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Rottama la tua vecchia causa: falla decidere a un avvocato anziché al giudice


Rottama la tua vecchia causa: falla decidere a un avvocato anziché al giudice

> Diritto e Fisco Pubblicato il 13 novembre 2014



Nomina ad arbitro forense prevista dalla riforma della giustizia: una nuova opportunità per chiudere velocemente i giudizi pendenti.

Le parti che non intendono più aspettare tempi troppi lunghi per la loro causa che, da tempo, pende davanti al giudice ordinario possono togliere il tribunale di torno e affidare la decisione ad uno o più avvocati.

Questi ultimi, che non avranno – per come è intuibile – la veste di legali difensori di una parte – assumeranno le vesti di arbitri ossia soggetti in tutto e per tutto assimilati al giudice. È una delle novità introdotte dalla recente riforma della giustizia.

Per tale “spostamento” del giudizio ci deve essere l’accordo di entrambe le parti in causa. Il trasferimento agli arbitri avviene, quindi, in modo estremamente facile, senza bisogno di comunicazioni o di autorizzazioni preventive. Basta una istanza fatta al Presidente dell’Ordine degli Avvocati di zona. Se l’idea ti alletta, la prima cosa che devi fare è compilare un modulo che abbiamo messo a tua disposizione a questo link: “Nomina ad arbitro forense da inviare all’Ordine”.

In questo modo, il fascicolo verrà trasferito dal giudice che stava decidendo la tua causa al Presidente dell’Ordine forense competente. Il procedimento dovrà riprendere – questa volta, in forma “privata”, davanti agli arbitri – entro 60 giorni (termine per la riassunzione della causa). Il che ti garantirà anche una certa velocità e certezza sui tempi. A questo punto si seguiranno le norme del codice di procedura civile previste per l’arbitrato. Pertanto si tratta di una procedura corretta, controllata, e affidabile.

Attenzione: tale possibilità è prevista solo per le cause dinanzi al tribunale, o in grado d’appello già pendenti, che non hanno ad oggetto diritti indisponibili (quindi, non in materia di famiglia, separazione e divorzi, interdizione, inabilitazione, ecc.) e che non vertono in materia di lavoro, previdenza e assistenza sociale.

Altra condizione è che il giudizio non sia ormai pronto per la decisione, terminate tutte le prove, e che il giudice non abbia emesso l’ordinanza con cui ha “introitato la causa a sentenza” (di solito dopo l’udienza di precisazione delle conclusioni).

A questo punto, ciascuna parte sceglierà un arbitro (che potrà ovviamente essere un avvocato di propria fiducia, anche se conosciuto in precedenza; obblighi deontologici suggeriranno però al legale di rifiutare l’incarico se già assiste, in diversa causa, la parte). In caso le parti non provvedano alla nomina o in caso di loro dissenso, la scelta è fatta dal Presidente dell’Ordine tra avvocati iscritti all’albo da almeno 5 anni, che non abbiano procedimenti penali o disciplinari pendenti o pregressi, e che siano competenti.

Gli arbitri-avvocati sono responsabili della loro attività alle parti secondo le regole della responsabilità civile, e secondo le regole del codice deontologico, che prevede norme apposite per garantire l’indipendenza, la correttezza, l’imparzialità e la competenza di chi svolge questa funzione.

Il procedimento si conclude con l’emissione, da parte degli arbitri, del lodo: si tratta di un atto in tutto e per tutto equiparato a una sentenza del giudice e, quindi, dotato della stessa forza ed efficacia.

In caso di inadempimento della parte soccombente, pertanto, si potrà andare dall’ufficiale giudiziario e procedere con un pignoramento, per come previsto di norma dal codice. E d’altra parte il lodo arbitrale può essere impugnato, sì che le parti hanno tutte le garanzie possibili per essere sicure che gli arbitri svolgeranno debitamente il loro impegno.

Attenzione: gli avvocati-arbitri devono essere pagati dalle parti in causa, alle quali, evidentemente, non saranno restituiti i soldi già spese per le spese processuali anticipate.

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Autore immagine: 123rf com

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