Diritto e Fisco | Editoriale

Non più lacrime ma fiches

4 Febbraio 2012 | Autore:
Non più lacrime ma fiches

La crisi economica ha tolto agli italiani le ultime lacrime per piangere, ma non le fiches telematiche che, ancor oggi, attraverso i casino on line, tengono il mercato in modo prepotente.

Dopo la legalizzazione dello scorso 18 luglio (ne abbiamo parlato qua), il settore del gioco (divenuto il terzo in Italia, dopo quello dell’energia e dell’auto) è in piena crescita, con un fatturato che si aggira intorno ai 70 miliardi di euro.

Solo nel 2010, grazie a siti come betway, l’Agenzia delle Entrate ha visto confluire nelle proprie casse ben 8,7 miliardi di euro. Dati che diventano ancor più credibili accedendo a uno dei tanti portali specializzati: dopo la mezzanotte c’è un numero tale di utenti – pronti a rimanere svegli sino all’alba – da far spavento anche a YouTube.

Di fronte tali cifre cadono tutte le ipocrisie della legge e, un po’ come con il mercato delle sigarette, lo Stato se ne fa una ragione …di cassa. La facciata della moralizzazione si chiama Carta per il giocatore (ne abbiamo parlato qua). Via dunque il proibizionismo, ma solo per combattere il monopolio della criminalità e l’evasione fiscale, si intende… A ragion venduta!

La guerra si gioca anche a livello fiscale. Perché molte società di gaming hanno sede in altri Stati dell’Unione Europea, sfuggendo così ai tentacoli dei Monopoli di Stato.

Le puntate degli italiani, ormai legalizzate, non arricchiscono più le tasche dell’Erario, ma vanno a finire in Paesi dove la pressione è più leggera. Si chiama “concorrenza” e vale per tutti. Anche per la Pubblica Amministrazione.

Sul campo di battaglia, dunque, si scontrano da un lato gli interessi di un Fisco alla ricerca di nuove entrate (come con la recente tassa sulla fortuna sulle lotterie istantanee); dall’altro i principi della Comunità Europea, secondo cui un sistema di monopolio può rappresentare una restrizione alla libertà di stabilimento e alla libera prestazione dei servizi.

 




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