Anche se le spese sostenute non risultano congrue con quanto dichiarato, il contribuente si salva dimostrando di ricevere aiuti economici da parte del padre.

Stop all’accertamento con il redditometro (anche detto “sintetico”) se il fisco non tiene conto del reddito complessivo della famiglia e non solo di quello del contribuente accertato. Così, qualora la dichiarazione dei redditi presenti un imponibile più basso rispetto alle spese mensilmente sostenute, prima di procedere all’accertamento l’Agenzia delle Entrate dovrà verificare non solo i redditi del contribuente interessato, ma anche quelli dell’intero nucleo familiare con cui questi vive.

Nel concetto di “nucleo familiare” si può ricomprendere, però, solo la famiglia costituita dai coniugi conviventi e dai figli, soprattutto minori.

Il chiarimento proviene da una sentenza della Commissione Tributaria Provinciale di Firenze [1]. Secondo i giudici, è lecito presumere che anche i componenti del nucleo familiare concorrano alla produzione del reddito del contribuente oggetto di accertamento, qualora le spese da quest’ultimo sostenute appaiano, ad occhio nudo, non congrue rispetto al suo reddito dichiarato annualmente. Per opporsi all’accertamento basterebbe quindi la semplice dimostrazione dei redditi complessivi di tutti i componenti la famiglia naturale, idonei a garantire, anche al singolo, un tenore di vita superiore rispetto a quello che il proprio reddito gli consentirebbe.

L’orientamento della CTP di Firenze, però, non appare in linea con quello della Cassazione. Quest’ultima, già diverse volte [2], ha precisato che non è sufficiente la sola prova della disponibilità dei redditi (quelli dei familiari) per sostenere le spese ritenute non congrue col reddito; ma è necessaria anche la prova che la spesa sia stata sostenuta proprio con quei redditi. In altre parole, è necessario dimostrare che, sebbene l’auto o l’appartamento siano intestati al figlio, i soldi sono stati versati dal genitore. E una prova del genere si riesce a dimostrare solo attraverso la tracciabilità dei pagamenti e, quindi, per esempio, con un assegno o un bonifico bancario proveniente dall’altrui conto corrente.

Ecco perché, al di là della decisione della CTP di Firenze, resta sempre consigliabile lasciare traccia dell’acquisto di beni di valore attraverso redditi non propri.

note

[1] CTP Firenze, sent. n. 991/14 del 16.09.2014.

[2] Cass. sent. n. 6813/09.

Autore immagine: 123rf com

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