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News Avvocati finalmente liberi su internet e sui prezzi: maxi-multa al CNF dall’Antitrust

News Pubblicato il 16 novembre 2014

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Un milione di euro di sanzione dal garante per la concorrenza: mai più veti alle pubblicità e sconti su internet, no reintroduzione delle tariffe minime.

 

I tempi cambiano. Per molti, ma non per tutti. Sotto accusa, in questo caso, il Consiglio Nazionale Forense, colpevole, secondo l’Antitrust di aver, di fatto, reintrodotto le tariffe minime ed emesso un parere contro la pubblicizzazione di sconti su siti Internet.

Così l’Agcm ha pubblicato sul proprio sito le motivazioni della decisione che lo hanno portato a infliggere una maxi-sanzione all’organo “rappresentativo” degli avvocati pari a un milione di euro.

L’accusa è davvero pesante: sanzionato “per aver ristretto la concorrenza, limitando l’autonomia degli avvocati in materia di compensi professionali”, diffidandolo “dal ripetere in futuro analoghi comportamenti”.

Tariffe minime.

Pomo della discordia è la circolare del CNF con cui era stata reintrodotta di fatto l’obbligatorietà delle tariffe minime, giudicate dal Garante della Concorrenza come non più vincolanti in seguito alla Riforma Bersani del 2006 “ed effettivamente abrogate nel 2012”.

A dare più nerbo alla forza deterrente della circolare c’è, puntualizza l’Antitrust, anche la qualificazione del Cnf come organo giurisdizionale chiamato a rivedere nel merito i giudizi degli ordini circondariali. Una posizione che, sottolinea il garante, è senza dubbio idonea a influenzare la condotta di prezzo dei professionisti sul mercato. In definitiva, la pubblicazione della circolare ha un oggetto anticoncorrenziale perché «reintroduce di fatto l’obbligatorietà dei minimi tariffari, prospettando procedimenti e sanzioni disciplinari per coloro che dovessero discostarsi dai minimi individuati nelle (ora abrogate) tariffe ministeriali».

Internet nel mirino

Ma poi non è finita qui, perché l’Autorità ha anche sanzionato il CNF per aver adottato un parere contro i siti Internet che propongono ai consumatori associati sconti sulle prestazioni professionali. Secondo il CNF ciò sarebbe contrario alla norma deontologica che vieta l’accaparramento della clientela.

Il risultato prodotto dal CNF, però, a giudizio del Garante, è quello di una limitazione della concorrenza tra avvocati sul prezzo e sulle condizioni economiche delle prestazioni professionali.

Tutto nasce da una segnalazione da parte della srl Nethus, titolare del circuito “Amica Card“, dell’adozione diffusione da parte del Consiglio del parere n. 48 dell’11 luglio 2012, nel quale si afferma la rilevanza deontologica dell’uso di piattaforme digitali come quella gestita dalla società per promuovere i servizi professionali degli avvocati.

Piattaforme come AmicaCard, infatti, avverte l’Autorità, costituiscono un mezzo idoneo per fornire agli avvocati nuove opportunità professionali, offrendo loro una maggiore capacità di attrazione di clientela rispetto alle tradizionali forme di comunicazione pubblicitaria. Inoltre, da una parte questi strumenti permettono agli avvocati di penetrare nuovi mercati, consentendo di mettere in concorrenza servizi offerti da professionisti anche geograficamente distanti tra loro; dall’altra, lo sviluppo di queste forme innovative di trasmissione dell’informazione per i servizi professionali consente, nella lettura Antitrust, «ai consumatori di avere accesso ad una più ampia offerta a condizioni economicamente vantaggiose, riducendo i costi di transazione (soprattutto in termini di costi di ricerca) e incrementando la trasparenza a loro beneficio.

Insomma, tariffe completamente libere da oggi in poi. E messaggi pubblicitari sul web “senza troppa censura”.

Il provvedimento è di massimo interesse per gli operatori del settore, specie per i più giovani che cercano, attraverso il web, di conquistare giustamente nuove fette di mercato. E così, noi di LLpT abbiamo messo a disposizione di chiunque il testo della decisione dell’Antitrust: che potrà essere scaricato cliccando su questo link.

Le contestazioni e la sanzione

I COMPENSI
La prima contestazione del Garante riguarda la pubblicazione sul sito del Consiglio nazionale forense del “Nuovo tariffario forense” e di una circolare del CNF. Dopo un preavviso dell’Autorità Garante i documenti erano stati poi “nascosti” nella parte del sito dedicata alla Banca dati. La circolare ricordava che “il fatto che le tariffe minime non siano più obbligatorie non esclude che le parti contraenti possano concludere un accordo con riferimento alle tariffe come previste dal decreto ministeriale» e evidenziava la rilevanza deontologica di trasgressioni al ribasso”.

LA PUBBLICITÀ
L’altro punto contestato dall’Authority riguarda il parere del Cnf che considerava “condotta rilevante sul piano deontologico” la diffusione via web da parte dell’avvocato del costo dei servizi professionali. Nel parere si osservava che il ricorso a siti come quello in questione travalicherebbe la semplice attività pubblicitaria, perchè «il messaggio diffuso non si esaurisce nel fine promozionale, ma protende concretamente all’acquisizione del cliente». Inoltre, l’uso della piattaforma digitale permetterebbe «di raggiungere in via specificamente generalizzata il consumatore (cliente solo potenziale) tramite i suoi strumenti di accesso alla rete internet»


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1 Commento

  1. Si può tranquillamente affermare che con questo sistema di potere si vuole eliminare la borghesia intellettuale…l’unica in grado di fare le rivoluzioni!!!;..la storia dell’uomo è stata caratterizzata proprio da questa classe sociale…

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