Diritto e Fisco | Editoriale

La responsabilità colposa del portale di sharing

13 Gennaio 2010 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 13 Gennaio 2010



Pirateria informatica e responsabilità dei portali internet: l’intermediario del web è responsabile per l’attività illecita posta dai propri utenti sulla piattaforma? Ancora una volta il copyright al centro dell’attenzione internazionale.

Pende, presso la Corte di Los Angeles, un caso che, molto probabilmente, quando verrà definitivamente deciso, sarà suscettibile di determinare un nuovo assetto nelle geometrie della rete.

Coinvolta nel giudizio è la Veoh, citata in tribunale dalla Universal Music Group (UMG) perché ritenuta responsabile di aver messo a disposizione, sul proprio portale, contenuti multimediali la cui proprietà spetterebbe invece a quest’ultima. In particolare – si legge nell’atto di citazione – la Veoh non avrebbe vigilato preventivamente sulle attività dei propri utenti, né avrebbe monitorato gli upload per evitare la circolazione di contenuti coperti da copyright.

Ma la società che gestisce il portale è riuscita, sinora, a provare la propria condotta incolpevole, dimostrando di aver raccomandato ai propri utenti di non abusare del materiale protetto e di aver prontamente rimosso quanto caricato senza l’autorizzazione del titolare dei diritti d’autore: in altre parole, dimostrando di aver fatto tutto il possibile per evitare che l’illecito si verificasse.

Circolano le prime indiscrezioni sugli esiti del giudizio, complice una stampa – quella statunitense – ormai specializzata nel seguire e commentare i casi più popolari.

Sembra che la Veoh la spunterà. E ciò perché il Digital Millenium Copyright Act (DMCA) stabilisce che gli intermediari non hanno responsabilità qualora dimostrino di non essere a conoscenza delle violazioni commesse attraverso i servizi che essi offrono. In termini più tecnici, i giudici americani ritengono la responsabilità del titolare di un portale solo di tipo colposo e non di tipo oggettivo.

Sia consentita una breve digressione sul significato che, a questi ultimi due concetti, dà il nostro ordinamento.

La responsabilità è di tipo ‘colposo’ quando deriva da una condotta negligente, imprudente o imperita dell’autore. Qualora, dunque, venga rilevata tale partecipazione psicologica dell’agente, il giudice emetterà una sentenza di colpevolezza [1].

Diverso e più ampio è il caso della responsabilità ‘oggettiva’, la quale invece ricorre a prescindere dalla partecipazione del soggetto all’evento: questi, infatti, potrebbe anche aver tenuto una condotta incolpevole e tuttavia essere comunque condannato. È il caso, per esempio, dei danni determinati da un animale, di cui è sempre e comunque responsabile il proprietario (a prescindere dalla propria partecipazione colposa o dolosa all’evento), sia anche qualora l’animale gli sia sfuggito o si sia smarrito (salvo che provi il caso fortuito).

Ebbene, nessuna responsabilità oggettiva sembra, al momento, profilarsi per la Veho e, quindi, per i gestori di portali Internet (i cosiddetti intermediari della rete). Sembra scampato, dunque, il pericolo che essi possano essere considerati dei vigilantes in nome del diritto d’autore. La semplice messa a disposizione di un servizio non costituisce di per sé partecipazione all’eventuale condotta illecita realizzata dal fruitore del servizio stesso.

“Se garantire accesso agli utenti può creare una responsabilità – hanno argomentato i giudici californiani – i fornitori di servizi sarebbero enormemente scoraggiati dall’operare la loro basilare, vitale e salutare funzione di fornire al pubblico l’accesso all’informazione e ai contenuti”.

Nel nostro sistema giuridico, la responsabilità civile è colposa o dolosa. I casi di responsabilità oggettiva sono delle eccezioni tassativamente indicate dalla legge e, quindi, non suscettibili di applicazione analogica. Dovremmo pertanto auspicare che i nostri magistrati pervengano alle stesse conclusioni cui è giunta la Corte americana.

note

[1] La colpa si distingue dal dolo poiché in essa è invece presente la coscienza e la volontà di determinare l’evento dannoso.


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