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Cartelle di pagamento Equitalia: il calcolo degli interessi va chiarito

13 novembre 2014


Cartelle di pagamento Equitalia: il calcolo degli interessi va chiarito

> Diritto e Fisco Pubblicato il 13 novembre 2014



Riscossione esattoriale: se l’Agente per la riscossione non indica le percentuali di calcolo la cartella è nulla: insiste l’orientamento pro-contribuente.

La cartella di Equitalia riporta cifre astronomiche alla voce “interessi”? Se non è indicato il criterio di calcolo e le percentuali applicate per tali maggiorazioni, l’atto è nullo. Almeno secondo l’orientamento recentemente espresso dalla Commissione Tributaria Provinciale di Como [1].

La sentenza in commento assume particolare importanza se si pensa che diversi tribunali sono orientati nel senso opposto e la stessa Equitalia continua a omettere tali indicazioni, necessarie invece ai fini della trasparenza dei propri atti. I giudici di Como, però, non vogliono sapere ragioni: seguendo un orientamento tracciato dalla Cassazione [2], ricordano che la motivazione delle cartelle esattoriali è un aspetto fondamentale per le garanzie al contribuente. Come potrebbe, del resto, quest’ultimo difendersi e verificare se il calcolo è avvenuto in modo corretto se non vengono precisati i criteri utilizzati dall’Agente della riscossione?

Insomma il calcolo degli accessori (durata del ritardo, tasso di interessi, percentuale per ogni singolo anno) va effettuato nel dettaglio.

La stessa Suprema Corte è sulla stessa linea d’onda [3]: nel 2012, i giudici supremi hanno affermato che la cartella di pagamento non può limitarsi a riportare la cifra globale degli interessi dovuti. Al contrario, in essa deve essere indicato come si è arrivati a un dato calcolo, specificando le singole aliquote a base delle varie annualità prese in considerazione.

L’operato dell’Ufficio, dunque, “non deve risultare ricostruibile soltanto attraverso difficili indagini”, né il contribuente è tenuto ad attrezzarsi di calcolatrice o di consulente fiscale per verificare se i conteggi sono stati fatti in modo corretto. Se così fosse, infatti, verrebbe violato il diritto di difesa del destinatario dell’atto.

Né è sufficiente che la cartella di pagamento sia stata emessa sulla base di una sentenza definitiva e che, alla voce “interessi”, Equitalia specifichi che gli stessi “sono stati calcolati ai sensi dell’articolo 20 del D.P.R. n. 602 del 1973 (“Interessi per ritardata iscrizione a ruolo”). Insomma, anche il richiamo alla legge è una garanzia del tutto insufficiente.

La conseguenza

L’effetto di tale pronuncia non è di poco conto. Basta aprire una qualsiasi cartella esattoriale notificata da Equitalia per accorgersi che gli interessi vengono calcolati come un’unica sola voce, di importo complessivo e globale. Insomma, il dettato della legge e della Cassazione viene puntualmente calpestato dall’Agente della riscossione. Il contribuente, volendo, potrebbe fare ricorso al giudice (Commissione Tributaria, Giudice di Pace o Tribunale ordinario sezione lavoro, a seconda del tipo di tributo/sanzione riportato in cartella) ottenendo l’annullamento dell’atto.

La cartella esattoriale deve recare anche l’indicazione dettagliata delle modalità di calcolo degli interessi, le singole aliquote per ogni annualità. Solo così il destinatario dell’atto è posto nelle condizioni di verificare la correttezza dei calcoli fatti da Equitalia e, quindi, di difendersi nell’eventuale causa contro il fisco.

note

[1] CTP Como sent. n. 409/03/14 del 4.09.2014.

[2] Cass. sent. n. 8651/2009.

[3] Cass. sent. n. 4516 del 2012. Così anche CTR Piemonte sent. n. 92/36/12. CTR Bari sent. n. 257/24/13.

Autore immagine: 123rf com

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