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Esenzione Imu: differenza tra prima casa e abitazione principale

10 Settembre 2022
Esenzione Imu: differenza tra prima casa e abitazione principale

Mia sorella ha acquistato, nel 2017, un immobile con le agevolazioni prima casa e, nel 2018, terminati i lavori di ristrutturazione, ha trasferito la residenza. Pochi giorni fa, è arrivata la richiesta da parte del Comune per il pagamento dell’Imu per il periodo che va dall’atto di rogito alla richiesta di residenza. Possibile che i 18 mesi di tempo concessi per il cambio di residenza ai fini delle agevolazioni prima casa in questo caso non abbiano valore?

Purtroppo, la risposta offerta dal Comune è corretta e, per tutto il periodo intercorrente dalla data di acquisto della titolarità dell’immobile fino al trasferimento della residenza anagrafica, la sorella del lettore è tenuta al pagamento dell’Imu. Il dubbio manifestato dal lettore origina dalla confusione che spesso viene fatta tra prima casa e abitazione principale: un cittadino può possedere un solo immobile destinato ad abitazione (prima casa), ma non necessariamente avervi la residenza anagrafica né la dimora abituale, perché magari vive altrove. Al contrario, un cittadino può possedere 3 o 4 immobili, ma solo uno di essi è abitazione principale perché destinato a residenza anagrafica e dimora abituale propria e del proprio nucleo familiare.

Il presupposto dell’Imu, come noto, è, ai sensi dell’art. 1, comma 740, della legge n. 160 del 2019, il possesso di fabbricati, esclusa l’abitazione principale (salvo che si tratti di un’unità abitativa classificata nelle categorie catastali A/1, A/8 e A/9), aree fabbricabili e/o terreni agricoli.

La regola generale è, dunque, questa: su ogni fabbricato o terreno che si possieda, occorre versare l’Imu. Tale regola subisce una sola eccezione: l’Imu non è dovuta per l’immobile destinato ad abitazione principale. Attenzione: non prima casa, ma abitazione principale.

Ai sensi dell’art. 1, comma 741, lett. b) della legge n. 160 del 2019, per abitazione principale si intende “l’immobile, iscritto o iscrivibile nel catasto edilizio urbano come unica unità immobiliare, nel quale il possessore e i componenti del suo nucleo familiare dimorano abitualmente e risiedono anagraficamente. Nel caso in cui i componenti del nucleo familiare abbiano stabilito la dimora abituale e la residenza anagrafica in immobili diversi situati nel territorio comunale o in comuni diversi, le agevolazioni per l’abitazione principale e per le relative pertinenze in relazione al nucleo familiare si applicano per un solo immobile scelto dai componenti del nucleo familiare. Per pertinenze dell’abitazione principale si intendono esclusivamente quelle classificate nelle categorie catastali C/2, C/6 e C/7, nella misura massima di un’unità pertinenziale per ciascuna delle categorie catastali indicate, anche se iscritte in catasto unitamente all’unità ad uso abitativo”.

Dunque, l’immobile acquistato con le agevolazioni prima casa non è automaticamente esente dall’Imu: l’esenzione si applica dal momento in cui la prima casa diventa anche abitazione principale e cioè quando il titolare vi trasferisce la residenza anagrafica e la dimora abituale.

Il fatto che la sorella del lettore non abbia potuto trasferire la residenza perché l’immobile era in corso di ristrutturazione rileva ai fini del beneficio prima casa (la legge concede appositamente il termine di 18 mesi per trasferire la residenza), ma non rileva ai fini Imu in quanto, evidentemente, se la casa è inabitabile, non può essere adibita ad abitazione principale.

Per le ragioni sopra esposte, sperando di aver chiarito la differenza tra prima casa (agevolazioni acquisto) e abitazione principale (esenzione Imu), si conferma che la sorella del lettore è tenuta a versare l’Imu per l’immobile dal momento dell’acquisto fino al trasferimento della residenza anagrafica.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Maria Monteleone



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